inTherapy

Il Fenomeno Artistico: variabili psicologiche che lo contraddistinguono e ne consentono l’accadimento

Quali processi cognitivi sono implicati nella creazione e nella comprensione di un’opera d’arte? Diversi approcci psicologici hanno cercato una risposta.

ID Articolo: 115373 - Pubblicato il: 12 novembre 2015
Il Fenomeno Artistico: variabili psicologiche che lo contraddistinguono e ne consentono l’accadimento
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Daniela Voza e Laura Zamboni – OPEN SCHOOL Psicoterapia Cognitiva e Ricerca, Milano

La psicologia e le arti hanno questo in comune: che tanto la prima quanto le seconde coprono l’intero ambito della mente umana. 

Rudolf Arnheim

L’artista è il creatore di cose belle. Rivelare l’arte e celare l’artista è il fine dell’arte […] Nessun artista è mai morboso. L’artista può esprimere qualsiasi cosa. Il pensiero e il linguaggio sono per l’artista strumenti di un’arte […] Ogni arte è a un tempo epidermide e simbolo. Coloro che vogliono andare sotto l’epidermide lo fanno a proprio rischio. Lo spettatore e non la vita viene rispecchiato dall’arte. La diversità di opinioni intorno a un un’opera d’arte indica che l’opera è nuova, organica e vitale.

Oscar Wilde

Quali processi cognitivi sono implicati nella creazione artistica? Quali fattori psicologici motivano una persona a contemplare opere d’arte? E quali abilità cognitive sono necessarie per comprendere un’opera d’arte?

Nella prefazione a ‘Il ritratto di Dorian Gray’ Oscar Wilde riassume quanto poi verrà definito oggetto di studio della psicologia dell’arte. Secondo Winner (1982), infatti, lo psicologo dell’arte è interessato ai processi psicologici che rendono possibile la creazione artistica e la risposta all’arte, ponendo particolare attenzione ad alcuni quesiti: che cosa motiva l’artista a creare? Quali processi cognitivi sono implicati nella creazione artistica? Quali fattori psicologici motivano una persona a contemplare opere d’arte? E quali abilità cognitive sono necessarie per comprendere un’opera d’arte?

Diversi sono stati gli approcci di ricerca: quello psicoanalitico che appare prigioniero delle maglie della costruzione dottrinale di riferimento e spesso limitato al terreno circoscritto della psicopatologia; l’indirizzo sperimentale che, costretto dall’esigenza tirannica dell’esattezza quantitativa, non sembra riuscire a rendere conto della reale e quotidiana esperienza dell’evento artistico e, il filone che fa capo ad Arnheim, il più proficuo e ricco di dati e di indicazioni, idealmente e concretamente precursore dell’indagine ad ampio raggio insita in questo approccio (Argenton, 1996). Negli ultimi decenni le neuroscienze cognitive hanno esteso il loro campo d’indagine anche al dominio della creazione artistica, dando origine ad un nuovo filone di studi: la neuroestetica.

Per poter esaminare le diverse risposte fornite, occorre preliminarmente definire l’oggetto di interesse e cioè il fenomeno artistico, a tal proposito risulta esaustiva la descrizione fornita da Argenton (1996), secondo cui il fenomeno artistico si impernia su tre componenti in relazione tra loro: l’opera, creata ed eseguita da un artefice, l’artista, che viene recepita e compresa da qualcun’altro, il fruitore. Tutto ciò che accade come effetto dell’interazione di queste tre componenti, la relazione artista-opera, fruitore-opera, dà luogo al fenomeno artistico, cioè ad ‘un singolo e ben circoscritto evento o ad una serie più o meno articolata, ampia e complessa di eventi che sono suscettibili, oltre che di esperienza, di osservazione e di indagine’. Con l’espressione comportamento artistico si indica l’insieme dei processi cognitivi ed esecutivi che portano l’artista alla realizzazione dell’opera e con comportamento estetico l’insieme dei processi cognitivi ed esecutivi che portano il fruitore a sancire l’artisticità dell’opera e a goderne (Argenton, 1996).

