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Il Fenomeno Artistico: variabili psicologiche che lo contraddistinguono e ne consentono l’accadimento (3)

Quali processi cognitivi sono implicati nella creazione e nella comprensione di un’opera d’arte? Diversi approcci psicologici hanno cercato una risposta.

ID Articolo: 115373 - Pubblicato il: 12 novembre 2015
Il Fenomeno Artistico: variabili psicologiche che lo contraddistinguono e ne consentono l’accadimento
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Le neuroscienze, con la scoperta dei neuroni specchio nella scimmia e la successiva dimostrazione dell’esistenza di meccanismi di rispecchiamento nel cervello umano, hanno fornito il livello di descrizione sub/personale a questa dimensione relazionale della condizione umana, un meccanismo neurofisiologico capace di spiegare molti aspetti delle nostre capacità di relazionarci con gli altri. L’oggetto artistico, che non è mai oggetto in se stesso, ma polo di una relazione intersoggettiva, quindi sociale, emoziona in quanto evoca risonanza di natura sensori-motoria e affettiva in chi vi si mette in relazione. La risonanza interindividuale, descrivibile in termini funzionali come simulazione incarnata, costituisce una dimensione consustanziale del nostro essere umani (Gallese, 2005; 2006b; 2009a,b). Tale dimensione diviene cruciale anche per interpretare l’arte, la creatività e la dimensione estetica dell’esistenza umana. Essere umani significa divenire capaci di interrogarsi su chi siamo: sia l’arte sia la scienza sono espressione specifica della condizione umana, entrambe sono volte ad interrogare l’invisibile per renderlo visibile. Da sempre la creatività artistica ha espresso nella forma più elevata questa capacità (Morelli, 2010).

Messaggio pubblicitario Nell’espressione artistica teatrale/performativa, il corpo attoriale diviene l’epifania pubblica della capacità di rappresentazione mimetica dell’agente. Il meccanismo di simulazione incarnata abbraccia numerosi aspetti della relazione intersoggettiva, quali azioni, intenzioni, comportamenti imitativi, emozioni, sensazioni e linguaggio che derivano il proprio senso condiviso dalla comune radice nel corpo in azione, il principale protagonista e artefice dell’espressione teatrale. Il corpo in azione è il perno attorno a cui si costruisce quella sintonizzazione che secondo tale modello caratterizza la reciprocità intrinseca a ogni pratica interindividuale, e quindi, anche le relazioni di reciprocità intrinseche alla performatività teatrale. La simulazione incarnata consente di guardare al teatro da una prospettiva naturale, e quindi universale. Nella danza lo scopo dell’azione è l’azione, un’azione che già al puro livello motorio di descrizione è però carica di significati per chi la esegue e per chi la osserva. Nella danza si aggiunge la dimensione sociale, che consiste nella programmatica interscambiabilità fra attore e fruitore, tra artista e pubblico (Gallese, 2010).

Anche quando l’opera d’arte non ha alcun contenuto direttamente e analogicamente mappabile in termini di azioni, emozioni o sensazioni, in quanto priva di un riconoscibile contenuto formale (pensiamo ad un’opera di Lucio Fontana o di Jackson Pollock), i gesti dell’artista nella produzione dell’opera d’arte inducono il coinvolgimento empatico dell’osservatore, attivando in modalità di simulazione il programma motorio che corrisponde al gesto evocato nel tratto o segno artistico. I segni sul dipinto o sulla scultura sono le tracce visibili, le conseguenze degli atti motori attuati dall’artista nella creazione dell’opera. Ed è in virtù di questo motivo che essi sono in grado di attivare le relative rappresentazioni motorie nel cervello dell’osservatore (Freedberg e Gallese 2007; Gallese 2010).

Conclusioni

L’arte è uno dei più significativi prodotti e una delle più pregnanti manifestazioni della cognizione umana per cui è e dev’essere un imprescindibile oggetto di riflessione e di ricerca della psicologia (Argenton, 1996).

Oggi le neuroscienze, avendo la potenzialità di illuminare la natura estetica della condizione umana e la sua naturale propensione creatrice possono contribuire allo studio dell’espressività e dell’esperienza estetica indagando l’imprescindibile ruolo del corpo nell’espressione creativa e nella sua ricezione. La prospettiva neuroscientifica consente in tal senso un’ulteriore valorizzazione della dimensione distintiva e straordinaria dell’arte e dell’esperienza estetica (Gallese, 2010).

L’arte è eterna, ma non può essere immortale. E’ eterna in quanto
un suo gesto, come qualunque altro gesto compiuto, non può non continuare
a permanere nello spirito dell’uomo come razza perpetuata…
Rimarrà eterna come gesto, ma morrà come materia.

Lucio Fontana, Primo Manifesto dello Spazialismo, 1947

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