Le persone attraenti vengono pagate di più? Sfatata la teoria del Beauty Premium

Un recente studio ha dimostrato come siano le persone più intelligenti, in salute ed estroverse a guadagnare di più e non quelle più attraenti.

ID Articolo: 144066 - Pubblicato il: 10 marzo 2017
Le persone attraenti vengono pagate di più? Sfatata la teoria del Beauty Premium
Condividi

Recentemente, Kanazawa, in collaborazione con Still, dell’università del Massachusetts a Boston, ha evidenziato, grazie come l’ammontare dello stipendio di ognuno è influenzato da fattori che vanno oltre il mero aspetto fisico di una persona e che anche le diverse caratteristiche che, in termini di differenze individuali, rendono una persona unica rispetto alle altre, giocano un ruolo importante. 

Più nello specifico, la ricerca, pubblicata dal Journal of Business and Psychology, ha messo in luce come siano le persone più intelligenti ed in salute, con anche più alti livelli di Coscienziosità ed Estroversione e minori tratti di Nevroticismo, a percepire salari più ingenti.

 

Secondo gli studi precedenti chi è più attraente guadagna di più: il Beauty Premium

Tradizionalmente, gli economisti hanno largamente argomentato e documentato l’esistenza del cosiddetto “Beauty premium”, contrapponendolo all’ “Ugliness penalty”, per quanto riguarda l’ammontare dello stipendio. Indagini basate sulla popolazione americana e canadese, ad esempio, avrebbero mostrato come le persone fisicamente attraenti guadagnino generalmente di più rispetto ad un cittadino medio, mentre, dall’altro lato, le persone esteticamente non piacevoli guadagnino meno (Fletcher, 2009; Judge et al., 2009). Inoltre, anche avvocati o laureati con Master of Business Administration (MBA) apparentemente intraprendono carriere migliori e guadagnano di più se fisicamente più attraenti (Biddle & Hamermesh, 1998; Frieze et al., 1991).

Il nuovo studio non conferma i risultati sulla correlazione tra aspetto fisico e successo economico

Nel loro studio, Kanazawa & Still hanno analizzato i dati provenienti da un campione rappresentativo della popolazione americana, che era già stato reclutato all’interno dello studio longitudinale Add Health (National Longitudinal Survey of Adolescent Health) e già valutato in modo preciso ed esaustivo per quanto riguarda l’aspetto fisico lungo un periodo di tempo di tredici anni.

Messaggio pubblicitario Dalle analisi è emerso che le persone non vengono necessariamente discriminate sulla base dell’aspetto fisico. Ciò ha permesso agli autori di criticare e sfatare la teoria del “Beauty premium”. Infatti, nel momento in cui nelle analisi venivano considerati fattori legati alle differenze individuali quali salute, intelligenza e caratteristiche personologiche (cfr. Five Factor Model, Costa & Widiger, 1994), la correlazione tra l’aspetto fisico e il successo economico veniva a decadere.

È, inoltre, emerso per la prima volta un cosiddetto effetto di “Ugliness premium”, grazie al quale sembra che le persone veramente non attraenti guadagnino molto di più rispetto a quelle solo relativamente poco attraenti. Ulteriori indagini sono necessarie per comprendere la natura peculiare delle persone veramente non attraenti, in quanto contraria alle relazioni emerse tra bellezza, salute e intelligenza.

L’idea di bellezza e il rapporto con l’estroversione e il successo economico

L’idea sottostante quanto rilevato dagli autori è che la bellezza a livello di aspetto fisico, più che essere meramente una questione superficiale perché la bellezza sta solo “negli occhi di chi guarda”, può essere visto come un aspetto oggettivo e quantificabile caratterizzante una persona, tanto quanto può esserlo il peso o l’altezza. In questo senso, l’aspetto esteriore verrebbe considerato come un indice di benessere a livello genetico ed evolutivo, correlato con il livello di salute in età adulta (Thornhill, & Gangestad, 1993), nonché come un indice generale di intelligenza (Kanazawa, 2011).

Messaggio pubblicitario In questo senso, Kanazawa postula che in una persona le caratteristiche di personalità più adattive potrebbero emergere come risultato di una tendenza intrinsecamente umana a rispondere ad un certo tipo di caratteristiche fenotipiche stabili, come, ad esempio, l’aspetto fisico. In altri termini, secondo questa teoria, bambini fisicamente attraenti sarebbero più propensi ad esperire nel corso della propria infanzia feedback positivi derivanti da interazioni interpersonali e, così facendo, a sviluppare personalità più estroverse e propositive rispetto a quanto non accada a bambini fisicamente meno belli (Lukaszewski & Roney, 2011).

Quindi, i lavoratori più in salute, più intelligenti e con caratteristiche di personalità favorevoli sarebbero autenticamente più produttivi e, di conseguenza, guadagnerebbero anche di più, facendo così sembrare, ad un livello più superficiale, che siano le persone esteticamente più attraenti a guadagnare di più. Questo è proprio ciò che è emerso dallo studio di Kanazawa & Still: l’effetto del “Beauty premium” sull’ammontare dello stipendio si annulla nel momento in cui vengono considerate variabili intervenienti quali salute, benessere e personalità. Il “Beauty premium” e l’ “Ugliness penalty” tanto sostenuti dalla comunità scientifica, pertanto, sarebbero solo fenomeni illusori, emersi in studi in cui non sono stati presi in considerazione tratti correlati all’aspetto fisico: le persone più attraenti guadagnerebbero di più non perché meramente più attraenti, ma perché più in salute, più intelligenti, estroversi e coscienziosi.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 1, media: 5,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

L’energia relazionale positiva sul posto di lavoro è una risorsa per l’azienda

L’energia relazionale positiva sul posto di lavoro è una risorsa per l’azienda

Più un leader trasuda energia relazionale, più i dipendenti mostrano buoni risultati in termini di produttività, ridotto assenteismo e impegno

Bibliografia

  • Biddle, J. E., & Hamermesh, D. S. (1998). Beauty, productivity, and discrimination: lawyers’ looks and lucre. Journal of Labor Economics, 16, 172–201.
  • Costa Jr, P. T., & Widiger, T. A. (1994). Personality disorders and the five-factor model of personality. American Psychological Association.
  • Fletcher, J. M. (2009). Beauty vs. brains: Early labor market outcomes of high school graduates. Economics Letters, 105(3), 321-325.
  • Frieze, I. H., Olson, J. E., & Russell, J. (1991). Attractiveness and income for men and women in management. Journal of Applied Social Psychology, 21, 1039–1057.
  • Judge, T. A., Hurst, C., & Simon, L. S. (2009). Does it pay to be smart, attractive, or confident (or all three)? Relationships among general mental ability, physical attractiveness, core self-evaluations, and income. Journal of Applied Psychology, 94(3), 742.
  • Kanazawa, S. (2011). Intelligence and physical attractiveness. Intelligence, 39(1), 7-14.
  • Kanazawa, S., & Still, M. C. (2017). Are there really a beauty premium and an ugliness penalty on earnings?. Journal of Business and Psychology.
  • Lukaszewski, A. W., & Roney, J. R. (2011). The origins of extraversion: Joint effects of facultative calibration and genetic polymorphism. Personality and Social Psychology Bulletin, 37(3), 409-421.
  • Thornhill, R., & Gangestad, S. W. (1993). Human facial beauty. Human nature, 4(3), 237-269.
    http://www.cpc.unc.edu/projects/addhealth
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Scritto da

Sono citati nel testo

Università e centri di ricerca

Categorie

Messaggio pubblicitario