Sperimentazione Animale: il Suicidio della Ricerca Italiana

Se la nuova legge sulla sperimentazione animale sarà approvata, le conseguenze saranno catastrofiche per la ricerca biomedica in Italia.

ID Articolo: 37362 - Pubblicato il: 27 novembre 2013
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La Redazione di State of Mind consiglia la lettura di questo contenuto:

 

Il 22 Novembre 2013 Nature Neuroscience (parte del gruppo Nature), che assieme a Science è la rivista scientifica più importante a livello mondiale, ha pubblicato un editoriale particolarmente duro nei confronti dell’Italia in riferimento alla legge sulla sperimentazione animale votata dal Parlamento italiano l’8 agosto 2013 (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-08-20;96); tale legge nasce da una direttiva dell’Unione Europea del 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32010L0063:IT:HTML), direttiva che vuole rappresentare “un passo importante verso il conseguimento dell’obiettivo finale della completa sostituzione delle procedure su animali vivi a fini scientifici ed educativi non appena ciò sia scientificamente possibile.” e che riconosce come “Benché sia auspicabile sostituire nelle procedure l’uso di animali vivi con altri metodi che non ne prevedano l’uso, l’impiego di animali vivi continua ad essere necessario per tutelare la salute umana e animale e l’ambiente.” .

La legge italiana, che deve ancora essere approvata in Senato, prevede tra i vari punti di:

a)    vietare l’utilizzo di  primati,  cani,  gatti  ed  esemplari  di specie in via d’estinzione a meno  che  non  si  tratti  di  ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte;

b)    vietare  gli  esperimenti  e  le  procedure  che  non  prevedono anestesia o analgesia, qualora esse comportino dolore all’animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici;

c)     vietare l’utilizzo di animali per gli esperimenti  bellici,  per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali  e  di  esercitazioni  didattiche  ad  eccezione   della formazione  universitaria  in  medicina   veterinaria   e   dell’alta formazione dei medici e dei veterinari;

d)     vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti  e primati non umani destinati alla sperimentazione;

Nature Neuroscience denuncia come tali restrizioni, se approvate, avranno “conseguenze catastrofiche per la comunità di ricerca biomedica italiana”: la ricerca italiana, già vittima di una politica di tagli dei fondi,  non sarà più competitiva a livello internazionale e quindi non sarà più in grado di vincere sovvenzioni europee o di attirare investimenti  esteri; l’impossibilità di allevare animali per la sperimentazione costringerà gli scienziati ad abbandonare i propri progetti, a procurarsi animali al di fuori dell’Italia (con un ulteriore aumento dei costi per la ricerca) oppure ad andare a fare ricerca all’estero.  Nature Neuroscience sottolinea soprattutto come “questa normativa porrà fine alla possibilità di ricerca sulle cause e il trattamento della tossicodipendenza, nonché della ricerca volta ad indagare le potenzialità di terapie sostitutive di cellule staminali”; quest’ultimo rappresenterebbe un grandissimo ostacolo per la ricerca di nuove terapie contro il cancro, che al momento sono condotte per la maggior parte proprio tramite xenotrapianti.

Se da una parte la colpa è da attribuire ad una scarsa formazione e conoscenza scientifica di base dell’opinione pubblica, dall’altra la rivista punta il dito contro la comunità di ricerca italiana, colpevole di non aver  comunicato “in modo adeguato i mezzi con cui la ricerca biomedica viene condotta, portando così a malintesi e diffidenze da parte della popolazione.” Sarebbe pertanto auspicabile una “collaborazione tra il governo italiano e l’establishment scientifico per migliorare la formazione scientifica e la comunicazione” nel nostro Paese perché, essendo la sperimentazione animale un argomento che smuove emotivamente l’opinione pubblica,  “solo attraverso una chiara comprensione da parte dell’opinione pubblico del valore e dell’importanza della ricerca sugli animali si potranno evitare tali crisi in futuro”.

Qui di seguito potete leggere l’editoriale di Nature Neuroscience in lingua originale.

It is not difficult to see how these restrictions, if implemented, could have catastrophic consequences for the entire Italian biomedical research community. If laboratories are unable to breed research animals, scientists will be forced to either abandon current research projects or acquire animals from lab animal distributors based outside of Italy, making most experiments prohibitively expensive…

 

Italian biomedical research under fire : Nature Neuroscience : Nature Publishing GroupConsigliato dalla Redazione

BANDO SELEZIONE PSICOLOGI
A short-sighted bill introduced in the Italian parliament could cripple scientific research in that country. Scientists share some of the responsibility for this crisis. (…)

 

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