Messaggio pubblicitario La qualità della fruizione estetica è mediata cognitivamente ed è influenzata dalla particolare cultura, dall’ambiente in cui siamo stati educati, dai canoni estetici che informano tale tipo di cultura, dal grado di expertise e familiarità che abbiamo nei confronti dell’opera verso cui ci poniamo (Gallese, 2010).

Se dell’artista e del fruitore si esaminano i processi della mente (emotivi, intellettivi e motivazionali) attivi nella creazione e ricreazione dell’opera, gli atteggiamenti, lo stile e le preferenze; dell’opera, dispositivo organizzato dall’artista per suscitare una particolare esperienza, si sottolinea e si prende in esame il suo essere forma significante. Le proprietà che caratterizzano la forma sono collegate agli aspetti di funzionamento sia del nostro apparato sensoriale e motorio sia dei processi percettivi e rappresentativi che guidano l’attività con cui traduciamo la nostra cognizione della realtà in forme simboliche. La forma artistica racchiude un significato percettivo che si regge sull’interazione dei valori di equilibrio e di dinamicità ed è percepibile indipendentemente dalla conoscenza dell’altro significato, quello rappresentativo che corrisponde a ciò che l’artista ha voluto dire o che ha voluto esprimere con la sua opera (Argenton, 1996).

Secondo Amabile e Pillemer (2012), nel comportamento artistico, esiste una motivazione intrinseca alla creatività che varia a seconda del valore individuale percepito rispetto al compito stesso, all’interesse e piacere che si provano nell’attività svolta. La creatività non viene quindi percepita come un tratto di personalità, ma sarebbe il risultato di componenti personali e di particolari abilità cognitive e sociali. Dagli studi condotti da queste autrici emerge anche come la motivazione estrinseca, ad esempio una ricompensa, in alcuni casi risulterebbe dannosa alla motivazione intrinseca.

Sembra che stia parlando di questa motivazione intrinseca Pennac, quando nel suo testo teatrale scrive:

Se solo uno pensa alla necessaria solitudine… le lunghe pause del dubbio… E quei momenti di felicità così gratuiti… o la felicità dell’alba, i giorni in cui l’idea ti fa saltar giù dal letto… perché non è il gallo a svegliarti, né il camion della spazzatura… non è neppure la prospettiva del premio o l’ambizione di lasciare una traccia… E’ l’urgenza di quel piccolo tocco di scalpello a cui pensavi quando ti sei addormentato… quella pennellata di ocra rosso all’angolo destro della tua tela, lassù in cima… ecco cosa ti fa saltar giù dal letto! Il suono inebriante di una nota, che cambierà tutto… un nonnulla in punta di penna, forse una virgola, una semplice virgola… una sfumatura essenziale… il minuscolo dell’opera… una cosa da niente… solo la necessità… Dio mio, la bellezza di quelle mattine necessarie, nella casa addormentata...

Di questa costellazione di componenti, per Gibson (2008), c’è un aspetto che caratterizza l’artista, cioè una certa libertà dalla realtà. Una poesia o un dipinto infatti costituiscono una copia della realtà, ma non si tratta di una mera riproduzione, poiché l’artista vi inserisce qualcosa di genuinamente nuovo. In quest’ottica l’arte e l’artista non ci dicono direttamente qualcosa sulla realtà, ma ci fanno credere, ci intrattengono, informano ed eventualmente rinforzano le nostre conoscenze sull’argomento. L’artista possiede la capacità di immaginare il mondo e la vita reale in un modo che sarebbe altrimenti impossibile, secondo l’autore questa capacità deriverebbe da un insight cognitivo circa l’esperienza umana e la nostra consapevolezza di essere al mondo.

