Effetti di alcuni antibiotici sulle lesioni cerebrali: evidenze sperimentali su animali

Uno studio ha messo in evidenza gli effetti controversi che gli antibiotici possono indurre negli animali quando hanno subito un colpo in testa.

ID Articolo: 142687 - Pubblicato il: 23 gennaio 2017
Effetti di alcuni antibiotici sulle lesioni cerebrali: evidenze sperimentali su animali
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Gli effetti di antibiotici sulle lesioni cerebrali: dato che non esistono farmaci per il trattamento queste lesioni, i ricercatori hanno dimostrato che alcuni antibiotici– che inibiscono la risposta infiammatoria del cervello- sono in grado di dare benefici agli animali che hanno subito un trauma alla testa. Tuttavia secondo un nuovo studio della Drexel University College of Medicine, questo trattamento sembra influenzare negativamente quella parte di cervello che ancora non si è sviluppata.

 

I risultati controversi sugli effetti degli antibiotici sulle lesioni cerebrali: gli studi sugli animali

Una delle principali cause di morte e invalidità nei neonati degli Stati Uniti, sono le lesioni cerebrali traumatiche (TBI) che secondo il Center for Desease Control and Prevention, colpiscono più di mezzo milione di bambini ogni anno.

Dato che non esistono farmaci per il trattamento di queste lesioni, gli scienziati hanno dimostrato che alcuni antibiotici– che inibiscono la risposta infiammatoria del cervello- sono in grado di dare benefici agli animali che hanno subito un colpo alla testa.

Secondo un nuovo studio della Drexel University College of Medicine, questo trattamento sembra influenzare negativamente quella parte di cervello che ancora non si è sviluppata. Si è notato, infatti, che quando ai ratti neonati sono stati somministrati degli antibiotici dopo la lesione, questi hanno esacerbato i deficit cognitivi. Il Professor Ramesh Raghupathi – coordinatore dello studio- ha dichiarato che il cervello in via di sviluppo non è paragonabile ad uno completamente maturo. Questo studio infatti suggerisce che gli interventi di somministrazione degli antibiotici potrebbero non essere una strategia praticabile per il trattamento delle lesioni cerebrali nei neonati.

La minociclina è un farmaco che riduce l’attivazione delle microglia (le cellule immunitarie primarie del cervello e del midollo spinale che lo proteggono dagli agenti patogeni estranei). L’inibizione microgliale sembra essere una strategia efficace per prevenire i danni cerebrali a lungo termine, dal momento che alcuni studi hanno dimostrato la presenza di un’associazione tra la degenerazione neuronale e una maggiore attività delle cellule gliali.

Messaggio pubblicitario Nel cervello di un animale in età “pediatrica”, gli scienziati han potuto notare una risposta microgliale che somigliava a quella che si vede in un cervello adulto con morte cellulare. Si potrebbe quindi ipotizzare che se si blocca l’attività microgliale si dovrebbe vedere un miglioramento della funzione cerebrale.

Quando Raghupathi e il suo gruppo di ricerca han trattato i ratti appena nati con minociclina con una somministrazione giornaliera per tre giorni, han visto che la loro attività cerebrale non migliorava. Quando successivamente i ricercatori hanno aumentato il dosaggio a nove giorni invece che tre, i modelli animali hanno mostrato significativi problemi di memoria e di altri deficit comportamentali.

 

Considerazioni e possibili ricerche future

Il Dr. Raghupathi crede che il motivo per il quale l’antibiotico abbia avuto effetti negativi sui ratti neonati sia perché le microglia svolgono un ruolo fondamentale durante lo sviluppo cerebrale. Gli antibiotici, prendendo di mira le microglia, sembra che impediscano il normale processo di maturazione del cervello.

Il Dr. Raghupathi paragona le microglia ad un rastrello da giardino che cancella i detriti fuori dal prato per assicurarsi che l’erba cresca correttamente, che elimina le cellule morte per migliorare lo sviluppo cerebrale.

Nei prossimi studi gli scienziati hanno intenzione di aspettare due o tre settimane a seguito della lesione, dando al cervello dell’animale più tempo per svilupparsi prima di somministrare il trattamento con questa tipologia di antibiotici.

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