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Watching eye effect: sentirci osservati ci rende più onesti e generosi

La vista di un paio d'occhi può scoraggiare le persone dal comportarsi in modo scorretto: sentirci osservati, infatti, ci spinge ad aderire alle regole.

Di Serena Mancioppi

Pubblicato il 10 Nov. 2015

Il bisogno di approvazione sociale è così forte che anche la sola presenza di un paio d’occhi, per esempio raffigurati in un dipinto, è efficace nel motivare il comportamento in tal senso.

La vista di un paio d’occhi può scoraggiare le persone dal mentire e dal comportarsi in modo egoistico; sentirci osservati, infatti, ci spinge ad aderire maggiormente a norme e regole comunitarie. Il bisogno di approvazione sociale è così forte che anche la sola presenza di un paio d’occhi, per esempio raffigurati in un dipinto, è efficace nel motivare il comportamento in tal senso.

Un nuovo studio giapponese ha osservato il watching eye effect nella situazione in cui due valori sociali entrano in conflitto: l’onestà e l’aiutare chi ne ha bisogno. Ai partecipanti allo studio è stato chiesto di tirare un dado per determinare l’entità di una donazione da parte degli sperimentatori alla Croce Rossa giapponese, in aiuto alle vittime del terremoto e dello tsunami del 2012. Il lancio dei dadi avveniva in privato, in modo che i soggetti potessero decidere di mentire sul risultato per aumentare la donazione.

La metà dei partecipanti tirava i dadi in una stanza in cui era appesa la foto di un paio di occhi, mentre l’altra metà si trovava in una stanza vuota. Confrontando i valori dei tiri di dado riferiti dai partecipanti con quelli attesi in un contesto di tiro casuale, i ricercatori hanno potuto stimare quanti partecipanti hanno barato. Molti di quelli che non si sentivano osservati hanno mentito, riferendo agli sperimentatori un valore superiore a quello ottenuto con il lancio dei dadi, e destinando in questo modo più soldi alla beneficenza. Nel gruppo che era ‘osservato’ invece i soggetti erano più propensi a dire la verità. Insomma, la generosità vince sull’onestà fino a che questo rimane in un contesto privato.

Ma il watching eye effect ci espone immediatamente e ancor prima che ce ne rendiamo conto, all’idea di un giudizio sociale, e in questo caso i rischi connessi all’essere visto come disonesto sono percepiti come maggiori di quelli connessi a un comportamento ingeneroso. In questo caso è l’onestà a vincere sulla generosità.

In ogni caso i risultati di questo studio ci inducono riflettere su quanti e quali potrebbero essere i contesti pubblici e privati in cui forse sarebbe auspicabile appendere un bel quadro con un paio di occhi che ci scrutano per promuovere comportamenti prosociali o prevenire quelli disonesti.

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Serena Mancioppi
Serena Mancioppi

Psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e Cognitivo-Evoluzionista

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