Mediazione Familiare e Separazione Coniugale

La mediazione familiare offre ai coniugi la possibilità di costruire uno spazio protetto di ascolto e di soluzione del conflitto.

ID Articolo: 28446 - Pubblicato il: 29 marzo 2013
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Mediazione Familiare e Separazione coniugale. -Immagine:© william87 - Fotolia.comLa mediazione familiare offre ai coniugi la possibilità di costruire uno spazio protetto di ascolto e di soluzione del conflitto.

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La mediazione familiare si è sviluppata per la prima volta negli Stati Uniti negli anni 70 e attualmente si sta diffondendo ovunque con l’intento di ridurre i danni indotti da separazioni coniugali molto conflittuali. La carte europea dei Mediatori Familiari (1992) la definisce così: “Un processo nel quale un terzo viene sollecitato dalle parte per affrontare la riorganizzazione resa necessaria dalla separazione nel rispetto del contesto legale esistente. La mediazione è un lavoro che mira a ristabilire la comunicazione fra i coniugi in vista della costruzione di un progetto relativo all’organizzazione delle relazioni dopo la separazione e il divorzio.

Lo scopo quindi dell’intervento sarebbe quello di aiutare genitori che si stanno separando in modo conflittuale a trovare strategie cooperative in quanto genitori. La mediazione offre ai coniugi la possibilità di costruire uno spazio protetto di ascolto e di soluzione del conflitto.

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Sono previsti anche interventi dopo la fase di mediazione, con l’obiettivo di sostenere le risorse genitoriali in coincidenza di eventi come l’adolescenza, la modificazione dell’assetto familiare (esempio: uno dei due ex coniugi si risposa), gestione di famiglie monoparentali.

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La mediazione si differenzia dalla psicoterapia di coppia poiché nel primo caso ci si occupa in modo specifico della valorizzazione delle risorse genitoriali dando per assodata una dissoluzione del legame di coppia mentre nel secondo caso ci si interessa direttamente alla dimensione coniugale e relazionale.

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Che formazione possiede il mediatore familiare?

Vi sono pareri diversi in base a quale debba essere la formazione di base del mediatore. In Italia attualmente non è stato approvato dal legislatore un percorso di studio obbligato per divenire mediatore, esistono però dei corsi specifici generalmente frequentati da: avvocati, psicologi e assistenti sociali.

Dove avviene la mediazione e quanto tempo dura?

La mediazione può essere pubblica, privata o collocata presso un Tribunale. Attualmente in Italia i mediatori che lavorano privatamente hanno maggiori occasioni di lavoro proprio collaborando con gli studi legali. I Tribunali per i minorenni e i Tribunali Ordinari quando decidono di prescrivere un percorso di mediazione inviano gli interessati presso i consultori e i centri di mediazione pubblici.

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Per quanto riguarda la durata vi è un accordo nel proporre un numero limitato di incontri, dagli 8 ai 12, che si estendono nell’arco di tempo compreso tra 4- 8 mesi sino ad un massimo di un anno.

Quali sono le tecniche adottate dal mediatore?

Durante il primo colloquio il mediatore spiegherà che il suo tentativo sarò quello di aiutare la coppia a trovare un accordo comune, senza che sia lui stesso a dover proporre delle soluzioni, li aiuterà a definire i campi di interesse e si occuperà del futuro più che del passato.

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  Messaggio pubblicitario Procederà poi con la raccolta delle informazioni più significative relative alla storia della coppie e ai motivi che hanno indotto la separazione, facendo in modo che tutte le informazioni siano condivise. Il primo compito del mediatore è quello di assumere il controllo nella definizione dell’elenco dei problemi da discutere. Il suo obiettivo è quello di far giungere la coppia ad una definizione congiunta di ciascun problema. È molto importante che la definizione avvenga in modo chiaro, non astratto e ben circoscritto.

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Durante questa prima fase è facile constatare nelle persone la convinzione che la causa della crisi coniugale sia qualcosa da attribuire all’altro (ad esempio: litigiosità, aggressività, troppa dipendenza dalla famiglia d’origine, tradimenti, indisponibilità alla vita sessuale ecc). Di conseguenza all’inizio ciascuna parte è fortemente convinta che la soluzione consista nel correggere questi comportamenti presenti nell’altro. Questo atteggiamento oltre ad essere scorretto dal punto di vista relazionale è anche inefficacie dal punto di vista operativo. Compito del mediatore, quindi, è anche quello di sottolineare proprio questo aspetto ai propri clienti, specificando che la mediazione è valida nella misura in cui i partner scelgono di assumersi degli impegni, nell’interesse loro e dei figli.

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Comunque una volta definiti i singoli argomenti da discutere si passa alla fase successiva, stabilendo i problemi da affrontare. Per ogni problema definito, il mediatore stimola i coniugi a trovarne una soluzione univoca o una possibile gamma di opzioni e gestisce la contrattazione fino a raggiungere un accordo. Non deve essere il mediatore a scegliere la soluzione che a lui pare più idonea, il suo compito è quello di fare in modo che i partner raggiungano una soluzione per loro accettabile. Quando è stato individuato un accordo su tutte le questioni si procede con la stesura dell’accordo.

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Tra le principali tecniche che il mediatore può utilizzare citiamo:

la normalizzazione, che serve a definire come risolvibile il problema che si sta affrontando, presentando la situazione come analoga a quella già vissuta da molte altre persone;

la reciprocità, che serve ad evidenziare le somiglianze tra le posizioni dei partner (esempio: “ho notato che entrambi desiderate essere ascoltati dall’altro”);

la sintesi, ovvero fare spesso il punto della situazione, sintetizzando di tanto in tanto ciò che è stato detto, ignorando i contenuti inutili e riaffermando gli obiettivi.

L’uso di tali tecniche ha come obiettivo quello di spostare lentamente  i partener dalla posizione conflittuale di partenza, aiutandoli a comprendere il punto di vista dell’altro attraverso l’acquisizione del principio di negoziazione, cedere qualcosa per ottenere qualcos’altro.

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BIBLIOGRAFIA:

• Haynes J. (1996), Introduzione alla mediazione familiare, Giuffrè, Milano.

• Vito A. (2009), La perizia nelle separazione, FrancoAngeli, Milano.

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