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Psicopatologia in tempo di crisi: stress, vulnerabilità e resilienza – SOPSI 2015

Psicopatologia: Congresso SOPSI 2015 Milano - Conferenza stampa di Presentazione - Report

ID Articolo: 106631 - Pubblicato il: 06 febbraio 2015
Psicopatologia in tempo di crisi: stress, vulnerabilità e resilienza – SOPSI 2015
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Psicopatologia in tempo di crisi: stress, vulnerabilità e resilienza

Presentazione del 19° Convegno Nazionale della Società italiana di Psicopatologia (SOPSI)

Si è svolta mercoledì 4 febbraio la conferenza stampa indetta dalla SOPSI per presentare alcuni dei temi che verranno approfonditi durante il Congresso che avrà luogo a Milano presso il MiCo, dal 23 al 26 febbraio 2015.

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Oggi presso il Circolo della Stampa di Milano sono intervenuti A. Carlo Altamura, Professore Ordinario di Psichiatria dell’Università di Milano e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, in veste di moderatore del dibattito, Alessandro Rossi, Professore Ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi dell’Aquila e Alberto Siracusano, Ordinario di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Medicina dei Sistemi presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Il professor Altamura ha dato inizio alla discussione presentando il Convegno annuale come il risultato di tutte le attività di ricerca e di clinica sulla salute mentale che la SOPSI promuove, attività che hanno sempre come punto focale l’evoluzione dei fenomeni culturali e sociali, col fine di organizzare strategie di cura efficaci, in un ottica di novità e rinnovamento del pensiero psichiatrico.

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La crisi del sistema globale che il mondo occidentale sta attraversando, legata ai cambiamenti economici e degli stili di vita, ha avuto delle ricadute anche sulla salute mentale delle persone. Al mutamento della società corrisponde sempre un’evoluzione del disturbo mentale, aggravando alcune patologie e slatentizzandone di nuove.

Queste considerazioni hanno condotto alla scelta dei temi che verranno discussi quest’anno durante il convegno: stress, vulnerabilità e resilienza. Le statistiche, infatti, mostrano un aumento della sintomatologia: suicidi, alcolismo, disturbi del sonno e patologie cardiovascolari. La situazione attuale non solo deve essere tenuta sotto controllo, ha continuato il Professore, ma bisogna effettuare un lavoro congiunto che coinvolga figure diverse, come psichiatri, psicologi, medici e operatori sociali, per affrontare le patologie correlate a questo momento storico.

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Messaggio pubblicitario Nel suo intervento, il Professor Rossi ha parlato del fatto che le conseguenze psicologiche e psicopatologiche agli eventi traumatici non colpiscono i soggetti in maniera uniforme. L’esposizione ad un trauma, per quanto grave, non comporta obbligatoriamente l’esordio di un disturbo mentale.

L’entità e le conseguenze di uno stress dipendono da fattori di vulnerabilità e protezione. Tra i fattori di protezione, gioca un ruolo fondamentale quello della resilienza, cioè la capacità di un organismo, di fronteggiare e riprendersi dall’effetto di un evento perturbante negativo, resistendo, adattandosi e rigenerandosi. Per il Professor Rossi, un individuo resiliente è una persona dotata di coerenza, orientata al compito, capace di resistere alle avversità, perseverando con fiducia nel raggiungimento del successo, ma anche un individuo con una buona rete e competenze sociali.

Chi è in grado di mettere in atto la resilienza non solo è capace di affrontare una crisi, ma può anche raggiungere un livello funzionale migliore di quello di partenza. Per i professionisti della salute mentale è quindi fondamentale, ha concluso il Professor Rossi, intervenire su questo costrutto sviluppando strategie psicoterapeutiche specifiche volte ad aumentarla. La sfida per il futuro è l’implementazione della metodologia, lo sviluppo di strumenti in grado di misurare la resilienza, in modo da promuovere dei training che addestrino il soggetto a questa capacità.

 

Anche secondo il Professor Alberto Siracusano, l’interrelazione tra gli stress bio-psico-sociali e la vulnerabilità del funzionamento sociale e individuale devono guidare la strutturazione degli interventi terapeutici. Oggetto del suo intervento è stato la paura.

Se storicamente è l’angoscia di morte a guidare l’individuo, nella modernità a spaventarlo è la vita stessa.

Secondo il Professore non è stato tanto l’impatto della crisi in sé a promuovere il disagio mentale, quanto lo stato di incertezza nei confronti del futuro. Sono i pazienti della post-modernità, quelli che si sono trovati a vivere in un tempo in cui sono venuti a mancare modelli forti di identificazione, che non possono più contare sulla famiglia tradizionale e che considerano il “lavoro sicuro” una chimera.

La paura è diventata liquida, per usare l’espressione del sociologo Bauman: diffusa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, non riconducibile a un motivo, ma che perseguita senza una causa. La minaccia che intravediamo è ovunque e non è mai intercettabile in maniera chiara. La nostra società è costantemente sottoposta a diversi tipi di violenze, come ha illustrato l’antropologo Marc Augè: violenze economiche e sociali, violenze politiche, legate al razzismo e al terrorismo, violenze tecnologiche e naturali. La violenza genera paura, stress, ansia, un habitat ideale per lo sviluppo della malattia mentale.

Messaggio pubblicitario Negli ultimi anni l’apporto delle neuroscienze è stato importante per capire i meccanismi di funzionamento e sviluppo della paura. Il professor Siracusano ha citato, a questo proposito, il lavoro di Joseph LeDoux: se da un lato è appurato il ruolo centrale dell’amigdala (Li et al., 2013), dall’altro l’attivazione di questa area, da sola, non è sufficiente a provocare quest’emozione. Una spiegazione è che la natura della paura moderna, non dipenda dal solo stimolo, dall’allarme concreto presente nell’ambiente, ma che sia legata a questioni individuali ed esistenziali più profonde, che riguardano i circuiti cerebrali superiori, in particolare a livello pre-frontale.

L’emozione della paura diventa così un sentimento complesso e come tale va trattato a livello di intervento terapeutico.

La mattinata ha promosso molti spunti di riflessione: “Un antipasto, di quello che sarà servito durante il Convegno” come ha terminato nei saluti il Professor Altamura.

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Augè M., “Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi?”, Bollati Boringhieri, 2013.
  • Li H. et al., Experience – dependent modification of a central amygdala fear circuit. Nat Neurosci, 2013; 16:332-9
  • Zygmunt B., “Paura Liquida”, ed. Laterza, 2008.

 

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