Rubber Hand Illusion ed esperienza soggettiva: quale rapporto tra Body Ownership ed Agency?

Questo articolo presenta un lavoro di Rubber Hand Illusion svolto per indagare la relazione tra i due sensi legati alla rappresentazione corporea.

ID Articolo: 40168 - Pubblicato il: 25 febbraio 2014
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Rubber Hand Illusion ed esperienza soggettiva: quale rapporto tra Body Ownership ed Agency?

Setting sperimentale e Pinprick

Chiara Brandimarte

 

In questo articolo viene presentato un lavoro di Rubber Hand Illusion svolto su soggetti sani per indagare la relazione tra questi due sensi legati alla rappresentazione corporea basandosi sull’esperienza soggettiva diretta dei soggetti grazie all’utilizzo di due questionari.

 

ABSTRACT

Il senso di Body Ownership, l’autoconsapevolezza del proprio corpo, ed il senso di Agency, la consapevolezza di compiere dei movimenti legati al proprio corpo, sono legati tra loro? Quale relazione c’è tra i due? In questo articolo viene presentato un lavoro di Rubber Hand Illusion svolto su soggetti sani per indagare la relazione tra questi due sensi legati alla rappresentazione corporea basandosi sull’esperienza soggettiva diretta dei soggetti grazie all’utilizzo di due questionari.

Messaggio pubblicitario Body Ownership, self-awareness of own body, and sense of Agency, awareness to make the movements related to own body, are related? What kind of relationship is there? In this article we present a work of Rubber Hand Illusion done on healthy subjects to investigate the relationship between these two senses related to the body representation based on the subjective experience thanks to the use of two questionnaires.

PAROLE CHIAVE: Body Ownership, Agency, Rubber Hand Illusion, Mano altrui, Questionari

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INTRODUZIONE

La rappresentazione corporea è composta da due elementi fondamentali: il senso di Body Ownership e il senso di Agency.

Il senso di Ownership è la sensazione di appartenenza del nostro corpo che è sempre presente e che è indipendente dal fatto che le azioni compiute siano volontarie o involontarie. Il senso di Agency, invece, è la sensazione di aver causato o generato un’azione.

Nelle azioni volontarie il senso di Ownership e di Agency coincidono, quindi io riconosco che è stato il mio corpo a muoversi e che ho voluto io quel movimento.

In caso di azioni involontarie è quasi sempre possibile distinguere il senso di Ownership da quello di Agency, un esempio potrebbe essere quando ad una visita medica il dottore muove il mio braccio, in questo caso il senso di Ownership è presente perché sono consapevole che il braccio mosso è il mio, ma il senso di Agency non esiste perché non sento di essere stato io a causare quel movimento o quell’azione (Gallagher, 2000).

Il presente lavoro è nato dalla volontà di indagare quale rapporto lega il Body Ownership e il senso di Agency ed eventualmente studiare questa relazione.

Per fare ciò abbiamo utilizzato come protocollo sperimentale la Rubber Hand Illusion (RHI) che è una procedura sperimentale, solitamente usata per indagare il senso di Ownership,  tramite cui una mano di gomma può entrare a far parte o meno del nostro schema corporeo.

La RHI è stata utilizzata per la prima volta da Botvinick e Cohen nel 1998 e consiste nell’attribuzione errata di sensazioni tattili ad una mano di gomma o aliena posta davanti al soggetto.

Nell’esperimento di Botvinick e Cohen sono stati testati 10 soggetti, ognuno di loro sedeva davanti ad una scrivania sulla quale in corrispondenza del braccio sinistro si trovava una mano di gomma di dimensioni reali e molto simile a quella vera mentre la mano vera veniva nascosta dietro ad un pannello.

Gli sperimentatori toccavano con due pennelli identici la mano vera e quella di gomma nel modo più sincrono possibile, durante la stimolazione al soggetto veniva chiesto di tenere lo sguardo fisso sulla mano di gomma.

Dopo dieci minuti ai partecipanti veniva fatto compilare un questionario, composto da 9 item, volto ad indagare l’esperienza diretta dei soggetti (Botvinick & Cohen, 1998).

