expand_lessAPRI WIDGET

Il cervello maschile. Istruzioni per l’uso.

E' poco chiaro quali siano le differenze cognitive o comportamentali attribuibili alla diversa morfologia del cervello maschile e di quello femminile.

Di Ilaria Cosimetti

Pubblicato il 01 Ott. 2013

Aggiornato il 04 Ott. 2013 13:37

ATTENZIONE! QUESTO ARTICOLO E’ DA CONSIDERARSI UN’OPERA DI IRONIA. LE FONTI CITATE SONO REALI, LE NOSTRE CONCLUSIONI UMORISTICHE.

 

Il cervello dei maschi. Istruzioni per l'uso . - Immagine: © Sangoiri - Fotolia.comC’è poca chiarezza riguardo a quali siano le eventuali differenze cognitive o comportamentali attribuibili alla diversa morfologia del cervello maschile e di quello femminile.

La comunità scientifica è divisa. Da una parte i ricercatori che si ostinano ad indagare le differenze biologiche nei cervelli di uomini e donne a spiegazione della variabilità comportamentale, dall’altra i colleghi che accusano i primi di “neurosessismo”.

Tra loro, Raffaella Rumiati, docente di neuroscienze cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, denuncia poca chiarezza riguardo a quali siano le eventuali differenze cognitive o comportamentali attribuibili alla diversa morfologia del cervello maschile e di quello femminile.

E’ opininone diffusa, per esempio, che le donne non siano biologicamente portate per le materie scientifiche ma la constatazione che in paesi più evoluti, in materia di uguaglianza sociale e parità di genere, i risultati scolastici delle ragazze in matematica siano equiparabili a quelli dei colleghi maschi, lascia credere che molte caratteristiche di genere ricondotte a variabili neurologiche dipendano invece da fattori culturali.

Sul versante opposto altre personalità del panorama scientifico nazionale come Antonio Federico, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università di Siena, parlano invece di differenze genetiche, ormonali e strutturali nei due cervelli con importanti ricadute sulle funzioni cerebrali ed è proprio sulla base di tali riscontri che voglio dare al nostro pubblico femminile un po’ di suggerimenti per comprendere meglio il comportamento maschile ed agire di conseguenza.

1. Se proprio avete bisogno, chiedete!

Le capacità empatiche degli uomini sono notevolmenti inferiori alle nostre (e probabilmente anche a quelle del gatto), non date quindi per scontato che segni di evidente malessere inducano il vostro partner a chiedervi come state ne tantomeno se avete bisogno di qualcosa.

2. Siate chiare

Nell’interazione verbale, abituatevi ad un linguaggio semplice, concreto e in sintonia con l’espressione del vostro volto. Eventuali messaggi ambigui potrebbero mandare in tilt il vostro interlocutore. Il cervello dell’uomo tende ad elaborare la realtà basandosi soprattutto sull’emisfero sinistro, razionale, logico e rigidamente lineare.

3. Niente coccole 

Se siete distrutte da una giornata di lavoro e avete desiderio di baci e abbracci affidatevi al gatto di cui sopra o vi ritroverete a dovervi inventare un gran mal di testa per evitare una notte di fuoco. Nel vocabolario maschile il termine “coccole”, colpa del testosterone, è sinonimo di “preliminari”.

4. Niente chiacchere

Se avete voglia di parlare con qualcuno in questo caso nemmeno il gatto vi può essere d’aiuto. Interpellate un’amica. E’ risaputo che le capacità comunicative delle donne sono notevolmente superiori a quelle degli uomini. 

5. Una cosa alla volta

Non pretendete troppo dai vostri uomini. Mentre le donne sono abili nel compiere operazioni mentali in parallelo, gli uomini faticano a rispondere anche alla più banale delle domande se sono impegnati in qualsiasi attività che vada oltre il mantenimento dei propri parametri vitali.

6. Pretendete il minimo

L’evoluzione sembrerebbe aver plasmato il cervello maschile per essere portato verso la sistematicità. Ne deriva, per esempio, una maggior predisposizione ad interagire con gli apparecchi elettronici. Pretendete dunque che l’uomo di casa sia quantomeno in grado di sostituire una lampadina.

A chi mi accusa di neurosessismo voglio ricordare che per secoli si è pensato che quell’8% di cervello in meno ci rendesse meno intelligienti… potrebbe anche essere vero.

 

LEGGI ANCHE:

GENDER STUDIES – NEUROSCIENZE – NEUROPSICOLOGIA

 

 

BIBLIOGRAFIA: 

 

EDIT (del 4 ottobre 2013):

Ovviamente è un articolo ironico e ricco di pregiudizi riguardo le differenze tra uomini e donne e la rigidità a cui accenna Emanuele deriva proprio dall’intenzione di marcare ulteriormente tale diversità di genere. Del resto è ciò che facciamo spesso nella vita di tutti i giorni, soprattutto a giustificazione dell’incomprensione con il sesso opposto. In verità la ricerca negli ultimi anni dà un risalto sempre maggiore a variabili culturali e ambientali e questo dovrebbe aiutarci ad essere un po’ meno “neurosessisti”… salvo quando questo ci fa comodo, ovvio!

In risposta al commento di un lettore,
Ilaria Cosimetti.

Si parla di:
Categorie
ARTICOLI CORRELATI
cancel