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Misurare la fiducia si può!

Gli scienziati hanno scoperto che la fiducia è una quantità misurabile e non esclusivamente umana e che è localizzata nella corteccia orbitofrontale

Di Valentina Chirico

Pubblicato il 07 Ott. 2014

FLASH NEWS

 

In un recente studio hanno identificato non solo un metodo di misura, ma anche la regione cerebrale che, nei ratti, sembra necessaria per esprimere fiducia nelle loro decisioni. 

La vita è un susseguirsi di decisioni e ognuna di esse, banale o essenziale che sia, è un rischio, un azzardo, una scommessa che porta con sé la possibilità di un ripensamento.

Il nostro desiderio di persistere lungo una strada intrapresa è quasi interamente determinato dalla fiducia che riponiamo in quella decisione: quando si è sicuri che la scelta fatta sia corretta, si è disposti a portarla avanti molto più a lungo.

La fiducia è dunque una componente sostanziale nelle nostre decisioni e determina gran parte del nostro percorso, nella vita. Ma che cos’è? Molti la descriverebbero come un’emozione o un sentimento. Ma gli scienziati del Cold Spring Harbor Laboratory hanno scoperto che è più di un’emozione, è una quantità misurabile e non esclusivamente umana. 

In un recente studio hanno infatti identificato non solo un metodo di misura, ma anche la regione cerebrale che, nei ratti, sembra necessaria per esprimere fiducia nelle loro decisioni.

Per questa ricerca gli scienziati hanno misurato il tempo che alcuni ratti erano disposti ad attendere per ottenere la ricompensa nascosta dietro una porta. 

Il compito era semplice: ai ratti veniva fatto annusare un odore che erano stati addestrati ad associare ad una porta. Quando, di fronte a due alternative, sceglievano la porta giusta ricevevano una ricompensa.

L’idea era che, il tempo che i ratti erano disposti ad aspettare la ricompensa fosse una misura oggettiva della loro fiducia nella scelta fatta.
I ricercatori avevano ipotizzato poi che la corteccia orbitofrontale fosse coinvolta in questo processo.

I risultati hanno confermato anche questa ipotesi: quando inattivata, infatti, i ratti non esibivano più livelli appropriati.

Scoperte simili offrono un ottimo spunto di riflessione per i processi cognitivi di livello superiore ed è probabile che il funzionamento sia simile anche negli esseri umani, visto che la corteccia orbitofrontale umana è una versione più sofisticata della stessa area nei ratti.

Uno sviluppo futuro potrebbe dunque essere quello di esplorare se un sentimento elusivo come la fiducia sia basato su predizioni oggettive che influenzano quindi le nostre decisioni.

 

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Valentina Chirico
Valentina Chirico

Dottoressa Magistrale in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici.

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