L’asimmetria di un’emozione: un’emiparesi facciale rende difficile il riconoscimento delle emozioni altrui

L'emiparesi facciale risulta una condizione patologica che rende difficile la produzione delle espressioni facciali e il riconoscimento di quelle altrui.

ID Articolo: 118954 - Pubblicato il: 05 aprile 2016
L’asimmetria di un’emozione: un’emiparesi facciale rende difficile il riconoscimento delle emozioni altrui
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Probabilmente non è in cima alla liste delle preoccupazioni delle persone affette da emiparesi facciale, ma il problema non va sottovalutato. Questa condizione patologica infatti non solo ostacola la produzione delle espressioni, ma anche peggiora la percezione delle espressioni sul viso degli altri.

SISSA, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati

Un nuovo studio a cui hanno collaborato la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, l’Università del Wisconsin Madison (USA), e la Harvard Medical School di Boston, dimostra che questa difficoltà è probabilmente legata a un deficit dell’imitazione facciale, un meccanismo che ci aiuta a comprendere le emozioni degli altri.

Le premesse sono due. In primo luogo, la ricerca scientifica ha dimostrato che quando guardiamo le espressioni facciali altrui le imitiamo in maniera impercettibile e inconsapevole (gli scienziati chiamano questo fenomeno facial mimicry, imitazione facciale). L’ipotesi è che questo comportamento aiuti la comprensione delle emozioni che stiamo osservando.

La seconda cosa da sapere è che la nostra faccia è asimmetrica, come lo sono le nostre espressioni: sono più marcate e iniziano prima (l’espressione facciale è un processo dinamico) in una metà del viso rispetto all’altra. Questa asimmetria, dicono alcuni studi, conferisce all’espressione un “sapore” speciale: quelle che iniziano e sono più marcate a sinistra, per esempio, sono giudicate più sincere.

Cosa succede se mettiamo assieme questi due assunti?

Che se, per sfortuna, una persona è impossibilitata a muovere metà faccia, per via di una patologia per esempio, avrà anche difficoltà a percepire correttamente le emozioni degli altri
spiega Sebastian Korb, ricercatore della SISSA e primo autore di uno studio pubblicato su JAMA Facial Plastic Surgery. Korb ha lavorato con un campione di pazienti colpiti da emiparesi unilaterali destre o sinistre. Negli esperimenti i pazienti (57 in tutto) osservavano degli avatar (visi umani tridimensionali) sullo schermo di un computer che mostravano in maniera dinamica espressioni di gioia o di collera.
L’uso degli avatar generati al computer ci ha permesso di tenere sotto controllo tutte le dimensioni dello stimolo, dalla scansione temporale dell’espressione alla sua asimmetria.

Messaggio pubblicitario Come già accennato, la letteratura scientifica mostra che le espressioni che iniziano prima a sinistra appaiono come più sincere di quelle che iniziano a destra. Secondo la teoria dell’embodied cognition, che sostiene che la comprensione delle emozioni è facilitata se riproduciamo i pattern di contrazione muscolare sul nostro corpo (per esempio attraverso la facial mimicry), questo dovrebbe avere un effetto apprezzabile sulle persone colpite da emiparesi, incapaci di imitare correttamente l’espressione con la metà paralizzata.

Le nostre osservazioni dimostrano che questa differenza esiste in maniera evidente per le persone affette da emiparesi sinistra
spiega Korb. Negli esperimenti Korb e colleghi hanno osservato che le persone paralizzate a destra non hanno grandi differenze con le persone sane, sia per quanto riguarda i giudizi di autenticità dell’espressione dell’avatar che nei tempi di reazione quando si chiede loro di identificare il più velocemente possibile un’espressione. Entrambi giudicano meno autentica l’espressione che inizia nella parte destra di un volto, rispetto a quella che inizia a sinistra, e rispondono più velocemente a quest’ultima.

I pazienti paralizzati a sinistra invece hanno un comportamento più complesso. Per le espressioni di collera non mostrano differenze significative con gli altri soggetti, ma la cosa cambia per la gioia, che viene giudicata meno sincera quando inizia a sinistra dove richiede anche tempi più lunghi per essere identificata.