Le risposte rilevarono che durante la stimolazione i soggetti riportavano di sentire il pennello sulla mano di gomma.

Botvinick e Cohen avanzarono l’ipotesi secondo cui l’illusione creava un conflitto multisensoriale che veniva risolto dal nostro cervello attraverso “l’embodiment” della mano di gomma.

Per invalidare ulteriormente i loro risultati, Botvinick e Cohen fecero un altro esperimento in cui ai soggetti, dopo aver indotto l’illusione, veniva chiesto di far scorrere il proprio dito destro sul bordo della scatola nel punto dove percepivano il loro dito sinistro, ciò veniva fatto con gli occhi chiusi.

In questo secondo caso però i soggetti erano divisi in gruppo sperimentale e di controllo, nel primo gruppo la stimolazione col pennello era sincrona mentre in quello di controllo la stimolazione veniva fatto in modo asincrono.

I risultati mostrarono che effettivamente i soggetti sperimentali dopo l’illusione riportavano un errato posizionamento della mano sinistra spostata verso la mano di gomma; questo bias non era presente nel soggetti del gruppo di controllo.

La spiegazione dei dati appena descritti è che l’illusione crea un conflitto multisensoriale tra sistema propriocettivo e visivo, ed è quest’ultimo che vince sul primo ed induce la “ricalibrazione” del braccio.

La RHI è una metodica utilizzata per studiare oltre all’integrazione sensoriale tra tatto, vista e propriocezione anche il nostro modo di percepire il corpo.

Sappiamo che alla base ci sono due principali componenti:

  1. 1. Un processo bottom-up di integrazione sincronizzata degli oggetti percepiti con il tatto e con la vista per produrre la RHI
  2. 2. Il cambiamento fenomenologico della rappresentazione del corpo che scaturisce da questo processo che è persistente.

Questi due concetti hanno indotto Tsakiris e Haggard (2005) a pensare che la RHI coinvolgesse un’ interazione generale tra le rappresentazioni dello schema corporeo e le integrazioni visuo-tattili degli stimoli.

Questi motivi li spinsero a condurre una serie di esperimenti volti ad indagare le situazioni in cui la RHI non era presente; qui di seguito ne riporterò solo uno per non dilungarmi troppo sull’argomento.

I soggetti erano tenuti a discriminare degli stimoli vibro-tattili dati sul dito indice oppure sul pollice della loro vera mano mentre guardavano la rubber hand che si poteva trovare in tre modi differenti: in posizione congrua, posizione non congrua (ruotata di -90°) oppure al posto di essa poteva esserci un ramo.

I risultati mostrarono che la RHI era presente nelle situazioni in cui la stimolazione era sincrona, ma soprattutto quando era posizionata in modo congruo con la posizione del soggetto (Tsakiris & Haggard, 2005).

Nei casi in cui la mano di gomma era posizionata in modo non congruo oppure era un ramo la RHI non avveniva, ciò dimostra che il fatto di vedere e sentire uno stimolo nello stesso posto non basta per causare l’illusione.

Tsakiris e Haggard suggerirono che a livello in cui viene costruita l’illusione il processo bottom-up non è sufficiente bisogna aggiungere ad esso i processi top-down che influenzano la rappresentazione del proprio corpo (Tsakiris & Haggard, The Rubber Hand Illusion: Visuotactile Integration and Self-Attribution, 2005).

Riassumendo per indurre la RHI è necessario che:

  1. 1. L’oggetto utilizzato per l’illusione sia una mano e non un oggetto neutrale
  2. 2. La mano di gomma deve essere messa in modo plausibile rispetto alla postura del corpo
  3. 3. Deve essere il più simile possibile alla mano vera del soggetto

Il nostro disegno sperimentale è nato a partire da alcuni studi condotti da Garbarini et al. nel 2012 sull’effetto di accoppiamento bimanuale in alcuni pazienti.

il loro studio è nato a partire da uno lavoro di Franz e collaboratori i cui risultati mostravano che nei soggetti normali esiste un effetto di accoppiamento bimanuale quando le due mani compiono movimenti diversi (Franz, Zelaznik, & Mccabe, 1991).