L'articolo continua nelle pagine seguenti : 1 2 3Bibliografia

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 7, media: 4,14 su 5)

Consigliato dalla redazione

Kandinsky tra arte e cervello . - Immagine: © Costanza Prinetti 2014

Neuroestetica: Kandinsky tra arte e cervello - Arte & Neuroscienze

Leggendo gli studi di Semir Zeki sull'applicazione delle neuroscienze all’arte astratta, credo che Kandinsky si avvicini alla figura del moderno neuroesteta

Bibliografia

  • Amabile, T.M. and Pillemer J. (2012). Perspectives on the Social Psychology of Creativity. Journal of Creative Behavior, 46, 3-15.
  • Argenton, A. (1996). Arte e cognizione. Introduzione alla psicologia dell’arte. Milano: Raffaello Cortina.
  • Arnheim, R. (1954). Art and Visual Perception: a psychology of the Creative eye. Berkeley (CA): University of California Press.
  • Changeux, J.P. (1994). Art and neuroscience. Leonardo, 27, 189-201.
  • Di Dio, C., Macaluso, E., Rizzolatti, G. (2007). The golden beauty: brain response to classical and
    renaissance sculptures. PLOS One. 21;2(11): e1201.
  • Freedberg, D., Gallese, V. (2007). Motion, emotion and empathy in esthetic experience. Trends in
    Cognitive Science, 11(5):197-203.
  • Gallese, V. (2005). Embodied simulation: from neurons to phenomenal experience. Phenomenology and the Cognitive Sciences. 4, 23-48.
  • Gallese, V., Migone, P. (2006). La simulazione incarnata: i neuroni specchio, le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività e alcune implicazioni per la psicoanalisi. Psicoterapia e Scienze Umane, 3, 543-580.
  • Gallese, V. (2009). Mirror neurons embodied simulation and the neural basis of social identification. Psychoanalytic Dialogues, 19, 519-536.
  • Gallese, V. (2010). Corpo e azione nell’esperienza estetica. Una prospettiva neuroscientifica. In U. Morelli, Mente e bellezza. Mente relazionale, arte creatività e innovazione, Torino: Umberto Allemandi & C.
  • Gallese, V., Di Dio, C. (2012). Neuroesthetics. The body in aesthetic experience. In Ramachandran V, ed. Encyclopedia of Human Behavior. 2nd Edition. San Diego (CA): Academic Press.
  • Gibson, J. (2008). Cognitivism and the Arts. Philosophy Compass, 3 (4), 573-589.
  • Goodman, N. (1978). Ways of worldmaking. Indianapolis, IN: Hackett.
  • Kozbelt, A. (2001). Artists as experts in visual cognition. Visual Cognition, 8 (6), 705-723.
  • Leder, H., Belke, B., Oeberst, A., & Augustin, D. (2004). A model of Aesthetic appreciation and aesthetic judgement. British journal of psychology, 95 (4), 489-508.
  • Morelli, U. (2010). Mente e Bellezza. Mente relazionale, arte, creatività e innovazione. Torino: Umberto Allemandi e C.
  • Ramachandran, V.S. Hirstein, W. (1999). The Science of Art: a neurological theory of aesthetic experience. Journal of Consciousness Studies, 6, 15-51.
  • Ramachandran, V. S. (2004). Che cosa sappiamo della mente. Milano: Mondadori.
  • Sandelands, L.E. & Buckner, G.C. (1989). Of Art and Work: aesthetic experience and the psychology of work feelings. Research in Organizational Behavior, 11, 105-131.
  • Solso, R. (2003). The Psychology of Art and the Evolution of the Conscious Brain. Chambridge: The MIT Press.
  • Winner, E. (1982). Invented worlds. The psychology of the arts. Harvard University Press, Cambridge, Mass.
  • Winner, E. & Casey, M.B. (1992). Cognitive profiles of artists. In G. Cupchik and J. Laszlo, Emerging visions of the aesthetic process (pp. 154–170). New York: Cambridge University Press.
  • Zeki, S. (1999). Art and the Brain. Journal of Consciousness Studies, 6, 76-96.
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Categorie

Messaggio pubblicitario