I vantaggi del multitasking: aumenta la prestazione nei compiti

Contrariamente alle credenze popolari gli adolescenti che usano in contemporanea diversi dispositivi multimediali potrebbero trarne dei benefici

ID Articolo: 103466 - Pubblicato il: 20 ottobre 2014
I vantaggi del multitasking: aumenta la prestazione nei compiti
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Contrariamente alle credenze popolari che sostengono che il multitasking porterebbe ad uno scarso rendimento, gli adolescenti che usano in contemporanea diversi dispositivi multimediali per tanto tempo potrebbero trarne dei benefici. 

Dire ai giovani che manipolano più dispositivi elettronici di focalizzarsi su un solo compito potrebbe non essere sempre un buon consiglio, secondo i risultati di una ricerca che è stata presentata da due ricercatori durante la Conferenza annuale di Pediatria, U.S.A., 2014.

Nel loro studio intitolato: “Limiti di capacità della memoria di lavoro: L’impatto del multitasking sul controllo cognitivo negli adolescenti”, Sarayu Caulfield e Alexandra Ulmer hanno evidenziato come contrariamente alle credenze popolari che sostengono che il multitasking porterebbe ad uno scarso rendimento, gli adolescenti che usano in contemporanea diversi dispositivi multimediali per tanto tempo potrebbero trarne dei benefici.

Una possibile ipotesi avanzata dagli autori per spiegare tali risultati fa leva sul concetto di pratica: “Probabilmente tanta pratica rende perfetti; nell’ambiente mediale odierno tante persone possono essere definite multitasking e grazie alla pratica sono diventate veramente veloci a svolgere più attività in contemporanea”, sostiene Dott. Caulfield uno degli autori del presente studio. 

Per studiare come le attività mediali multitasking influiscono sulla capacità degli adolescenti di elaborare l’informazione, gli autori hanno reclutato per la partecipazione al loro studio 196 femmine e 207 maschi con età compresa tra 10-19 anni. A tutti i partecipanti sono state chieste delle informazioni riguardanti le loro abitudini quotidiane afferenti l’uso dei dispositivi media. Inoltre ai partecipanti veniva somministrato il questionario Stanford Multitasking Media Index che valuta quanto spesso una persona compie delle attività multitasking (ad esempio chattare e scrivere una mail in contemporanea).

  Messaggio pubblicitario I partecipanti hanno poi completato dei testi che valutavano le loro capacità di fare più attività in contemporanea o di focalizzarsi su un singolo compito. Essi sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi per svolgere attività senza distrattori (non-multitasking) e rispettivamente con distrattori (multitasking): uditivi e visivi.

Dai risultati è emerso come i partecipanti che hanno ottenuto dei punteggi bassi al questionario Multitasking Media Index in media non dedicano più di 20 minuti al giorno allo svolgimento dei compiti multimediali. Inoltre essi dedicano in media 2.5 ore al giorno per lo svolgimento dei loro compiti scolastici e nel mentre solo 0,8% di questo tempo viene utilizzato per lo svolgimento in contemporanea di altre attività mediali. Mentre i partecipanti che hanno ottenuto dei punteggi elevati al questionario Multitasking Media Index dedicano più di 3 ore al giorno alle diverse attività multimediali. Inoltre essi dedicano più di 3.5 ore al giorno ai compiti scolastici e nel mentre più del 50% del tempo svolgono in contemporanea altre attività mediali. 

Inoltre dai risultati è emerso come i partecipanti che dedicano più tempo alle attività mediali e svolgono più attività in contemporanea presentano dei risultati migliori nei compiti con distrattori e risultati peggiori nei compiti senza distrattori. Risultati opposti sono stati registrati nei partecipanti che dedicano poco tempo allo svolgono di più attività mediali in contemporanea.

Il dott. Caulfield sottolinea come “la maggior parte delle persone eseguono meglio un compito in assenza dei distrattori tuttavia una eccezione alla regola si riscontra negli adolescenti che per tanto tempo sono immersi in più attività mediali in contemporanea”.

Questo studio suggerisce come i nativi digitali (essendoci da piccoli esposti ad un ambiente mediale multitasking) potrebbero aver sviluppato una memoria di lavoro maggiore che implica prestazioni migliori nei ambienti con più distrattori rispetto ad ambiti in cui ci si debba focalizzare su un solo compito.

Questi risultati potrebbero essere utili nel migliorare i metodi d’insegnamento e la curricula proposta agli allievi-nativi digitali.

 

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