Quando la mano sinistra deve disegnare dei cerchi e la mano destra delle righe, la traiettoria della mano che disegna righe tende ad ovalizzarsi mentre l’altra mano disegna dei cerchi, ciò significa che il programma motorio della mano che disegna cerchi influenza quello dell’altra mano e produce l’effetto di accoppiamento bimanuale.

A partire da questi risultati Garbarini et al. applicarono tale paradigma ai pazienti con Anosogonsia per l’Emiplegia per verificare se anche in loro fosse presente questo effetto, dato che sono in grado di sviluppare un programma motorio per la mano plegica (Garbarini & al., 2012).

I partecipanti all’esperimento erano pazienti anosognosici, pazienti emiplegici, pazienti con motor neglect e soggetti sani.

I partecipanti dovevano compiere tre compiti:

  1. 1 Linee-Unimanuale: i soggetti dovevano disegnare delle righe con la mano destra
  2. 2 Cerchi-Righe Bimanuale: i soggetti dovevano disegnare cerchi e righe simultaneamente con le due mani
  3. 3 Cerchi-Righe Immaginarie: i soggetti dovevano tracciare delle righe con la mano destra ed immagianare di fare dei cerchi con la mano sinistra

Per determinare se effettivamente era presente l’effetto di accopiamento bimanuale veniva calcolato l’Indice di Ovalizzazione per la traiettoria della mano destra, un valore che indica quanto essa era deviata rispetto a quella originale.

Le previsioni erano che l’effetto di accoppiamento bimanuale fosse presente nei soggetti sani e nei pazienti anosognosici, mentre fosse assente nei pazienti emiplegici senza Anosognosia e Motor Neglect.

I risultati confermarono le previsioni; le performance dei pazienti anosognosici erano simili a quelle dei soggetti normali, mentre nei pazienti emiplegici e motor neglect l’effetto era assente.

Successivo a questo lavoro Garbarini et al. ne svolsero un altro simile, esso riguarda l’applicazione del paradigma Cerchi-Righe ad una particolare categoria di pazienti, denominati E+.

I pazienti E+ sono emiplegici ed affetti da una specie di Emisomatoagnosia, per cui non riconoscono come appartenenti a loro il braccio plegico (un chiaro disturbo di Ownership); allo stesso tempo riconoscono come loro però la mano dello sperimentatore ed i movimenti che essa compie, alla condizione che essa sia messa in coordinate egocentriche affianco alla loro vera mano (Garbarini & al., 2013).

La situazione appena descritta è molto simile alla RHI, con l’unica differenza che in questi pazienti non c’è bisogno di nessun tipo di stimolazione per indurre l’embodiment della mano dello speriementatore, detta anche mano aliena.

In questo esperimento veniva chiesto ai pazienti, il gruppo sperimentale di E+ ed un gruppo di controllo E-, di tracciare delle linee con la mano destra e dei cerchi con la mano sinistra in tre condizioni: in assenza della mano aliena, in concomitanza con la mano aliena sinistra che faceva dei cerchi in prospettiva egocentrica oppure con la mano aliena in prospettiva allocentrica.

L’effetto di accopiamento bimanuale era presente nei pazienti E+ nella condizione in cui la mano aliena disegna i cerchi, ciò dimostra che questi pazienti mostrano anche un disturbo del senso di Agency. Garbarini et al. hanno ipotizzato che questi pazienti assimilino completamente il movimento della mano aliena nella loro rappresentazione motoria, per questo motivo credono di aver realizzato il movimento e mostrano l’effetto di accoppiamento bimanuale. (Garbarini & al., 2013).

I risultati appena descritti hanno portato a pensare che probabilmente oltre alla mano aliena viene embodizzato anche il movimento che questa mano compie, per il momento però ciò è stato dimostrato solo per i pazienti definiti E+, cioè pazienti emiplegici anosognosici che riconoscono come propria la mano dello sperimentatore quando questa è collocata in una posizione coerente.

