Cyber pedofilia: una minaccia virtuale ma reale, a partire dai Social Network

Vittime di cyber pedofilia sono adolescenti con accesso frequente alla rete, ma anche bambini molto piccoli, se i genitori ne condividono foto e video.

ID Articolo: 119635 - Pubblicato il: 07 aprile 2016
Cyber pedofilia: una minaccia virtuale ma reale, a partire dai Social Network
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Prescindendo nella seguente riflessione dalle ripercussioni cognitive, emotive, sociali e culturali dell’inserire in Rete foto dei propri figli durante l’infanzia e la prima adolescenza, consideriamo il rischio principale per la sicurezza dei bambini online: la cyber pedofilia.

 

 

Bambini e ragazzi nell’era digitale

Se nei primi anni Duemila, in parallelo alla diffusione domestica di Internet, la problematica era oggetto di disquisizioni mediatiche e dell’allarmismo dei mass media, adesso dando per assodata la diffusione capillare del mezzo – pensiamo ad esempio agli smartphone e a come hanno rivoluzionato il nostro connetterci, ora istantaneo e accessibile in qualunque luogo e a qualsiasi ora, al di là della locazione fisica del modem – questo dibattito sembra passato in secondo piano.

Messaggio pubblicitario Indubbio è il cambiamento generazionale. Sembra un luogo comune ma i bambini di oggi sono diversi dai bambini di ieri, più avvezzi a manipolare i sistemi informatici in modo inferenziale e senza passare per libretti di istruzione, così come più informati e precoci rispetto alla sfera della sessualità: non è un caso dunque che nell’ultimo decennio, anche l’età dei bambini target per episodi di cyber pedofilia sembri essersi abbassata.

In ogni caso il pericolo non è da sottovalutare per i ragazzi tra gli undici e i quattordici anni in poi, già dotati (a seconda delle regole delle specifiche piattaforme sociali) di account e alter-ego virtuali, sebbene la situazione di maggiore rischio riguardi le generazioni ancora più giovani, che non sperimentano (nella maggior parte dei casi) accesso diretto alla Rete. E allora come fanno a cadere nel pericolo cyber pedofilia?

 

 

Come si cade nella trappola della cyber pedofilia

Il discorso è molto semplice: sono gli adulti stessi a creare, senza volerlo, i presupposti affinché la Rete della cyber pedofilia raggiunga la quiete della nostra condotta online di fratelli, zii, genitori, nonni, baby sitter, maestri di scuola, educatori. Come? Quello che per noi è un semplice gesto di condivisione di un contenuto video o foto, per esibire l’immagine di una famiglia socialmente desiderabile o richiamare l’attenzione di parenti e amici lontani sul proprio quotidiano, per il cyber pedofilo è, come si è soliti dire in gergo popolare, ‘manna dal cielo’.

Molte volte la condotta criminale si esaurisce nello scaricare di nascosto immagini e file video dalle community e dai Social (non è reato se tali contenuti non sono protetti da specifiche impostazioni a tutela della privacy) per poi pubblicarle su siti dedicati allo scambio o alla vendita di tale materiale. Secondo una stima di Australia’s new Children’s eSafety (2015), i cyber pedofili sono atti a dowloadare e postare altrove scatti agli occhi del resto della popolazione alquanto innocenti di bambini al mare, nella vasca da bagno, immortalati svestiti o semi-svestiti.

 

Cyber-pedofilia: il ruolo delle condotte genitoriali

Il pericolo più grande per i bambini di oggi, dunque, ancora prima della cyber pedofilia, è l’irresponsabilità insita nella condotta degli adulti di riferimento quando si tratta di vivere la virtualità in modo diligente e tutelante l’intimità di chi è chiamato in causa senza poter nemmeno ancora scegliere.

Negli ultimi mesi ad esempio, si è parlato molto criticamente delle catene di Sant’Antonio, spesso regionali ma anche nazionali, che sui Social portano mamme e papà a condividere su nomination scatti dell’infanzia dei figli.

La Polizia Postale è intervenuta celermente a proposito, richiamando alla prudenza rispetto al fenomeno di febbrile condivisione, invitando gli adulti a riflettere su una questione molto semplice: che fine faranno quelle foto?

Ulteriori problematiche sorgono quando il livello di condivisione-vendita del materiale pedo-pornografico online non è più sufficiente a sedare la ricerca parafiliaca del pedofilo: è in questo assetto psichico che dal godimento scopico, il soggetto passa all’atto ricercando attraverso il cyber-spazio un oggetto concreto.

 

 

Analisi psicologica del cyber-pedofilo

Molte sono le teorie psicologiche e psicodinamiche volte a spiegare tale parafilia: problematiche edipiche, idealizzazione materna, vittimizzazione da parte di un soggetto che è stato a sua volta vittimizzato e dunque identificazione con l’aggressore. Il primo passo per capire qualcosa del funzionamento mentale del pedofilo, tuttavia, è considerare che la sessualità adulto-genitale non è stata raggiunta nella storia psicosessuale individuale.

L’intimità con un altro adulto, eterosessuale o omosessuale, provocherebbe nel pedofilo una quota di terrore ingestibile, soverchiante: la pulsione deve essere deviata su una meta più accessibile in quanto avvertita come meno minacciosa. Il bambino, come idealizzazione dell’innocenza perduta, come oggetto passivo e certamente innocuo.

