Pensiero matematico & Linguaggio: cosa hanno in comune?

Lo studio mostra che la struttura sintattica delle espressioni aritmetiche influenza l’interpretazione di frasi organizzate rispetto a espressioni lineari

ID Articolo: 43566 - Pubblicato il: 26 maggio 2014
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linguaggio e matematica © rendermax - Fotolia.com

I primi risultati di questo lavoro suggeriscono che il linguaggio e la matematica condividono delle rappresentazioni sintattiche e utilizzano processi di analisi simili.

Sappiamo che alcune proprietà sono condivise sia dal linguaggio verbale che da quello aritmetico. Pensiamo ad esempio alla possibilità di costruire delle parole a partire da lettere e delle frasi a partire da parole: allo stesso modo siamo in grado di generare e comprendere numeri composti da più cifre, proprio grazie all’assegnazione di un posto specifico alle unità, alle decine e via dicendo, e di risolvere delle espressioni aritmetiche sulla base di alcune regole che indicano quali operazioni vadano svolte per prime.

Sembra quindi che anche nella matematica ci sia la necessità di strutturare il materiale attraverso l’uso di regole sintattiche.

La difficoltà che si pone è come studiare le dimensioni comuni tra il linguaggio e la matematica.

Un paradigma che si è rivelato efficace per studiare l’esistenza di un qualche processo comune nell’analisi sintattica è quello del priming strutturale.

Gli esperimenti classici di priming lessicale dimostrano una riduzione del tempo di elaborazione di una parola come dottore se questa è preceduta da una parola come infermiera, che è semanticamente collegata alla prima.

Messaggio pubblicitario In generale se due stimoli sono legati tra loro su una particolare dimensione, e l’elaborazione dell’uno influenza l’elaborazione dell’altro, possiamo attribuire la causa dell’effetto di facilitazione (o di inibizione) proprio alla dimensione condivisa (Branigan et al., 1995).

Questo principio si applica non solo alla dimensione lessicale e semantica, ma anche a quella strutturale o sintattica. In letteratura sono riportati numerosi esempi di facilitazione dell’elaborazione di una frase dopo aver elaborato già un’altra frase con la stessa struttura sintattica (Pickering & Ferreira, 2008).

Ci siamo chiesti però se questo assunto si possa applicare anche a due codici tanto diversi tra loro, come la matematica e il linguaggio. Scheepers et al. (2011) hanno dimostrato come la risoluzione di espressioni aritmetiche influenzi la produzione di frasi.

Abbiamo pensato di replicare lo studio nella lingua italiana, rendendo il paradigma di studio un po’ più complesso (Caruso et al., 2012). In un esperimento 54 soggetti dovevano risolvere delle semplici espressioni aritmetiche prima di leggere e comprendere delle frasi ambigue del tipo “Ho visto la figlia della signora che è andata in Egitto”.

I risultati hanno mostrato che la struttura sintattica delle espressioni aritmetiche influenzava l’interpretazione di questo tipo di frasi. Soprattutto quando si trattava di espressioni che contenevano parentesi, quindi gerarchicamente organizzate rispetto a espressioni lineari, si osservava una tendenza maggiore ad interpretare il primo nome della frase ambigua come soggetto della frase relativa.

I primi risultati di questo lavoro suggeriscono che il linguaggio e la matematica condividono delle rappresentazioni sintattiche e utilizzano processi di analisi simili.

Questi risultati però non sono interessanti solo per chi si occupa di linguistica, ma possono essere utilizzati nei protocolli di intervento clinico, come nel lavoro di Byrne e Varley (2011) in cui dei pazienti venivano aiutati a sviluppare delle nuove capacità sintattiche legate al linguaggio a partire dalle operazioni aritmetiche.

Questo potrebbe essere uno dei tanti esempi di come la ricerca sui processi cognitivi di base possa spiegare dei fenomeni mentali complessi ed essere d’aiuto alla pratica clinica.

 

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