La nostra ipotesi di ricerca è partita proprio da questi risultati, abbiamo voluto indagare se è possibile riscontrare anche in soggetti normali l’embodiment di una mano altrui e del suo movimento.

Precedentemente ho parlato di “mano aliena” per indicare la mano dello sperimentatore che viene embodizzata, questo termine è al centro di una diatriba lessicale in quanto tende a categorizzare a priori la mano.

Per questo motivo per la parte che riguarda la ricerca svolta parlerò di “mano altrui” o “mano di qualcun altro” perché mi sembra un termine neutro ed adatto alla situazione.

 

PARTECIPANTI

Il campione sperimentali era formato da 32 soggetti sani, 16 femmine e 16 maschi, con età compresa tra i 18 e 30 anni (età media 25,1 anni).

Tutti i soggetti al test di manualità Edimburgh Handedness Inventory sono risultati destrorsi (media= 91,82), il grado di scolarità media era di 16,5 anni.

Abbiamo scelto tutti soggetti destrorsi e li abbiamo sottoposti alla stimolazione di una sola mano dato che in letteratura non sono presenti studi che dimostrino differenze significative tra mano sinistra e mano destra (Ocklenburg & al., 2011); inoltre abbiamo deciso di stimolare solo una mano per volta per ogni soggetto sperimentale anche per ridurre i tempi degli esperimenti che altrimenti si sarebbero dilungati troppo.

Per quest’ultima scelta il disegno sperimentale è stato bilanciato in modo da ottenere un disegno within subject, inoltre tutti i soggetti riportarono di non aver avuto nessun disturbo neurologico, neuropsicologico o comportamentale.

 

METODI

Per gli esperimenti non abbiamo utilizzato la classica scatola utilizzata negli esperimenti di RHI, ma abbiamo ideato una struttura idonea alle nostre esigenze sperimentali (Figura 1)

Questa struttura permette il libero movimento sia della mano del soggetto che quella altrui e soprattutto è stato possibile adattarla a qualsiasi soggetto grazie alla sua flessibilità.

Prima della stimolazione ai partecipanti veniva fatto indossare un telo che copriva gli avambracci, ciò serviva per non far riconoscere la propria mano al soggetto distinguendone avambracci e polsi.

La mano di qualcun altro veniva posto in modo congruo rispetto alla posizione del soggetto ed in linea con la sua spalla affinché potesse realizzarsi l’illusione, come sostenuto da Tsakiris e Haggard (Tsakiris & Haggard, 2005).

L’esperimento prevedeva due tipi di stimolazione:

  1. 1 STIMOLAZIONE SINCRONA: in cui il dito indice del soggetto e quello della mano altrui venivano stimolati simultaneamente
  2. 2 STIMOLAZIONE ASINCRONA: in cui il dito indice del soggetto e quello della mano altrui venivano stimolati alternatamente.

Entrambi le stimolazione, per ogni condizione sperimentale duravano 120 secondi; abbiamo scelto questo tempo di stimolazione a differenza di altre ricerche di RHI (Ehrsson & al., 2005) perché in letteratura è il tempo indicato affinché si instauri l’illusione (Botvinick & Cohen, 1998).

Per la nostra ricerca abbiamo utilizzato come strumento per compiere il movimento i Pinprick.

I Pinprick sono degli stimolatori tattili dotati di una punta retrattile in modo da esercitare sempre la stessa forza su di una superficie indipendentemente dalla potenza con cui vengono usati; ne abbiamo usati di diverse intensità per evitare che i soggetti si adattassero e non si creassero delle aspettative sul tipo di risposta da dare.

Dopo ogni stimolazione la mano del soggetto o la mano altrui pungeva la mano non stimolata del soggetto con il Pinprick; al seguito di ogni stimolazione il partecipante doveva fornire un rating soggettivo per indicare l’intensità dello stimolo da 1 a 5, dove 1 indicava la minima intensità e 5 massima intensità.