Messaggio pubblicitario La Rete ha offerto al pedofilo un mezzo per muoversi nella società, spiando in casa del prossimo senza essere visti. Da una stima del programma OLDPEPSY (On Line Dectected Pedophilia Psychology), giunto anche in Italia, risulta ad esempio che nel nostro paese il maggior numero di episodi di cyber pedofilia si concentri in Lazio e in Lombardia, che l’età media sia compresa dei pedofili tra i venticinque e i trent’anni, che il livello di istruzione di tali individui sia medio-alto.

Con i filtri assai blandi con cui Facebook e altri Social Network permettono di stringere amicizia ed accedere ai contenuti privati tra utenti, se non siamo diffidenti o al contrario ingenuamente ottimisti sulla tecno-mediazione nei rapporti interpersonali e sulla condotta del genere umano in senso lato, è possibile che la minaccia cyber pedofilia sia più vicina di quanto si pensi. Da lì, risalire ad informazioni personali sulla famiglia dell’utente online, al seguirne gli spostamenti offline il passo è breve.

 

 

Cyber pedofilia: il grooming

Quando invece il cyber pedofilo cerca contatto online direttamente con il bambino-adolescente dotato di un proprio profilo, utilizza una strategia denominata Grooming (verbo con varie traduzioni tra cui ‘disporre’, richiamando ad un’asimmetria relazionale di potere tra adescatore e vittima, dove il primo tesse il tessuto emotivo per preparare l’abuso da agire) dalle sfaccettature variegate seppur con alcune caratteristiche comuni e ripetute.

Trasversalmente al sito in cui si verifica, il Grooming necessita una funzione di Chat (messaggistica sincronica, istantanea) per poter innescare un contatto interattivo e dinamico con la vittima di cyber pedofilia. Viene ad instaurarsi, in un tempo che può variare da poche ore a settimane, un rapporto di fiducia: il malintenzionato può utilizzare una foto profilo non corrispondente al proprio aspetto (il poster di un idolo delle teen-agers, il personaggio di un cartone animato, la foto di un coetaneo, ecc.), promettere oggetti concreti desiderati dalla vittima, richiedere l’invio di foto particolari, richiedere descrizioni fisiche e sull’abbigliamento indossato, fino alla fatidica domanda: sei in casa da solo/a?.

No, non stiamo parlando di un film thriller, come il drammatico Trust (2010) ma di una possibile minaccia che spesso viene dai più ignorata o sottovalutata. Internet sembra infatti, involontariamente, aver offerto una nuova casa per la mente anche a soggetti che presentano questo genere di parafilia: la possibilità di trovarsi per lo scambio di contenuti ha fatto si che, tra gli anni Novanta ed oggi, i cyber pedofili si unissero in siti e piattaforme molto potenti dal punto di vista di affiliazione e costituzione identitaria.

 

 

Gli esiti dell’utilizzo della rete da parte dei cyber pedofili

Su Internet il pedofilo incontra un minor grado di controllo e vigilanza sui suoi agiti rispetto alle situazioni ad interazione sociale diretta e può addirittura, anonimamente, promuovere la propria ideologia in opposizione ad una società interpretata come eccessivamente moralista e sessuofobica, repressiva per i bambini e i ragazzi. Su siti di cyber pedofilia compaiono sconvolgenti testimonianze ed interviste a favore del movimento cyber pedofilo, laddove in un gioco medieval-carnevalesco di stravolgimento del mondo, i cyber pedofili sarebbero invece dalla parte dei bambini, per liberarli da costumi culturali eccessivamente oppressivi dal punto di vista sessuale.

Allucinante, vero? Il trasloco, parziale, dell’umanità online, ha creato anche questo e le potenziali riflessioni a proposito sono innumerevoli.

Occorre però ricordare che la lotta alla cyber pedofilia è combattuta assiduamente e con tenacia dalle forze dell’ordine. L’ostacolo è spesso rappresentato dai siti stessi, auto-alimentatisi fino a divenire colossi di tutela legale per i cyber pedofili, come nel caso NAMBLA (North America Men and Boy Love Association): le quote di iscrizione raccolte, dalle cifre decisamente alte, hanno mobilitato veri e propri patrimoni indirizzati alla tutela legale dei contribuenti.

 

Cosa fare per proteggere i più piccoli?

Cosa si può fare, allora, se il fenomeno cyber pedofilia è in sedimentazione ed evoluzione, guadagnando spazio all’interno della Rete?

La parola chiave, apparentemente banale è responsabilizzazione, su due livelli:

  • un primo livello pragmatico, inerente l’informazione e l’utilizzo da parte degli adulti di software e sistemi operativi impostati appositamente per la protezione dei minori;
  • un secondo livello di maturazione della consapevolezza dei rischi reali su Internet, che non si sono affatto minimizzati con la diffusione capillare del mezzo, tutt’altro! Occorre dunque tornare a ricalcare un limite che sembra essere sbiadito e di cui numerosi psicologi e psicoanalisti parlano: quello che può derivare solo dal ripristino di una funzione genitoriale autorevole (non autoritaria) capace di prendere per mano le generazioni precedenti e fare da guida, per districarsi nelle cyber-trame della Rete, a volte stupefacenti, altre volte, come nel caso della cyber pedofilia, altamente pericolose.
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