Daniel Casasanto: l’origine delle metafore mentali

Come possiamo pensare alle cose che non possiamo vedere? Daniel Casasanto, nel suo convegno, ha esposto le teorie sull’origine delle metafore linguistiche.

ID Articolo: 100685 - Pubblicato il: 20 giugno 2014
Daniel Casasanto: l’origine delle metafore mentali
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Daniel Casasanto - L'origine delle metafore mentali - Seminario a Trento - Giugno 2014

Daniel Casasanto Ph.D – Seminario: Experiential Origins of Mental Metaphors. Centro CIMeC di Trento a Giugno 2014

Come possiamo pensare alle cose che non possiamo vedere o toccare? Ovvero, come riusciamo a rappresentarci concetti non tangibili, a cui non possiamo direttamente accedere con i nostri sensi, come il tempo, le idee, l’intelligenza ecc.?

Daniel Casasanto, Assistant Professor e responsabile dell’Experience and Cognition Lab del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Chicago ha tenuto venerdì 6 giugno un seminario al Centro Interdipartimentale Mente e Cervello (CIMeC) dell’Università degli Studi di Trento in cui ha esposto le sue teorie in merito all’origine delle metafore linguistiche, in particolare spiegando l’utilizzo che ne facciamo per spiegare le caratteristiche di concetti astratti.

Casasanto inizia il suo intervento ponendo una domanda semplice ma intrigante: “Come possiamo pensare alle cose che non possiamo vedere o toccare?” ovvero, come riusciamo a rappresentarci concetti non tangibili, a cui non possiamo direttamente accedere con i nostri sensi, come il tempo, le idee, l’intelligenza ecc.?

Tale quesito ha interessato l’uomo fin dai tempi antichi. Platone sosteneva che la conoscenza di concetti come la giustizia o la bellezza fosse perfettamente insita in noi già prima della nascita e che, una volta venuti al mondo, avendola persa,  avremmo potuto recuperarla solo attraverso l’apprendimento.

In tempi più recenti differenti teorie si sono alternate, da quella di Alfred Wallace, che sosteneva che solo le capacità concrete e realmente utili fossero oggetto di selezione naturale, riservando per quelle intellettive un’origine spirituale, a quella di Charles Darwin e successivamente di Gould e Vrba, secondo i quali, anche funzioni non selezionate, tramite un processo di preadattamento (poi definito exaptation) hanno trovato utilizzi nuovi e alternativi, come ad esempio le piume degli animali preistorici utilizzate in origine come protezione dal freddo e poi per il volo.

Tale concetto di riutilizzo di vecchie strutture, secondo Casasanto, può essere applicato anche con le metafore mentali. Rappresentazioni tipiche della dimensione percettivo-motoria, che caratterizzano la nostra interazione con l’ambiente fisico, potrebbero essere state riciclate per formare metafore mentali che ci consentono di rappresentare concetti astratti. Ad esempio quando diciamo “Un lungo periodo di tempo”, oppure “Mi sento giù” utilizziamo una metafora mentale compiendo un’implicita associazione tra  un dominio sorgente appartenente alla dimensione spaziale concreta (lungo, giù) e un dominio target astratto (tempo, stato emotivo).

L’evidenza linguistica ci dice, perciò, che siamo abituati a pensare attraverso metafore. Ma qual è l’origine di tali metafore?

Messaggio pubblicitario Casasanto espone la sua idea partendo da una teoria di riferimento che è stata considerata valida per anni, ovvero quella di Lakoff e Johnson, secondo i quali le metafore mentali avrebbero un origine incarnata (embodied origin), perciò sarebbero strettamente collegate con una componente corporea. Ad esempio l’espressione  “Sentirsi su” potrebbe originare da un elemento percettivo-motorio come la postura ben eretta (su) tipica di persone che esperiscono uno stato emotivo positivo, così come “sentirsi giù” deriverebbe dalla postura incurvata verso il basso (giù) che spesso caratterizza le persone che provano un senso di pesantezza e prostrazione.