Non abbiamo preso in considerazione i dati relativi ai rating soggettivi delle stimolazioni con i Pinprick perché sono ancora in fase di elaborazione, per questo studio abbiamo utilizzato i Pinprick solo per dare un senso al movimento che veniva fatto.

Nella prima parte degli esperimenti abbiamo dovuto valutare quanto era forte la RHI nei soggetti sperimentali, per fare ciò abbiamo selezionato e tradotto  quattro affermazioni del questionario elaborato da Kalckert ed Ehrsson (Kalckert & Ehrsson, 2012):

  1. 1. Mi sembrava di guardare la mia stessa mano
  2. 2. Sentivo la mano altrui come fosse parte del mio corpo
  3. 3. Sentivo come se avessi più di una mano destra/sinistra
  4. 4. Sembrava che la mano altrui si stesse spostando verso la mia vera mano.

I partecipanti a queste frasi dovevano rispondere con una Scala Likert che variava da -3 a +3: dove -3 indica completo disaccordo, 0 non so e +3 completo accordo.

Abbiamo deciso di utilizzare come metro di giudizio solo le risposte date alle affermazioni sopra elencate tralasciando il drift propriocettivo perché ci interessava indagare solo l’esperienza diretta e soggettiva.

Successivamente abbiamo dovuto indagare il senso di Agency legato al movimento fatto in seguito alla stimolazione, per fare ciò abbiamo selezionato e tradotto altre quattro affermazioni del questionarrio elaborato da Kalckert e Ehrsson (Kalckert & Ehrsson, 2012):

  1. 1. Sentivo come se stessi controllando i movimenti della mano altrui
  2. 2. Sentivo come se stessi causando il movimento che ho visto
  3. 3. Sembrava che la mano altrui avesse una propria volontà
  4. 4. Sentivo come se la mano altrui stesse controllando i miei movimenti.

Come nel caso precedente anche a queste affermazioni i soggetti dovevano rispondere con una Scala Likert che variava da -3 a +3.

Sia le domande relative al questionario dell’Ownership che quelle dell’Agency erano suddivise in due gruppi:

  • – Le domande 1 e 2 erano domande reali
  • – Le domande 3 e 4 erano domande di controllo, che servivano per mantenere sotto controllo la conformità, la suggestionabilità e l’effetto del compito. Queste domande sono state create per essere simili a quelle reali, ma che differiscono per il fatto che non catturano l’esperienza fenomenologica dell’Ownership e dell’Agency (Kalckert & Ehrsson, 2012).

Abbiamo scelto queste domande anziché quelle proposte da Botvinich e Cohen, che vengono solitamente utilizzate nei paradigmi di RHI, perché secondo noi sono più immediate e specifiche.

L’utilizzo di domande più dirette si è reso necessario soprattutto nel caso del questionario sul movimento, che forse era più difficile da valutare rispetto al Body Ownership.

Alla fine dell’esperimento ad ogni soggetto abbiamo fatto compilare il test di manualità Edimburgh Handedness Inventory.

 

PROCEDURE

Il soggetto veniva fatto sedere ad una scrivania di fronte allo sperimentatore, veniva fatto sedere il più vicino possibile alla scrivania con i gomiti appoggiati ad essa.

Gli veniva fatto indossare il telo per nascondere gli avambracci, a seconda del bilanciamento la sua mano destra/sinistra veniva sistemata sotto alla struttura precedentemente illustrata in modo tale che se il soggetto teneva fisso lo sguardo sul dito indice della mano altrui non vedessa la propria mano.

Dopo la condizione baseline, durante la quale a caso la mano altrui o quella del soggetto andava a stimolare l’altra mano del soggetto con il Pinprick; questa fase ci è servita per far si che i soggetti sperimentali prendessero confidenza con i Pinprick e per avere a disposizione una situazione pre-stimolazione, eseguivamo la fase di Rubber Hand Illusion in cui i soggetti dovevano tenere lo sguardo fisso sul dito indice della mano altrui per 2 minuti senza muoversi.

