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Fidati, sei intelligente! – Psicologia e relazioni interpersonali

Una recente ricerca dell'Università di Oxford ha valutato la relazione che intercorre tra fiducia, intelligenza, felicità e salute.

ID Articolo: 42314 - Pubblicato il: 06 maggio 2014
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Fidati, sei intelligente SQUARE - © bluedesign - Fotolia.comFidati, sei intelligente: una recente ricerca dell’Università di Oxford ha valutato la relazione che intercorre tra fiducia, intelligenza, felicità e salute. Nello specifico, Carl e Billari (2014) hanno utilizzato i dati del General Social Survey (GSS), una grande intervista che è stata somministrata a un campione di adulti americani ogni 1-2 anni a partire dal 1972, e si sono concentrati su quattro variabili.

L’intelligenza è stata valutata con due test di vocabolario.

La fiducia generale negli altri e nel genere umano è stata valutata con una semplice domanda, che chiedeva ai partecipanti “In generale, diresti che ti puoi fidare della maggior parte delle persone o che non si è mai troppo attenti quando si ha a che fare con gli altri?”; la domanda prevedeva tre possibili risposte: “mi posso fidare”, “non mi posso fidare” e “dipende”.

La salute generale è stata valutata con la risposta alla domanda “Diresti che la tua salute fisica in generale è eccellente, buona, discreta o scarsa?”, e anche in questo caso i partecipanti avevano le 4 opzioni di risposta proposte.

Anche la felicità, infine, è stata valutata con una domanda diretta al campione, che chiedeva “Nel complesso, come diresti che ti vanno le cose in questo periodo? Diresti che sei molto felice, abbastanza felice o infelice?”.

A questo punto, i ricercatori hanno indagato la relazione tra intelligenza, felicità, salute e fiducia negli altri, controllando anche per diverse variabili demografiche (come genere, età, etnia, lingua, istruzione, stato civile e introito economico).

Le analisi dei dati hanno evidenziato due risultati importanti.

Messaggio pubblicitario Innanzitutto, sembra ci sia una forte correlazione tra intelligenza e fiducia, anche considerando nel modello i fattori sociodemografici. In altre parole, gli autori ci dicono che persone più intelligenti tendono a fidarsi più delle persone, considerate come un insieme; si affacciano al mondo, insomma, più fiduciosi e convinti che gli altri possano essere un elemento positivo anziché un pericolo da cui guardarsi. Carl e Billari si spiegano questo risultato alla luce della teoria Darwiniana, e sostengono che la capacità di valutare gli altri come persone degne di fiducia sia una sfaccettatura particolare dell’intelligenza umana che si è evoluta con la selezione naturale.

In secondo luogo, sembra che alti livelli di fiducia siano correlati a alti livelli di felicità e salute riportati, anche controllando per il livello di intelligenza. In sostanza, secondo Carl e Billari persone che si fidano del mondo, a prescindere da quanto sono intelligenti, sono anche più felici e più sane. In realtà questo dato in particolare è da valutare con cura, perché, vista la natura del tutto soggettiva dei dati (riportati dai soggetti con una sola domanda) e vista la contemporaneità della raccolta delle risposte, è possibile che in realtà la situazione sia rovesciata, cioè che persone in un periodo che valutano come particolarmente felice e buono da un punto di vista fisico, siano anche meglio predisposte verso le altre persone, risultando come più fiduciose nel confronti degli altri.

Il dato relativo al rapporto tra fiducia e intelligenza, invece, sembra essere corroborato anche da precedenti ricerche, che hanno sottolineato come l’intelligenza all’età di 10-11 anni predica la fiducia a 34 anni (anche controllando per numerosi fattori socio-economici) (Sturgis et al., 2010) e hanno spiegato la correlazione tra fiducia e livello di istruzione è alla luce delle abilità cognitive (Hooghe et al., 2012).

 

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