L’errore del terapeuta in psicoterapia – Assisi 2013

Assisi 2013 - In clinica l'errore è attribuito al paziente, ma anche il terapeuta svolge un ruolo attivo mettendo in gioco emozioni, pensieri, comportamenti

ID Articolo: 35962 - Pubblicato il: 11 novembre 2013
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Assisi 2013

L’errore del terapeuta in psicoterapia

 Ruocco F., Montali A., Fiore F.

(Psicoterapia Cognitiva e Ricerca – Bolzano)

 

INTRODUZIONE:

Nel linguaggio clinico l’errore viene spesso attribuito al paziente. Per quanto riguarda, invece, l’approccio CBT, è importante stabilire che l’obiettivo terapeutico si gioca nella relazione terapeutica. Tre grossi elementi sono coinvolti nell’errore terapeutico: emozioni, cognizioni e comportamenti, sia del terapeuta che del paziente. Nel nostro lavoro abbiamo, quindi, estrapolato quattro tipologie di errore: 1. competenza tecnico-terapeutica; 2. conduzione del colloquio; 3. formulazione del contratto terapeutico; 4. competenza interpersonale. Abbiamo inoltre preso in considerazione la presa di consapevolezza dell’errore e la determinazione della causa.

L’obiettivo posto è stato quello di sondare la percezione dell’errore in un ambiente di professionisti, per ricercare eventuali spiegazioni che i terapeuti si danno sul drop-out dei pazienti, confrontandoli con un precedente lavoro su terapeuti formati (S. Errico, 2011). Abbiamo inoltre comparato i dati con una recedente ricerca: ‘Analisi delle Aspettative di Errore in Gruppi di Allievi in Corso di Formazione in Terapia’ (S. Lissandron, 2010). Ciò che ci si chiede è se fosse possibile rintracciare delle categorie formali nelle aspettative di errore da parte dei professionisti.

Il questionario utilizzato è un riadattamento del questionario utilizzato per le precedenti ricerche (S. Lissandron 2010). Abbiamo raccolto 30 questionari compilati in forma anonima. Sono state prese in considerazione le seguenti categorie di errore: il tipo di errori ricorrenti, l’attribuzione causale e la consapevolezza. Si sono, così, confrontati i differenti approcci terapeutici rispetto alla tipologia di errore, all’attribuzione e alla modalità di acquisizione della consapevolezza rispetto all’errore, sui gruppi maggiormente rappresentati: sistemico, cognitivo-comportamentale e costruttivista. La risposta più rappresentata per le ‘categorie di errore’ è relativa alla competenza tecnico-terapeutica, con un 38%. L’attribuzione di errore maggiormente rappresentata è relativa alle abilità professionali, mentre la consapevolezza dell’errore deriva per il 26% dalle reazioni del paziente e segnali di questi al terapeuta e dalla riflessione esplicita del terapeuta stesso.

I dati si sono potuti suddividere in due filoni che corrono paralleli. Ciò che li separa sembra essere l’approccio psicoterapeutico. È, difatti, emerso che per terapeuti di stampo cognitivo-comportamentale e costruttivista il focus dell’errore è decisamente più interno rispetto ai colleghi di stampo sistemico. Questo è suggerito dal tipo di risposte raccolte. Se da un lato per terapeuti cognitivo-comportamentali e costruttivisti l’errore è di competenza tecnica, l’attribuzione è alle proprie abilità professionali e la consapevolezza è dovuta a riflessione esplicita o interna. Per il colleghi sistemici invece l’errore è maggiormente causato dalla conduzione del colloquio, l’attribuzione è data dalle caratteristiche del paziente e la consapevolezza deriva dalla supervisione clinica.

I risultati più evidenti di questa ricerca sono diversi. Possiamo, infatti, alla fine confermare che sia i terapeuti esperti che terapeuti non esperti hanno la percezione dei propri errori. Per diversi indirizzi di specializzazione in psicoterapia si hanno diverse tendenze alla percezione ed all’attribuzione dell’errore. Infatti, sia ad una attribuzione dell’errore, sia all’attribuzione della causa che per la presa di coscienza emerge la tendenza interna per terapeuti cognitivi-comportamentali e costruttivisti ed invece uno stile esterno per terapeuti sistemici.

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