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Tutta colpa di internet? Cosa fa diventare i nostri ragazzi isolati e demotivati?

Sembra uno di quei moralismi generazionali che hanno riguardato di volta in volta la musica rock, i jeans, la rivoluzione sessuale, i manga giapponesi...

ID Articolo: 42979 - Pubblicato il: 13 maggio 2014
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Giacomo De Caterina.

 

 

 

Adolescenti internet 300 - Immagine:  © Romario Ien - Fotolia.comI ragazzi imparano da noi. E se non proponiamo loro benessere e soddisfazioni da un mondo vivace e partecipato, loro si arrangiano come possono.

I miei amici, ormai tutti –ahimè- abbondantemente oltre gli anta, e quelli che incontro per motivi professionali, dichiarano, spesso, la loro impotenza nei confronti di figli che sembrano preferire l’hashtag all’associazione in parrocchia, la Play al calcetto, What’s app alla chiacchiera da bar.

E attribuiscono il disimpegno e il menefreghismo dei ragazzi (tutti: preadolescenti, adolescenti e giovani adulti), e la scarsa comunicazione tra loro e con gli adulti, soprattutto alla massiva frequentazione degli ambienti virtuali delineati da internet e dintorni.

Di primo acchitto sembra uno di quei moralistici mantra generazionali che hanno riguardato di volta in volta la musica rock, i jeans, la rivoluzione sessuale, i manga giapponesi…

Ma, cercando di scremare il bambino dall’acqua sporca, devo prendere per buone alcune percezioni relative a questi tempi complessi. Vedo anch’io adolescenti e giovani adulti isolati, evitanti rispetto alle difficoltà,  che non fanno sport, disinteressati alla politica, con ridotti consumi culturali –anche in presenza di lauree e master-, esibita crassa ignoranza per la storia del proprio paese.

Talvolta percepisco un vivere povero, di superficie, scarsamente impegnato e partecipato, privo di orizzonti che eccedano di un po’ il proprio ombelico… “Sono gli sdraiati, i figli adolescenti, i figli già ragazzi” (Serra, 2013). Per fortuna è una bieca generalizzazione, ma dando questa tendenza per vera, il colpevole è internet?

Butto lì due dati.

Primo. Le nuove generazioni, anche quelle del passato, non sono specializzate in innovazioni e salti in avanti, ma sono sismografi molto sensibili dell’esistente: colgono cioè quello che viene loro consegnato e anticipano le tendenze.

Secondo. I valori e le etiche non sono in contrasto ma, di solito, abbastanza in continuità con quelle del contesto (Meeus e Crocetti, 2009).

Dando per buoni questi dati, i valori e i comportamenti dei nostri figli sono una reinterpretazione di roba che è già nel mondo adulto e precorre il domani. E d’altra parte, se le tendenze sono quelle figurate nei nostri reality, Homer Simpson è alla porta. Il mondo adulto non è migliore di quello giovanile. Anzi.

John Medina (Medina, 2010) spiazzava i genitori che andavano da lui per lamentare le difficoltà dei figli chiedendo il report personale degli amici frequentati e degli scambi di visite, della frequenza ad associazioni e gruppi di volontariato, di hobby e sport. Come dire: i ragazzi imparano da noi. E se non proponiamo loro benessere e soddisfazioni da un mondo vivace e partecipato, loro si arrangiano come possono.

Messaggio pubblicitario E i nuovi media, come il televisore per gli anziani, sono, contemporaneamente, straordinarie opportunità di incontro e conoscenza, e facili riempitivi di vuoti; sostituti virtuali di comunità  inesistenti –o distratte-. Inutile lamentarsene: il nostro è un mondo bello, pieno di opportunità e potenzialità. Ma anche, e questo vale per qualunque età, competitivo, difficile, mutevole, con scarsa trasmissione di valori strutturati, con comunità frammentate e fluide…  Con proposte educative e modelli adulti  non sempre all’altezza della complessità e velocità delle nostre società, specie di quelle proprie del mondo occidentale.

Sommessamente: se vogliamo giovani impegnati e combattivi, ricchi di amore per la bellezza, rispettosi dei valori relazionali e comunitari, coltiviamo in tal senso le nostre esistenze adulte. Vivremo meglio e i ragazzi -forse- ci seguiranno.

 

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BIBLIOGRAFIA:

 

AUTORE: 

Giacomo De Caterina. Medico chirurgo, iscritto all’Ordine dei medici di Napoli n.22027. Psichiatra; Psicoterapeuta. Specialista in neurologia; Master in Disturbi del comportamento alimentare

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