Per due minuti lo sperimentatore procedeva con la stimolazione, sincrona o asincrona, tramite i pennelli; al termine di ogni stimolazione veniva sottoposto il questionario precedentemente presentato:

  1. 1. Mi sembrava di guardare la mia stessa mano
  2. 2. Sentivo la mano altrui come fosse parte del mio corpo
  3. 3. Sentivo come se avessi più di una mano destra/sinistra
  4. 4. Sembrava che la mano altrui si stesse spostando verso la mia vera mano.

Alla fase di RHI seguiva quella sperimentale vera e proprio, in cui dopo la stimolazione con i pennelli veniva fatta quella con i Pinprick.

Questa condizione era composta da 5 trials, abbiamo scelto questo numero di prove in modo da ottenere un’illusione più forte ed in più utilizzare i diversi Pinprick.

Dopo ogni stimolazione il soggetto dava il rating sensoriale e alla fine di tutte le prove veniva sottoposto il questionario relativo all’Agency:

  1. 5. Sentivo come se stessi controllando i movimenti della mano altrui
  2. 6. Sentivo come se stessi causando il movimento che ho visto
  3. 7. Sembrava che la mano altrui avesse una propria volontà
  4. 8. Sentivo come se la mano altrui stesse controllando i miei movimenti.

Per concludere la nostra previsione era che dopo aver embodizzato la mano altrui i soggetti sperimentali embodizzassero anche il movimento fatto da essa, per indagare ciò abbiamo preso in considerazioni solo le risposte date al questionario relativo al senso di Agency.

 

RISULTATI

Per l’analisi dei dati sono state calcolate le medie delle risposte dei soggetti alle domande del questionari sia di  Body Ownership che di Agency.

Per ogni questionario sono stati divisi i dati in base alla mano stimolata, alle domande(reali o di controllo) ed al tipo di stimolazione(sicrona/asincrona).

 

ANALISI STATISTICA QUESTIONARIO DEL BODY OWNERSHIP

È stata fatta un ANOVA a misure ripetute con 2 fattori:

  1. 1. STIMOLAZIONE a due livelli: sincrona e asincrona
  2. 2. DOMANDA a due livelli: reali e di controllo.

Il fattore MANO non è stato preso in considerazione in quanto non sono stati trovati dati in letteratura che potessero confermare l’ipotesi di una differenza significativa tra mano destra e mano sinistra (Ocklenburg & al., 2011).

Il fattore principale STIMOLAZIONE è risultato significativo [F(1, 30)=18,819, p=,00015] in quanto c’è differenza significativa tra stimolazione sincrona e asincrona come confermato ai confronti post hoc con la correzione di Duncan: la stimolazione sincrona determina una risposta ai questionari leggermente positiva (mean=0,15625); all’interno di questo dato bisogna tenere presente la distinzione tra domande reali (ossia quelle che valutavano realmente la riuscita della RHI) e di controllo (quelle che servivano per mantenere sotto controllo la conformità, la suggestionabilità e l’effetto del compito).

È importante notare che il solo effetto della stimolazione abbiamo un effetto significativo, ciò è stato fondamentale per la riuscita della RHI e di conseguenza dell’embodiment della mano altrui. Il solo fattore DOMANDA ha un effetto significativo [F(1, 30)=49,287, p=,00000], quindi alle domande reali (1 e 2) i soggetti hanno dato risposte significativamente positive rispetto a quelle di controllo (3 e 4).

L’effetto del confronto tra STIMOLAZIONE x DOMANDA è risultato significativo [F(1, 30)=27,995, p=,00001] (Figura 2), questo indica che le domande reali con la stimolazione sincrona sono significativamente positive (media: 1,67) rispetto alle domande di controllo nella stessa condizione (media= -1,36).

Anche nella condizione della stimolazione asincrona è così: le domande reali durante la stimolazione asincrona sono più positive (media= -0,68) rispetto a quelle di controllo (media= -1,53).

La differenza tra stimolazione sincrona e asincrona è molto maggiore nelle domande reali rispetto a quelle di controllo, nelle quali la differenza non è significativa.