Casasanto fa notare, tuttavia, che non tutte le espressioni metaforiche legate a concetti astratti nascono da un’esperienza corporea.
Ad esempio, utilizzando sempre il concetto spaziale di su e giù, alcune espressioni hanno origine da esperienze linguistiche (ad esempio le espressioni inglesi “Good is up”, “High on life”, “Down in the dumps”), altre nascono da contesti culturali (ad esempio il gesto romano con pollice alzato o verso che decideva della vita o della morte di un gladiatore). Casasanto afferma che altre associazioni (source-target mappings) sono invece innate.Nessuna di esse, però, però, possiede un’origine univoca e corretta in assoluto.

Per spiegare meglio tale posizione Casasanto porta tre esempi di metafore mentali che utilizzano le coordinate spaziali destra e sinistra in tre diversi ambiti e che gli studi dimostrerebbero avere origini diverse e distinte:

  • Politica – origine linguistica: in differenti paesi ci si riferisce alle diverse posizioni politiche con l’etichetta di destra per intendere quelle conservatrici e sinistra quelle democratiche. Tale abitudine ha origine dall’Assemblea Leg. Francese del 1971 e arriva fino ai giorni nostri, e sarebbe legata, più che a convenzioni di tipo culturale, a esperienze linguistiche acquisite.
  • Tempo – origine culturale: le persone madrelingua inglese solitamente parlano della dimensione temporale utilizzando le espressioni avanti per il futuro e indietro per il passato. Tuttavia alcuni esperimenti hanno mostrato come i gesti spontanei di persone che raccontano un aneddoto caratterizzato da una dimensione temporale, utilizzano l’arto sinistro quando parlano di eventi occorsi prima e il destro per quelli occorsi successivamente. Nella nostra mente, perciò, sembrerebbe esserci una concezione di tempo che trascorre e fluisce lateralmente, nonostante il linguaggio metaforico sia legato a una dimensione verticale. Secondo Casasanto tale caratteristica sarebbe determinata dal contesto culturale, in particolare, per i popoli occidentali, dall’apprendimento della letture e dal sistema calendaristico caratterizzato dal una lateralità da sinistra a destra, e viceversa per le persone di cultura araba. Gli studi hanno infatti dimostrato che soggetti, abituati alla lettura sinistra-destra, dopo un training di lettura inversa tramite specchio, subivano uno switch anche in esercizi in cui dovevano caratterizzare lateralmente il tempo.
  • Valenza – origine corporea: secondo le abitudini culturali e religiose della maggior parte dei paesi la destra è associata con il bene e la sinistra con il male. Secondo Casasanto, tuttavia, tale associazione non avrebbe una base culturale, come saremmo portati a pensare, ma un’origine corporeo-motoria (body specific), legata alla preferenza laterale. Infatti se seguissimo un’interpretazione di tipo linguistico-culturale il bene sarebbe associato alla destra sia per i mancini che per i destrimani. Tuttavia alcuni esperimenti mostrano come le persone assegnino una valenza positiva a parole od oggetti anche a seconda della loro posizione nello spazio rispetto al proprio corpo e alla dominanza emisferica, ovvero i destrimani tenderebbero a etichettare come “buoni” elementi alla loro destra, mentre i mancini, viceversa, quelli alla propria sinistra. Ecco perché Casasanto suggerisce, durante una riunione o un colloquio, di posizionarci sempre in modo da essere nel campo visivo destro del nostro capo… a meno che non sia mancino!

Daniel Casasanto - L'origine delle metafore mentali - Seminario a Trento - Giugno 2014 BIn conclusione Casasanto afferma che pensare attraverso metafore è una capacità che abbiamo acquisito grazie all’evoluzione, cooptando vecchie espressioni legate al concreto, adattandole a concetti astratti.

 

Non abbiamo ancora ben chiara l’origine di tutte le espressioni metaforiche, tuttavia possiamo ritenere superata la teoria embodied origin, dal momento che alcune metafore mentali hanno una origine  determinata sperimentalmente in maniera non ambigua, che le legano ad esperienze di ambito diverso: linguistiche, culturali o corporee.

 

 

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Casasanto, D. (2013). Experiential Origins of Mental Metaphors: Language, Culture, and the Body. In The Power of Metaphor: Examining Its Influence on Social Life. M. Landau, M.D. Robinson, & B. Meier (Eds.). Washington, DC: American Psychological Association Books. DOWNLOAD

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