Stress e Alimentazione: quali connessioni? – Psicologia

Nelle situazioni di stress le persone possono dividersi in due tipologie: quelle che lo gestiscono mangiando di più e quelle che invece perdono l’appetito

ID Articolo: 37752 - Pubblicato il: 16 dicembre 2013
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Spesso nelle situazioni di stress le persone possono dividersi in due tipologie: quelle che gestiscono lo stress mangiando di più, talvolta snack o cibi “spazzatura”, e quelle che invece perdono l’appetito e mangiano meno.

Il buon senso, però, consiglia di regolare queste cattive abitudini promuovendo un regime alimentare equilibrato. Una nuova ricerca mette in discussione questo assunto in quanto mostra che coloro che sono più sensibili alla variazione di appetito in situazioni stressanti presentano un modello di comportamento alimentare che può avere dei benefici nelle situazioni non-stressanti.

Sproesser e colleghi hanno reclutato dei volontari per partecipare ad un compito in cui venivano presentate sia delle situazioni gratificanti che situazioni spiacevoli. L’ipotesi di partenza era che esperienze sociali positive possono modulare il comportamento alimentare.

I ricercatori proposero un compito in cui coinvolgevano i partecipanti in situazioni di esclusione sociale, di inclusione e in situazioni neutre. Essi dovevano interagire con persone sconosciute attraverso un video, prima di incontrarle di persona. Dopo la conoscenza virtuale, ogni partecipante riceveva dal partner un video di diverso tipo. Nel primo, il partner era felice di avere un incontro di persona, nel secondo invece rifiutava l’incontro ed infine, nel gruppo di controllo, si diceva al partecipante che l’esperimento era stato cancellato.

In un secondo momento, i soggetti partecipavano ad un altro test, apparentemente non collegato al primo. Questo compito mirava a testare il gusto di tre diversi tipi di gelato e i soggetti potevano mangiarne quanto volevano. Da questo studio i ricercatori hanno identificato due gruppi di soggetti caratterizzati da abitudini alimentari diverse, sia rispetto a situazioni sociali negative, come ad esempio in momenti di stress, sia rispetto a quelle positive. Da una parte ci sono i “munchers” (da “munch”, sgranocchiare) quelli che mangiano di più sotto stress e meno in situazioni gratificanti, dall’altra i cosiddetti “skippers”, gli inappetenti da stress, che mostrano il pattern opposto, mangiando di più in situazioni positive.

Messaggio pubblicitario I risultati mostrano che, dopo una situazione socialmente negativa i soggetti del primo gruppo mangiano più gelato rispetto al gruppo di controllo, mentre quelli del secondo gruppo ne mangiano meno. In media, i primi hanno assunto circa 120 kcal in più rispetto ai soggetti dell’altro gruppo. Inoltre, dopo aver ricevuto un feedback positivo da parte del partner, i “munchers” hanno mangiato meno cibo rispetto al gruppo di controllo, mentre gli “skippers” hanno mostrato la tendenza a cibarsi mediamente di più.

“E’ sorprendente – sottolinea Sproesser – l’immagine speculare fra consumo di gelato e la condizione di esclusione sociale“.

Questo studio getta luce, quindi, sul rapporto tra condotta alimentare e stress e rappresenta un valido strumento per professionisti e medici al fine di considerare meglio gli approcci educativi all’alimentazione finora utilizzati. Sia i “munchers” che gli “skippers”, infatti, sono a rischio di aumento del peso nel lungo tempo e non di “default”. Ciò che occorre, afferma Sproesser, è una “visione dinamica dell’assunzione di alimenti in più situazioni, negative e positive“, che tenga in considerazione la variabilità nel consumo di cibo e i comportamenti compensatori utilizzati a seconda delle situazioni.

 

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