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Nomofobia (2017) di Salvo Orto – Recensione del libro

Dal selfie selvaggio all’Hikikomori, il libro 'Nomofobia' analizza le problematiche legate all’uso dello smartphone e del computer, evidenziandone i rischi

Di Massimo Amabili

Pubblicato il 05 Ott. 2017

La parola nomofobia è composta dal prefisso abbreviato no-mobile e dal suffisso fobia, e si riferisce alla paura di rimanere fuori dal contatto di rete mobile.

 

Il fenomeno nomofobia

Secondo recenti ricerche, su gruppi di età eterogenea, la quasi totalità della popolazione che possiede uno smartphone non riuscirebbe a vivere serena senza di esso, e il solo pensarci genera una reazione di panico.

Quello della nomofobia sembrerebbe un meccanismo del tutto analogo a una tossicodipendenza, si ha sempre bisogno di aumentare il dosaggio spendendo sempre più tempo al telefono per esempio, oppure tenersi incollati ai social network per vedere cosa condividono i propri amici, anche nelle ore notturne, senza mai spegnere il dispositivo. Tale dipendenza morbosa allo smartphone causerebbe anche delle interferenze nella produzione della dopamina, neurotrasmettitore coinvolto nel circuito della ricompensa: ad ogni notifica o like ricevuto, il livello di dopamina s’innalza dandoci la sensazione che ci sia qualcosa di nuovo e interessante in serbo per noi. Questo ci spinge a controllare lo smartphone, con un meccanismo simile a quello che s’innesca nel giocatore d’azzardo.

Nomofobia di Salvo Orto: uno sguardo sulla società iperconnessa

Il libro Nomofobia di Salvo Orto, con una tinta di sarcasmo, analizza gli aspetti della nostra società iperconnessa, travolta dai rapidi cambiamenti tecnologici che il progresso ci mette a disposizione. Secondo l’autore basta entrare in un qualunque ristorante per vedere tali effetti: padri e madri di famiglia a tavola, pronti a fotografare qualunque cosa da condividere sul gruppo whatsapp dei cugini o sui social network, di fronte a piatti che si raffreddano solitari, e a carrozzine di bambini che piangono ignorati dai propri genitori, intenti prima a rispondere ai messaggi.

Passando dal selfie selvaggio ai nuovi stili di comunicazione, dalla Facebook-addiction alla internet dipendenza fino all’Hikikomori, l’autore di Nomofobia analizza con semplicità e chiarezza, in un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, le problematiche legate all’uso abnorme dello smartphone e del computer, evidenziandone i rischi per la salute, e la necessità di cautela rispetto alla gestione dei cambiamenti apportati dalla tecnologia nella vita delle persone.

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Massimo Amabili
Massimo Amabili

Psicologo e Psicoterapeuta specializzato in Psicoterapia Cognitiva e Cognitivo-Comportamentale.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Orto, S. (2017). Nomofobia. Kimerik Ed.
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