Questo significa due cose: che l’imitazione facciale è, almeno parzialmente, lateralizzata, cioè copia l’asimmetria dell’espressione che osserva, e che è asimmetrica in maniera anatomica e non speculare
spiega Korb. Quindi quando osserviamo un’espressione che inizia nella parte sinistra di un viso, la imitiamo nella metà sinistra del nostro viso, e non sulla destra come se fossimo davanti a uno specchio.

Questa osservazione non solo approfondisce la nostra conoscenza del ‘vocabolario’ delle espressioni facciali, ma dimostra che chi è affetto da disturbi che bloccano il movimento dei muscoli facciali può avere difficoltà di diversa natura, anche nell’interazione sociale
conclude Korb.
Queste persone non solo infatti non riescono a generare espressioni corrette, ma fanno fatica a comprendere quelle degli altri, e quest’abilità è importantissima per l’empatia, una funzione alla base della nostra vita sociale.

 

English version

Though probably not at the top of the concerns of people affected by facial hemiparalysis, it’s nonetheless a problem that should not be overlooked. Facial hemiparalysis not only makes it impossible to produce expressions, it also impairs the perception of expressions on other people’s faces. A new study conducted with the collaboration of the International School for Advanced Studies (SISSA) in Trieste, the University of Wisconsin, Madison (USA), and the Harvard Medical School of Boston, shows that this difficulty is probably related to an impairment of facial mimicry, a mechanism that helps us understand the emotions of others.

There are two premises. First, scientific research has demonstrated that when we look at other people’s facial expressions, we tend to imitate them in an imperceptible and subconscious manner through a process known as facial mimicry. The hypothesis is that this behaviour helps us understand the emotions we are watching.

The second thing we need to know is that our expressions, just like our face, are asymmetrical: they are more pronounced and begin earlier (facial expression is a dynamic process) on one half of the face compared to the other. This asymmetry is thought to give expressions a special “flavour”: those that begin and are more pronounced on the left, for example, are judged as being more authentic.

What happens if we combine these two assumptions?

That if, unfortunately, a person is unable to move half of their face – for example, because of a pathological condition – they will also have difficulty perceiving other people’s emotions correctly
explains Sebastian Korb, SISSA research fellow and first author of a paper just published in JAMA Facial Plastic Surgery. Korb worked with a sample of patients affected by right- or left-sided facial hemiparesis. In the experiments, the patients (57 in all) watched a series of computer-generated avatar faces (three-dimensional human faces) as they dynamically showed expressions of happiness or anger.
The use of the computer-generated avatars allowed us to control all dimensions of the stimulus, from the timing of the expression to its asymmetry.

Messaggio pubblicitario As mentioned, the literature shows that expressions that begin from the left side of the face come across as being more authentic than those that start on the right. According to the theory of embodied cognition, whereby interpretation of emotions is facilitated if we reproduce the patterns of muscle contraction on our own body (e.g., through facial mimicry), this should have an effect on persons affected by hemiparesis, who are unable to correctly mimic the expression with the paralysed half of their face.

Our findings show that this difference clearly exists for persons affected by left hemiparesis
explains Korb. In their experiments, Korb and colleagues found that patients with right-sided paralysis did not differ much from healthy subjects in either their judgement of authenticity of the avatar’s expression or in their response times when asked to identify an emotion as quickly as possible. Both groups judged expressions starting on the right side of the face as less authentic than those starting on the left, and both responded more rapidly to the latter expressions.

By contrast, patients with left-sided paralysis exhibited a more complex behaviour. While they showed no significant difference for anger, the situation changed with happiness, which was judged less authentic when starting on the left side of the face, where it also took longer to be identified.

This means two things: that facial imitation is, at least in part, lateralized – that is, it copies the expression it observes – and that it is asymmetrical in an anatomical rather than specular manner
explains Korb.

Therefore, when we observe an expression that begins on the left side of the face, we mimic it with the left side of our face, and not with the right side as if we were in front of a mirror.

This finding not only extends our knowledge of the ‘lexicon’ of facial expressions, but it also shows that those affected by disorders blocking the movement of facial muscles may also experience other types of difficulty, also in social interaction
concludes Korb.
These persons in fact are not only unable to generate correct facial expressions, they also have trouble interpreting facial expressions, a vital skill for displaying empathy, a function that underlies our social lives.

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