So quel che fai: il cervello che agisce e i neuroni specchio di Rizzolatti e Sinigaglia – Recensione (2)

Le ricerche sui neuroni specchio hanno dato inizio a un nuovo modo di vedere il comportamento umano, l'intelligenza, il pensiero e le emozioni -Neuroscienze

ID Articolo: 116074 - Pubblicato il: 04 dicembre 2015
So quel che fai: il cervello che agisce e i neuroni specchio di Rizzolatti e Sinigaglia – Recensione
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Assumendo come criterio l’atto motorio codificato visivamente si possono suddividere in “neuroni-specchio-afferrare”, “neuroni -specchio-tenere”, “neuroni-specchio-collocare” quando la scimmia guarda lo sperimentatore mettere un oggetto su un supporto, “neuroni-specchio-interagire-con-le-mani” che si attivano alla vista di una mano che si muove verso l’altra e mentre quest’ultima sta tenendo un oggetto. La loro funzione ad un esame superficiale porterebbe ad una preparazione ad agire per poi compiere la stessa azione ma se così fosse sarebbe simile a quei neuroni preparatori ampiamente diffusi nella corteccia premotoria. Un’interpretazione più sofisticata è quella di Marc Jeannerod (Jeannerod, 1994) in un articolo sull’analisi dell’immaginazione di tipo motorio, motor imagery).

Jeannerod porta come esempio un allievo che osserva il maestro eseguire un passaggio complesso al violino. Secondo la sua ipotesi i neuroni responsabili di immagini motorie sarebbero gli stessi che si attivano durante la preparazione e la pianificazione dell’allievo della propria esecuzione. Pur apprezzando la ricerca di Jeannerod secondo Rizzolatti è comunque riduttivo affermare che la funzione primaria dei neuroni specchio sia legata a comportamenti imitativi. La scoperta dei neuroni specchio nella scimmia ha suggerito l’ipotesi che anche nell’uomo potesse esistere un’area cerebrale simile. Attraverso gli studi di elettroencefalografia (EEG) già negli anni cinquanta sono state rilevate evidenze indirette di un meccanismo specchio anche nell’uomo. La prova dell’esistenza dei neuroni specchio anche nell’uomo si deve agli studi di stimolazione magnetica transcranica (TMS). La TMS è una tecnica non invasiva di stimolazione del sistema nervoso, quando la corteccia motoria viene colpita con un’ intensità appropriata da uno stimolo magnetico è possibile registrare i potenziali motori, motor evoked potential MEP, nei muscoli controlaterali.

Luciano Fadiga e colleghi (Fadiga et al.,1995, Maeda et al.,2002), hanno registrato i MEP, attraverso la stimolazione della corteccia motoria sinistra, nei muscoli della mano e del braccio destro in soggetti che osservavano lo sperimentatore compiere un’azione come afferrare un oggetto. Il risultato è stato che i muscoli del braccio e della mano dei soggetti venivano attivati durante l’osservazione, mentre un altro sorprendente risultato è stato che l’attivazione aumenta notevolmente durante l’osservazione di atti intransitivi, non diretti verso un oggetto. Una differenza nell’uomo, rispetto alla scimmia, è che i neuroni specchio hanno anche la capacità di codificare e attribuire uno scopo all’azione osservata. Sin dalla loro scoperta ci si è chiesti se potessero essere alla base del comportamento imitativo, come è noto l’imitazione è la capacità di riprodurre un’azione nei dettagli dopo averla osservata e aver quindi appreso un pattern d’azione nuovo (Byrne, 1995; Tomasello, Call, 1997; Visalberghi, Fragaszy, 2002).

Secondo il modello che ha preso piede negli ultimi anni, grazie alle ricerche di Wolfang Prinz e collaboratori, l’azione osservata e quella eseguita condividono lo stesso codice neurale. Essi si rifanno al concetto di “azione ideomotoria” di Hermann Lotze, poi ripresa da William James (Lotze, 1852; James, 1890), poi estesa al principio di “compatibilità ideomotoria” dello psicologo Anthony G.Greenwald. Secondo questo principio più un atto percepito assomiglia ad uno presente nel patrimonio motorio dell’osservatore più tende a indurne l’esecuzione: percezione ed esecuzione delle azioni debbono possedere uno schema rappresentazionale comune (“So quel che fai”p.137 Rizzolatti, Sinigaglia).

Messaggio pubblicitario La scoperta dei neuroni specchio ha dato un notevole apporto allo studio delle emozioni e in particolare al riconoscimento delle espressioni facciali. Prendiamo ad esempio un’emozione primaria come il disgusto, la sua forma primitiva è legata all’ingerire, annusare o assaggiare il cibo, costituita quindi da movimenti delle labbra, della bocca, dall’arricciare il naso e talvolta da nausea e vomito (Rozin et al., 2000). Numerosi studi condotti negli ultimi anni hanno consentito di individuare le aree cerebrali coinvolte nelle reazioni di disgusto. Tra queste un ruolo importante appartiene al lobo dell’insula. Da tempo è noto che non si tratta di un’area omogenea, nella scimmia è divisa in tre zone citoarchitettoniche: insula agranulare, disagranulare e granulare. La regione anteriore è connessa con i centri olfattivi e gustativi e riceve informazioni dalla regione anteriore della parete ventrale del solco temporale superiore (STS), in cui molti neuroni rispondono alla vista delle facce.

Nell’uomo l’insula è più grande che nella scimmia ma è molto simile. Andrew J. Calder e colleghi riportano il caso di un paziente (NK) che in seguito ad un’emorragia cerebrale, presentando gravi danni all’insula sinistra e alle strutture circostanti non era più in grado di riconoscere l’espressione di disgusto. Inoltre il danno cerebrale aveva causato un’incapacità anche a livello uditivo di riconoscere i suoni legati a tale emozione (il vomito), non era quindi in grado di provare e riconoscere il disgusto. Il riconoscimento di tutte le altre emozioni invece non presentava alcun deficit. L’osservazione di un volto che esprime un’emozione va quindi ad attivare i neuroni specchio della corteccia premotoria. Quest’area poi invia alle aree somatosensoriali e all’insula una copia efferente (del loro pattern di attivazione), simile a quello che inviano quando è l’osservatore a provare quell’emozione. Il riconoscimento delle emozioni sui volti degli altri, attraverso il meccanismo dei neuroni specchio, rappresenta il prerequisito indispensabile per la messa in atto del comportamento empatico che è alla base dell’interazione tra gli individui. La spiegazione del meccanismo dei neuroni specchio ha dato una base comune per riprendere ad indagare la natura dei comportamenti e delle relazioni sociali e interpersonali.

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