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Vittime di reato, da oggi aumenta la protezione: estesa agli adulti la Convenzione di Lanzarote

Convenzione di Lanzarote: cambiano le regole sulla tutela delle vittime e dei testimoni di reato in sede di ascolto giudiziario

ID Articolo: 117366 - Pubblicato il: 22 gennaio 2016
Vittime di reato, da oggi aumenta la protezione: estesa agli adulti la Convenzione di Lanzarote
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Convenzione di Lanzarote estesa anche agli adulti vittime di reato

Cambiano le regole sulla tutela delle vittime e dei testimoni di reato in sede di ascolto giudiziario: oggi, con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 212, la normativa della Convenzione di Lanzarote – finora riservata ai minori – si estende anche gli adulti in condizione di “particolare vulnerabilità”.

COMUNICATO STAMPA – ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO

Per loro, in sede di colloquio, obbligatoria la presenza di psicologi e neuropsichiatri a fianco della polizia giudiziaria. Gli effetti di questo passaggio e delle modifiche normative introdotte dal 2012 a oggi al centro di un convegno organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Messaggio pubblicitario Da oggi, anche gli adulti vittime di reati potranno beneficiare delle misure di protezione già previste per i bambini nella legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 212 del 15 dicembre 2015 -in attuazione della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo -le norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato in sede di ascolto giudiziario si estendono infatti a tutti i soggetti in “condizione di particolare vulnerabilità”: vittime di reati violenti o comunque impattanti sul loro stato emotivo – come gli stupri o la violenza di genere – ma anche in difficoltà per cultura, lingua, stato emotivo, disabilità.

Le conseguenze di questo passaggio, assieme all’analisi della normativa in materia e delle buone prassi messe in atto in questi anni nel territorio di competenza della Procura della Repubblica di Roma, sono state oggetto del convegno “Tre anni da Lanzarote: primi dati, buone pratiche, problemi aperti”, organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio e dalla Scuola Superiore della Magistratura in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati presso la Corte d’Appello di Roma.

Negli ultimi vent’anni, anche per effetto delle sollecitazioni sovranazionali e dell’adeguamento della normativa nazionale, l’attività di ascolto giudiziario in ambito penale ha conosciuto significativi progressi, soprattutto con riferimento a bambini e adolescenti. Si è infatti assistito ad un impegno normativo, istituzionale, scientifico e operativo orientato verso una crescente e sempre più specializzata attenzione alle vittime dei reati. Da una parte, il sapere psicologico ha approfondito le conoscenze sulle conseguenze (psicologiche, economiche e sociali) vissute dai soggetti interessati; dall’altra, il legislatore ha rafforzato il sistema degli strumenti di protezione.

Con l’approvazione della Legge di Ratifica della Convenzione di Lanzarote è stato conferito un ruolo determinante, nel procedimento penale, alla presenza di “esperti in psicologia o psichiatria infantile”, impegnati nella raccolta delle dichiarazioni di persone minorenni ed eventualmente di “maggiorenni in condizione di particolare vulnerabilità”, possibili vittime e/o testimoni di una vasta gamma di reati, dall’abuso sessuale al maltrattamento e alla violenza assistita.

La stessa legge introduce delle modifiche nell’ordinamento penitenziario rispetto al tema del trattamento psicologico per le persone condannate per reati di tipo sessuale, rinnovando l’esigenza di comprendere come migliorare non solo le misure di protezione per le vittime ma anche gli interventi di prevenzione della recidiva per gli autori.

«Le misure di protezione previste a partire dalla legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote -ha spiegato Pietro Stampa, vice presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio – hanno rappresentato un importante antidoto ai rischi della cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, ovvero le ripercussioni negative che una macchina della giustizia concepita per regole, luoghi e tempi a misura di adulto, poteva avere sul benessere e il superiore interesse dei bambini. L’estensione della normativa a tutti i soggetti in condizione di particolare vulnerabilità, stabilendo l’obbligatorietàà della presenza di psicologi e neuropsichiatri infantili al fianco della polizia giudiziaria in sede di colloquio, rappresenta un ulteriore passo in avanti nella tutela della persona, aspetto per noi psicologi prioritario».

Fin dal 2012 la procura di Roma, prima in Italia, si è attivata per tradurre in azioni concrete e procedure operative quanto deciso a livello legislativo: con l’allestimento di uno spazio attrezzato per le audizioni protette delle vittime, ad esempio, oltre che con la predisposizione di una turnazione di un gruppo di “esperti in psicologia e psichiatria infantile” reperibili 24h su 24h e di un team di magistrati specializzati nel trattare “delitti contro la libertà sessuale, la famiglia ed i soggetti vulnerabili”, coordinato dalla Procuratrice Aggiunta dott.ssa Maria Monteleone.

La stessa dott.ssa Monteleone è intervenuta nel corso del convegno presentando gli esiti del lavoro condotto in questi anni, in cui gli psicologi al fianco dei magistrati e della polizia giudiziaria hanno affrontato la gestione della delicata fase di raccolta delle primissime dichiarazioni di molti bambini, bambine e adolescenti coinvolti – come vittime o anche solo come testimoni – in diverse tipologie di reati: prostituzione minorile, maltrattamenti in famiglia, abuso sessuale, violenza domestica assistita, “stalking”, “grooming”(l’adescamento on line, una delle nuove previsioni delittuose introdotte con la legge 172 nel 2012).

«Purtroppo – ha dichiarato Vera Cuzzocrea, psicologa giuridica dell’Ordine degli Psicologi del Lazio – le evoluzioni normative che sono state prodotte in questi anni e che hanno rafforzano le misure di protezione per le vittime, non hanno parimenti riguardato anche gli autori dei reati. Nonostante un lieve accenno in una legge di quasi un decennio fa, che prevedeva l’istituzione di un fondo per il trattamento dei colpevoli di reati di abuso e sfruttamento sessuale anche al fine di prevenirne la recidiva, il nostro Paese ancora non prevede un intervento specifico in materia. Né sono ancora stati attivati i servizi di giustizia riparativa voluti dalla Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo».

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA «La legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote – ha proseguito Cuzzocrea – si è però finalmente espressa in tal senso, introducendo delle modifiche nell’ordinamento penitenziario rispetto al tema del trattamento psicologico per le persone condannate per reati di tipo sessuale. Ma non basta. Il fenomeno della violenza deve ancora essere affrontato con la complessità che merita, come richiamato dai principi espressi dalla normativa europea, intervenendo cioè su più livelli (autori e vittime) e attraverso vari ambiti e tipologie di intervento: culturale, mediante la messa in atto di progettualità di prevenzione primaria, ma anche giudiziario e normativo, con il rafforzamento delle tutele previste per le vittime e delle opportunità rieducative per gli autori».

 

Giuliano Lesca
Addetto stampa Ordine degli Psicologi del Lazio
Via del Conservatorio, 91 (00186) Roma
Tel.: 06 36002758
Cell: 327 3290946
ufficiostampa@ordinepsicologilazio.it

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