Dipendenze. Innovazioni per dirigenti e operatori. Gioco d’azzardo ma non solo – Report dal convegno (Parte III)

All'interno del convegno tenutosi a Trento si è tenuto un workshop dal titolo: "Gioco d'azzardo ma non solo: le dipendenze comportamentali".

ID Articolo: 110891 - Pubblicato il: 10 giugno 2015
Dipendenze. Innovazioni per dirigenti e operatori. Gioco d’azzardo ma non solo – Report dal convegno (Parte III)
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L’approccio sociale dei gruppi nasce con il metodo Hudolin e con l’applicazione nell’ambito dell’alcol, per poi essere trasposto a più situazioni di disagio: tabagismo, obesità, gioco d’azzardo, ecc.

Nella prima giornata del convegno: “Dipendenze. Innovazioni per dirigenti e operatori”, al pomeriggio, c’è stata la possibilità di scegliere tra tre diversi workshop:
“Gioco d’azzardo ma non solo: le dipendenze comportamentali” (con Mauro Croce, Valeria Zavan, Paolo Jarre e Miriam Vanzetta)
“Rendere possibile il cambiamento: il Colloquio motivazionale con i clienti difficili” (con Gian Paolo Guelfi e Valerio Quercia)
“Alcol e tabacco, droghe legali: esperienze e strategie” (con Giovanni Aquilino, Antonio Mosti, Giovanni Forza, Federica Tognazzo, Giuliana Dell’Agnolo e Fausto D.P.)

Io ho partecipato al workshop “Gioco d’azzardo ma non solo: le dipendenze comportamentali” ed è questo che vi racconterò.
L’introduzione al workshop è stata di Paolo Jarre (Dipartimento Dipendenze ASL3, Piemonte) che parla di diversi tipi di dipendenze comportamentali e non, elencando numerosi articoli scientifici e diversi spunti tratti dall’attualità, tra i quali uno molto recente, ossia la prima sentenza di non imputabilità per sex addiction che risale al 20/05/2015.

Valeria Zavan (SerT di Novi Ligure), la seconda ad intervenire, non porta questioni scientifiche, pone invece un’attenzione critica verso il concetto di “nuove dipendenze comportamentali”. Le suddette dipendenze attualmente non beneficiano né di letteratura, né di classificazione, tantomeno di diagnosi nosografica. Il rischio pertanto è quello di patologizzare qualcosa che patologico non è. La relatrice è anche critica verso l’idea di “love addiction“, considerata come una nuova dipendenza ma che in effetti si accomuna in tutti gli aspetti al vecchio (risalente al 1987) concetto di codipendenza o dipendenza relazionale. Le caratteristiche della codipendenza, definite nel 1992, sono ad oggi in tutto e per tutto applicabili all’idea di love addiction: prendersi cura dell’altro; escludere il sè, la propria identità e centrare la vita sull’altro; sacrificare le proprie opinioni nella relazione; ecc. In questo senso quindi si può affermare che non vi è definizione condivisa nè accettata di dipendenza affettiva. Per di più, la relatrice sottolinea, quello della codipendenza è un problema trasversale a tutte le dipendenze ed anche per questo motivo tutti i gruppi di auto-mutuo-aiuto la dovrebbero considerare e trattare.

Messaggio pubblicitario Di gruppi di auto-mutuo-aiuto ne parla più a fondo Miriam Vanzetta (Associazione AMA, Trento). L’approccio sociale dei suddetti gruppi nasce con il metodo Hudolin e con l’applicazione nell’ambito dell’alcol, per poi essere trasposto a più situazioni di disagio: tabagismo, obesità, gioco d’azzardo, ecc. Si tratta di piccole strutture gruppali volontarie, formate da pari, che operano per mutua assistenza. All’interno di questi gruppi chi ha il problema è portatore di risorse e ciò che si auspica è il cambiamento dell’individuo e del suo contesto. Tra gli obiettivi dei gruppi AMA vi è la possibilità di trovare un luogo di ascolto e di condivisione (senza giudizio), di ristabilire le relazioni familiari spesso sgretolate, di accettare le perdite subite e di creare una nuova rete sociale e amicale.

Mauro Croce (ASL VCO, Verbania) pone invece l’accento su com’è cambiato il “giocare” e i suoi scenari negli ultimi anni: se una volta il gioco era lento, rituale, sociale, manuale, visibile, contestualizzato, ad alta soglia d’accesso, complesso, la riscossione era differita, e vi era un periodo di sospensione; oggi i giochi sono veloci, consumistici, di solitudine, tecnologici, invisibili, globali, a bassa soglia d’accesso, estremamente semplici, con riscossione immediata e attivi 24 ore su 24. I giochi di oggi sono quindi più attraenti, più accessibili e per tutti questi motivi hanno più potenzialità d’addiction. Croce ci invita a riflettere anche su come le nuove tecnologie abbiano influenzato l’accessibilità del giocare: pensate a Facebook con Farmville, agli smartphone, alle pubblicità di quiz televisivi semplicissimi, e ai videogiochi dei bambini che hanno le sembianze di scommesse camuffate… e gli esempi non sarebbero finiti qui.

Messaggio pubblicitario Ultimo ad intervenire è Paolo Jarre (Dipartimento Dipendenze ASL3, Piemonte) che espone il progetto “MenoMApiù” attivo presso il suo Dipartimento. Si tratta di un programma ambulatoriale intensivo per il trattamento degli appetiti innati esagerati. I percorsi all’interno di questo progetto non sono strettamente terapeutici ma puntano a fornire all’individuo delle rotte di apprendimento, una borsa per gli attrezzi per navigare nella vita quotidiana. Gli incontri durano una giornata intera e sono settimanali per dieci settimane consecutive. Sono stati proposti tre moduli: “Dal peso alla misura” (per il Binge Eating Disorder), “Guadagnarsi l’amore” (Sex Addiction) e “Amare senza amore” (Love Addiction, attualmente interrotto). Gli strumenti utilizzati sono il lavoro di gruppo, la CBT breve con i suoi strumenti, le terapie espressive (musicoterapia e arteterapia), l’attività corporea e l’educazione sanitaria.

Il workshop si conclude con l’intervento degli uditori che porta ad un interessante e proficua discussione circa i contenuti e i materiali esposti dai relatori.

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