 

ANALISI STATISTICA QUESTIONARIO DELL’AGENCY

Anche in questo caso è stata fatta un ANOVA a misure ripetute con 2 fattori:

1. STIMOLAZIONE a due livelli: sincrona e asincrona

2. DOMANDA a due livelli: reali e di controllo.

L’effetto STIMOLAZIONE x DOMANDA è risultato significativo anche in questo caso [F(1, 30)=11,959, p=,00165] (Figura 3).

In questo caso, a differenza del questionario sul body Ownership, le domande reali (1 e 2) determinano una riduzione dell’effetto nella stimolazione asincrona addirittura inferiore alle domande di controllo (3 e 4).

Rispetto al questionario del Body Ownership le domande reali (1 e 2) nella condizione di stimolazione sincrona risultano essere vicino allo 0, ma comunque diventano estremamente negative nella condizione di stimolazione asincrona.

Le domande di controllo (3 e 4) nella condizione di stimolazione sincrona hanno risultati simili a quelli relativi al questionario sul Body Ownership, mentre nella condizione di stimolazione asincrona le domande di controllo determinano delle risposte più positive.

 

DISCUSSIONE 

Questa ricerca è nata per convalidare la nostra ipotesi secondo cui tramite il paradigma della RHI è possibile embodizzare, oltre alla mano altrui, anche il movimento che la mano altrui compie come è stato dimostrato in alcuni pazienti emiplegici (Garbarini & al., 2012).

Per quanto riguarda la RHI dai dati è emerso che effettivamente era presente nei nostri soggetti, ciò lo deduciamo dalle differenze di risposte date al questionario dai soggetti tra stimolazione sincrona e asincrona.

La stimolazione sincrona ha determinato delle risposte positive alle domande del questionario reali che con la stimolazione asincrona sono state negative; ciò conferma ulteriormente che la stimolazione asincrona si configura come situazione sperimentale di controllo in cui l’illusione non si crea (Botvinick & Cohen, 1998).

Per quanto riguarda il movimento abbiamo visto che l’effetto stimolazione per domanda è risultato significativo.

La stimolazione sincrona ha prodotto un effetto leggermente positivo nelle risposte alle domande reali del questionario (media=0,078).

La stimolazione asincrona ha determinato risposte negative alle stesse domande (media=1,380), tranne nel caso della domanda 3 in cui le risposte sono state positive, ma questo potrebbe dipendere dal fatto che la domanda risultava troppo controversa.

Possiamo affermare che in seguito alla stimolazione sincrona i soggetti hanno provato, seppur in minima parte, la sensazione di “possedere” il movimento fatto dalla mano altrui.

Questi dati confermano la nostra ipotesi, cioè in soggetti sani in seguito all’embodiment di una mano altrui si può embodizzare anche il movimento compiuto da essa.

I dati relativi al Body Ownership sono molto positivi, c’è stata una forte sensazione da parte dei soggetti di possedere la mano altrui.

Questo ci suggerisce l’idea che magari aumentando l’embodiment della mano altrui potrebbe anche aumentare l’effetto relativo al movimento, ad esempio si potrebbe aumentare il tempo delle stimolazioni o forse introdurre delle misure oggettive oltre a quelle soggettive.

Un altro dato che è emerso dalla nostra ricerca è la differenza tra mano sinistra e mano destra, in relazione alla domanda 1 del questionario dell’Agency c’è una discrepanza tra mano sinistra (che mostra risultati positivi) e mano destra (che mostra risultati negativi).

Questo dato non era stato previsto poiché non rientrava nella nostra ipotesi di ricerca; come detto in precedenza in letteratura non ci sono casi che dimostrino la presenza di lateralità nella RHI (Ocklenburg & al., 2011).

È noto che l’emisfero destro è dominante nelle abilità visuo-spaziali, mentre quello sinistro lo è per il linguaggio; Ockenburg et al. Hanno svolto uno studio per verificare se la sensazione della RHI fosse più forte in soggetti destrimani piuttosto che mancini, assumendo a priori che l’emisfero destro fosse dominante per il senso di Body Ownership basandosi sul fatto che tutti i deficit di rappresentazione corporea riguardassero pazienti con danni cerebrali destri (Ocklenburg & al., 2011).

