Anche il nostro cervello ha la sua canzone preferita

L'ascolto della nostra canzone preferita avrebbe un maggior impatto sulla connettività cerebrale, soprattutto nel circuito "Default Mode Network"

ID Articolo: 146036 - Pubblicato il: 22 maggio 2017
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Una recente ricerca ha scoperto come la musica preferita, di qualunque genere essa sia, sia in grado di attivare una specifica attività cerebrale.

 

Per studiare come le preferenze musicali possano influenzare la connettività funzionale del cervello, più specificatamente le interazioni tra le distinte aree cerebrali, Burdette e colleghi hanno utilizzato la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), la quale consente di misurare l’attività cerebrale rilevando i cambiamenti nel flusso sanguigno.

Lo studio è stato effettuato su 21 soggetti: mentre i soggetti ascoltavano la musica, dovevano esprimere il grado di piacimento della stessa da “apprezzamento” a “disgusto” valutando cinque generi musicali (classico, country, rap, rock e opera cinese). Inoltre gli ascoltatori dovevano indicare quale fosse la loro canzone preferita, a prescindere dal genere musicale.

Messaggio pubblicitario I risultati hanno mostrato un modello coerente con quanto supposto inizialmente: le preferenze degli ascoltatori, a prescindere dal tipo di musica che stessero ascoltando, hanno avuto il maggior impatto sulla connettività cerebrale: specialmente si è attivato in misura più marcata il circuito del cervello definitio “Default Mode Network”.

Il Default Mode Network era scarsamente attivato quando i partecipanti ascoltavano la musica che non amavano, mentre era significativamente più attivato quando i soggetti ascoltavano la musica di loro gradimento. Lo stesso circuito ha rivelato ancora più alti livelli di connettività quando i soggetti ascoltavano la loro canzone preferita.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che l’ascolto della canzone preferita altera la connettività tra aree cerebrali uditive e l’attivazione di una regione responsabile della memoria e del consolidamento delle emozioni sociali.

In altri progetti di ricerca, il team coordinato dal Dr. Burdette, ha evidenziato una serie di risultati interessanti nell’ambito della neuropsicologia della musica. Ad esempio, i loro studi hanno dimostrato come diversi livelli di complessità nella musica possono avere effetti differenti sulla connettività funzionale del cervello.

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