Depressione: l’impatto della sertralina sul cervello dei primati

Psicofarmacologia: la ricerca valuta gli effetti degli antidepressivi non triciclici sul volume di specifiche regioni neurali del cervello di scimmie

ID Articolo: 113367 - Pubblicato il: 21 settembre 2015
Depressione: l’impatto della sertralina sul cervello dei primati
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La ricerca presente ha voluto valutare gli effetti a lungo termine degli antidepressivi non triciclici sul volume di specifiche regioni neurali del cervello di scimmie femmine adulte, così da verificare se gli effetti del trattamento con sertralina sul volume cerebrale dipendono dallo stato depressivo.

La depressione è un disturbo largamente diffuso nella popolazione, debilitante e legato, tra le altre cose, a specifiche caratteristiche cerebrali. Infatti numerose ricerche hanno dimostrato l’esistenza di differenze nel volume delle strutture neurali tra i soggetti depressi e quelli non depressi; in particolare studi condotti attraverso la risonanza magnetica, nonostante le differenze individuali dovute all’età, alle condizioni di stress vissute, alle recidive subite e alla precedente storia medica, hanno riportato in generale un ridotto volume dell’ippocampo, dell’amigdala e della corteccia cingolata nei pazienti depressi.

Il trattamento di tale patologia viene il più delle volte eseguito attraverso gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, cioè gli antidepressivi non triciclici come la sertralina, che vengono largamente prescritti per le patologie legate all’umore e non solo. Questi farmaci promuovono la remissione favorendo la sinaptogenesi o la riorganizzazione dei neuroni all’interno del circuito cerebrale specifico della depressione.

Tuttavia ricerche che valutano i cambiamenti neurali che fanno seguito ad un trattamento prolungato con antidepressivi sono difficili da svolgere con soggetti umani e all’interno di condizioni sperimentali controllate a causa della compliance al trattamento e della complessità della storia medica precedente, per questo sono pochi gli studi che hanno evidenziato la possibilità che il volume cerebrale dei pazienti con disturbo depressivo maggiore sottoposti a trattamento potrebbe differire rispetto a quello dei soggetti depressi non trattati.

Messaggio pubblicitario Per tali ragioni la ricerca presente ha voluto valutare gli effetti a lungo termine degli antidepressivi non triciclici sul volume di specifiche regioni neurali del cervello di scimmie femmine adulte, così da verificare se gli effetti del trattamento con sertralina sul volume cerebrale dipendono dallo stato depressivo.La scelta dei primati non umani è stata dettata anche dal fatto che il loro comportamento depressivo è fisiologicamente e neuro biologicamente simile a quello degli umani e riguarda la riduzione della massa corporea, l’alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e dell’attività serotoninergica, l’incremento del rischio di patologie cardiovascolari e della mortalità, la riduzione del volume ippocampale.

Lo studio ha quindi considerato 42 scimmie femmine adulte che i ricercatori hanno fatto vivere all’interno di gruppi sociali stabili per 18 mesi, durante i quali è stato misurato il comportamento depressivo e ansioso degli animali. Al termine di questo periodo le scimmie sono state divise in due gruppi, uno è stato abituato all’assunzione di un placebo mentre l’altro all’assunzione di sertralina.

Il trattamento con il placebo o con la sertralina è durato per i successivi 18 mesi e in questo lasso di tempo non solo lo stato depressivo e ansioso degli animali è stato di nuovo registrato ma, attraverso la risonanza magnetica, è stato misurato anche il volume delle regioni cerebrali di interesse, ippocampo, corteccia cingolata anteriore e amigdala.

Messaggio pubblicitario I risultati hanno mostrato in primo luogo che la sertralina non ha nessun effetto sul comportamento depressivo degli animali mentre riduce significativamente il loro stato ansioso, infatti favorisce il decremento del comportamento aggressivo, aumentando il contatto fisico e l’affiliazione con i propri simili. In secondo luogo si è osservato che le scimmie depresse trattate con la sertralina presentano un volume aumentato della corteccia cingolata anteriore di sinistra e alterazioni del volume della corteccia cingolata ventrale anteriore di sinistra, dell’ippocampo di destra e dell’ippocampo anteriore di destra; le scimmie non depresse a cui è stata somministrata la sertralina mostrano un volume ridotto dell’ippocampo di destra, dell’ippocampo anteriore di destra e della corteccia cingolata ventrale anteriore di sinistra; le scimmie depresse trattate con il placebo si caratterizzano per la riduzione del volume dell’ippocampo anteriore di destra e della corteccia cingolata anteriore di sinistra; infine non si osservano effetti particolari della sertralina sul volume dell’amigdala.

Quindi, nonostante i limiti che caratterizzano tale ricerca come ad esempio l’assenza di strumenti avanzati per la suddivisione delle aree neurali e il conseguente uso di tecniche manuali, essa può essere considerata il primo studio pubblicato che esamina gli effetti a lungo termine del trattamento con antidepressivi non triciclici sulle strutture neuro anatomiche implicate nella depressione e quindi può fornire un valido modello per verificare l’efficacia dei nuovi interventi sulle patologie connesse all’umore.

 

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