Qual è la prima reazione di un atleta dopo una vittoria?

Un atleta appartenente a culture con alto PD (power distance) mostra un maggior linguaggio del corpo rispetto a quelli appartenenti a culture con basso PD.

ID Articolo: 39160 - Pubblicato il: 05 febbraio 2014
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Gli autori hanno comparato l’intensità dell’espressione di trionfo dell’atleta con il  “power distance (PD)” dalla propria cultura, una misura che rappresenta il grado con il quale una certa cultura incoraggia o scoraggia lo status e le differenze gerarchiche tra i gruppi.

Dallo studio è emerso come gli atleti appartenenti a culture con un alto PD mostrano un maggior linguaggio del corpo rispetto a quelli appartenenti a culture con un basso PD.

Secondo un recente studio pubblicato sul giornale Motivation and Emotion, dopo una vittoria, la prima ed istintiva reazione di un atleta è quella di ostentare il proprio dominio sull’avversario. Per questo, il loro linguaggio del corpo, conosciuto come “dominance threat display” ed etichettato come “trionfo” in altri studi, è stato oggetto di osservazione nei vincitori di incontri durante le Olimpiadi e le Paraolimpiadi.

Sembra che sia un comportamento innato che nasce da un bisogno evolutivo di stabilire ordine e gerarchia nella società”, afferma David Matsumoto, Professore di Psicologia dell’Università di San Francisco e co-autore di questo studio insieme a Hyisung Hwang.

In un precedente studio, Hwang e Matsumoto avevano riscontrato che la cultura di appartenenza di un atleta influenza il modo e l’intensità del proprio linguaggio del corpo. “Individui appartenenti a culture volte all’individualismo mostrano maggiormente questo tipo di comportamenti di predominio rispetto ad individui provenienti da culture di tipo più egalitario”, continua Matsumoto.

Messaggio pubblicitario Sempre in quello studio, gli osservatori avevano etichettato come “trionfo” la posizione vittoriosa che assumevano gli atleti dopo una vittoria e avevano stabilito che questo trionfo poteva potenzialmente essere un’espressione separata rispetto all’orgoglio, il quale richiede una maggior meditazione e riflessione.

Nel nuovo studio, invece, per la prima volta ci si è chiesti se le espressioni di trionfo siano veramente la reazione immediata di un’atleta dopo una vittoria. Per rispondere a questa domanda, Hwang e Matsumoto si sono concentrati sull’osservazione della prima reazione corporea di un atleta quando egli realizzava di aver vinto, verificando se quell’azione appartenesse a quelle che costituivano il “trionfo” e valutandone l’intensità su una scala da 1 a 5.

Le azioni considerate trionfanti includevano alzare le braccia in alto, gonfiare il petto, inclinare la testa all’indietro e sorridere. Questi comportamenti sono stati osservati in atleti vincitori appartenenti a qualsiasi background culturale e anche in atleti ciechi durante le Paraolimpiadi, suggerendo che questi comportamenti siano biologicamente innati.

L’espressione che viene prodotta da molte persone diverse, di diverse culture, subito dopo aver vinto un match è davvero rapida, immediata e universale”, afferma Matsumoto.

In questo studio, i due autori hanno comparato l’intensità dell’espressione di trionfo dell’atleta con il suo “power distance (PD)” dalla propria cultura, una misura che rappresenta il grado con il quale una certa cultura incoraggia o scoraggia lo status e le differenze gerarchiche tra i gruppi.

Gli autori hanno riscontrato che gli atleti appartenenti a culture con un alto PD mostrano un maggior linguaggio del corpo rispetto a quelli appartenenti a culture con un basso PD. Gli stati con un alto PD includono Malesia, Repubblica Slovacca e Romania, mentre gli stati con un basso PD comprendono Israele, Austria e Finlandia. Gli Stati Uniti e l’Inghilterra si trovano nel mezzo di questo spettro PD, insieme a Italia, Ungheria e Iran. Gli atleti appartenenti a stati che pongono grande enfasi sulla gerarchia mostrano un maggior numero di comportamenti volti a stabilire lo status e il potere.

Matsumoto infine propone un esempio concreto, facendo notare come, durante una riunione, la persona che si capisce che detiene il potere si presenta eretta e sembra più alta, utilizza una voce forte ed utilizza una gestualità che indica dominanza. “Se c’è un conflitto, la persona che urla di più o si mostra più severa sarà vista come il leader e stabilisce una gerarchia in quel determinato contesto”.

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PSICOLOGIA DELLO SPORTLINGUAGGIO & COMUNICAZIONE 

 

 

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