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Twitta che ti passa (la relazione) – Psicologia dei Social Network

Pare che il tempo speso sul social network e i conflitti ad esso collegati influenzino negativamente le relazioni intime, mettendo a rischio la coppia

Di Chiara Manfredi

Pubblicato il 21 Lug. 2014

 

 

Sia coppie ancora in fase di rodaggio che coppie più navigate sono suscettibili di difficoltà e problemi a causa sia delle risorse che i partner (o anche un solo partner) spendono su Twitter che dei conflitti a questo collegati. 

L’impatto che i social network hanno avuto sulla nostra vita negli ultimi anni è senza dubbio degno di nota. Sicuramente si tratta di un modo nuovo di comunicare, che ha saputo modificare il precedente e introdurre nuove modalità di scambio e nuove possibilità di tenersi in contatto nonostante la geografia e il tempo a disposizione.

Da qualche tempo la ricerca in psicologia si è interessata a questo tema, cercando di approfondire come il benessere psicologico sia influenzato dal tipo di utilizzo che si fa dei social network, fino ad arrivare a un uso estremo e patologico, caratterizzato da dipendenza (non posso più farne a meno), esclusività (tutti i miei rapporti si sviluppano in rete) e impatto negativo sul funzionamento sociale e lavorativo (non faccio più altro, o lo faccio male). Oltre a parlare di dipendenza da social network e di ricadute che questi hanno sulla produttività, si è dato ampio spazio all’influenza che i vari Twitter e Facebook hanno sulle relazioni intime.

Una recente ricerca pubblicata su Cyberpsychology, Behavior, & Social Network ha indagato quale fosse l’impatto del tempo speso su Twitter sulle relazioni intime e come questo tempo potesse in qualche modo predirne le difficoltà (rottura, infedeltà o divorzio).

Dalla sua creazione che risale al 2006, Twitter annovera oggi più di 554 milioni di utenti, con una media di 58 milioni di Tweet al giorno. Diversamente da facebook, il presupposto di Twitter sta in una minore possibilità di scambio (niente “mi piace” e possibilità ridotta di commentare), e si caratterizza per la necessità di racchiudere il “messaggio” che si vuole passare in 140 caratteri.

 

In qualche modo, Twitter si configura quindi come un social network meno interattivo, non offrendo la possibilità di interagire attraverso le chat con gli altri utenti, e richiedendo di limitare i propri post. La fruizione di Twitter, una volta creato un account, può avvenire tramite PC o in versione mobile su smartphone e similari.

Va da sé che, come accade con gli altri social network, è possibile spendere una grande quantità di tempo sia a leggere quello che altre persone condividono nella rete, che a produrre a nostra volta materiale che si vuole rendere pubblico, in tutti i luoghi e in tutte le situazioni.

Russell Clayton della Università del Missouri-Columbia ha indagato come l’utilizzo di Twitter può influenzare l’andamento delle relazioni intime. Lo studio è stato condotto su 514 utenti Twitter (per il 63% di sesso femminile) e evidenzia come il tempo di utilizzo di Twitter (valutato in numero di login al giorno e tempo medio speso per ogni sessione) e i conflitti di coppia (litigi, gelosie, malumori) che emergono a seguito del social network possono predire gli esiti infausti della relazione (rotture, divorzi o tradimenti) e che questa relazione non è influenzata dalla durata della storia.

In altre parole, sia coppie ancora in fase di rodaggio che coppie più navigate sono suscettibili di difficoltà e problemi a causa sia delle risorse che i partner (o anche un solo partner) spendono su Twitter che dei conflitti a questo collegati.

Risultato interessante, anche alla luce di precedenti studi dello stesso autore (Clayton et al., 2013) che hanno invece dimostrato come, analizzando le stesse variabili rispetto all’uso di facebook, le relazioni meno consolidate (di 3 anni o meno) fossero più a rischio rispetto a quelle consolidate. In questo caso, invece, il tempo di “resistenza” della coppia non riesce a tutelare i partner dall’effetto nocivo che può avere l’utilizzo di Twitter.

Quindi amici stiamo attenti al fascino misterioso dei social network, e ricordiamoci che le relazioni sociali più importanti rimangono quelle spese faccia a faccia, in cui il non verbale viene espresso al di là del contributo delle faccette.

 

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Chiara Manfredi
Chiara Manfredi

Teaching Instructor presso Sigmund Freud University Milano, Ricercatrice per Studi Cognitivi.

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