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L’ADHD e i suoi sottotipi: il contributo delle più recenti tecniche di neuroimaging

Un'innovazione è rappresentata dallo studio della sostanza bianca che consente di creare immagini 3D particolarmente vivide delle connessioni cerebrali

ID Articolo: 109146 - Pubblicato il: 28 aprile 2015
L’ADHD e i suoi sottotipi: il contributo delle più recenti tecniche di neuroimaging
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Sabrina Guzzetti

FLASH NEWS

Lo studio, secondo gli autori, mettendo in luce la presenza di anomalie microstrutturali differenti nei sottotipi di ADHD, può dare ragione dell’eterogeneità di questo disturbo, che si riflette anche in una scarsa coerenza tra i risultati ottenuti con la DTI nelle ricerche condotte precedentemente.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (DDAI), attention deficit/hyperactivity disorder (ADHD), è la più recente etichetta diagnostica utilizzata per descrivere bambini che presentano problemi di attenzione, impulsività e iperattività in contesti sociali anche molto diversi tra loro (a casa, a scuola, con gli amici…).

Messaggio pubblicitario Secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders, quinta edizione (DSM V), si distinguono tre sottotipi di ADHD: disattento, iperattivo e combinato.

Il sottotipo disattento ha spesso difficoltà nel sostenere l’attenzione, nel seguire un discorso e nell’organizzare le proprie attività; spesso evita o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono uno sforzo mentale sostenuto, perde le proprie cose ed appare sbadato. Il sottotipo iperattivo-impulsivo, diagnosticato più raramente delle altre due forme cliniche, mostra difficoltà a giocare o ad impegnarsi in attività tranquille, si alza in classe o in altre situazioni dove ci si aspetta che rimanga seduto, parla eccessivamente, interrompe, risponde in modo precipitoso, è invadente e fatica a tollerare l’attesa. Il sottotipo combinato, infine, presenta entrambe le aree problematiche.

Sebbene l’ADHD sia uno dei disturbi neuropsichiatrici infantili più diffusi e studiati al mondo, la sua eziologia e patofisiologia non sono state ancora del tutto comprese, specie in riferimento ai suoi sottotipi. Una nuova frontiera nella ricerca in questo campo è rappresentata dallo studio della sostanza bianca, quel tessuto nervoso composto dai fasci di fibre che collegano tra loro le varie aree cerebrali.

Quest’area di ricerca ha ricevuto un grande impulso dopo l’avvento della Diffusion tensor imaging (DTI). Questa tecnica di neuroimmagine, sfruttando la peculiare direzionalità delle molecole d’acqua all’interno dei fasci di fibre, consente di creare immagini 3D particolarmente vivide delle connessioni cerebrali. È con questa tecnica che un gruppo di ricercatori cinesi è recentemente riuscito ad evidenziare la presenza di pattern di alterazione microstrutturale diversi nei più comuni sottotipi di ADHD, il disattento (ADHD-I) e il combinato (ADHD-C).

Messaggio pubblicitario Nell’ADHD-I sono state riscontrate delle anomalie nei circuiti occipito-temporali, in particolare a livello del cuneo sinistro (una regione del lobo occipitale) e del giro temporale medio e superiore sinistro. Il cuneo, essendo coinvolto nella visione, potrebbe essere relato ai disturbi attentivi dei bambini esaminati. Il giro temporale medio e superiore, invece, è coinvolto nella percezione e nei processi di controllo di attenzione e azione, che infatti risultano alterati.

Nell’ADHD-C, oltre a riscontrare la presenza delle stesse anomalie evidenziate nell’ADHD-I, sono state osservate delle alterazioni a livello del precuneo, dei circuiti fronto-sottocorticali, implicati nel controllo motorio e comportamentale, nel lobo limbico e nella corteccia cingolata destra. I bambini con ADHD-C, insomma, presentano maggiori alterazioni microstrutturali, localizzate per altro in regioni cerebrali implicate nel controllo comportamentale, a livello del quale mostrano infatti più seri disturbi rispetto ai bambini con ADHD-I.

Lo studio, secondo gli autori, mettendo in luce la presenza di anomalie microstrutturali differenti nei sottotipi di ADHD, può dare ragione dell’eterogeneità di questo disturbo, che si riflette anche in una scarsa coerenza tra i risultati ottenuti con la DTI nelle ricerche condotte precedentemente.

 

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