I risultati mostrano che la vivacità della RHI non era modulata dalla manualità del soggetto, perché nei soggetti mancini non erano presenti diminuzioni o dati opposti rispetto ai destrimani; questi dati mostrano quindi che non vi è lateralizzazione per quanto riguarda la RHI, tuttavia potrebbe essere interessante svolgere altri studi riguardanti  ciò (Ocklenburg & al., 2011).

Probabilmente i risultati che abbiamo ottenuto alle domande dei questionari sono dovuti al tipo di domande che abbiamo utilizzato.

Rispetto a quelle usate da Botvinich e Cohen, che erano più lunghe e vaghe e quindi era più facile che i soggetti dessero delle risposte più vicine alla media, le nostre erano più mirate e dirette, ciò potrebbe aver spinto i soggetti a dare risposte più estreme (soprattutto nel questionario dell’Agency).

La nostra ricerca rappresenta un lavoro preliminare sulla relazione che lega il senso di Body Ownership ed Agency, il nostro gruppo di ricerca sta pensando di svolgere ulteriori studi sull’argomento.

Uno di questi sarà l’utilizzo dei Pinprick, gli stimolatori tattili presentati in precedenza, come strumenti volti alla misurazione della Sensory Suppression (Foo & Mason, 2005).

La Sensory Suppression è un fenomeno sensoriale per cui quando compiamo dei movimenti auto-generati e volontari verso una parte del

nostro corpo la nostra soglia sensoriale di attivazione si abbassa, mentre si alza quando subiamo dei movimenti dall’esterno. Utilizzando la Sensory Suppression, secondo noi, sarebbe possibile misurare indirettamente l’embodiment del movimento compiuto dalla mano altrui.

Questo si potrebbe verificare usando i Pinprick ed andando a confrontare i rating sensoriali dei soggetti prima e dopo la RHI, se la nostra ipotesi è vera, si dovrebbe riscontrare una diminuzione dei giudizi di rating dopo l’illusione perché in seguito all’embodiment della mano altrui si dovrebbe manifestare la Sensory Suppression.

Un altro futuro sviluppo di questo lavoro potrebbe essere rivolgerlo anche ai pazienti E+, i pazienti emiplegici con disturbo del Body Ownership per studiare ulteriormente i loro deficit. Il rapporto tra Body Ownership e il senso di Agency rimane da indagare a  fondo, la nostra ricerca rappresenta l’inizio di una serie di studi che in futuro verranno svolti sull’argomento.

È importante svolgere delle ricerche su questo argomento in quanto potrebbero essere d’aiuto per lo sviluppo di nuove tecniche riabilitative in campo.

Figura 1- Setting sperimentale e Pinprick.

Figura 1- Setting sperimentale e Pinprick.

Figura 2- confronto tra STIMOLAZIONE x DOMANDA- è significativo per le domande reali rispetto di controllo e anche durante la stimolazione sincrona rispetto all’asincrona.

Figura 2- confronto tra STIMOLAZIONE x DOMANDA- è significativo per le domande reali rispetto di controllo e anche durante la stimolazione sincrona rispetto all’asincrona.

 

Figura 3- Effetto STIMOLAZIONE per DOMANDA- le domande reali (linea blu) determinano una riduzione dell’effetto nella stimolazione asincrona (2) rispetto alle domande di controllo (linea rossa).

Figura 3- Effetto STIMOLAZIONE per DOMANDA- le domande reali (linea blu) determinano una riduzione dell’effetto nella stimolazione asincrona (2) rispetto alle domande di controllo (linea rossa).

 

AUTORE: 

Dott.ssa Chiara Brandimarte, Laureata in Scienze della Mente presso l’Università degli Studi di Torino.
Questo articolo, tratto dalla tesi di laurea magistrale, ha partecipato al Premio State of Mind 2013 per la Ricerca in Psicologia e Psicoterapia

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