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Cosa Esprime il Pianto dei Neonati?

Dai movimenti oculari e facciali lattanti e il pianto dei neonati, si può discriminare se un bambino ha fame, rabbia, paura o dolore.

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 05 Mar. 2013

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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Dai movimenti oculari e facciali lattanti e il pianto dei neonati, si può discriminare se un bambino ha fame, rabbia, paura o dolore.

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Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Spanish Journal of Psychology, osservando i movimenti muscolari oculari e facciali di neonati e lattanti e il pianto dei neonati, si è in grado di discriminare se un bambino ha fame, rabbia, paura o dolore. I ricercatori dell’Università di Valencia, l’Università di Murcia e della National University of Distance Education hanno analizzato a livello osservativo i patterns di pianto di 20 bambini di età compresa fra i tre e i diciotto mesi.

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Dallo studio è emerso che le principali differenze tra gli stati emotivi e fisiologici provati dai piccoli si manifestano sia attraverso specifici patterns espressivi a livello facciale in combinazione con la dinamica del pianto dei neonati.

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Chiaramente, il pianto dei neonati è la modalità elettiva per i cuccioli di uomo per comunicare le emozioni negative. Ecco secondo la ricerca i tre diversi patterns espressivi relativi agli stati emotivi e fisiologici dei lattanti:

  • Rabbia: la maggior parte dei bimbi presenta gli occhi semi-chiusi, la bocca è completamente aperta o aperta per metà, e l’intensità del pianto dei neonati aumenta progressivamente.
  • Paura: gli occhi rimangono aperti e spalancati per la maggior parte del tempo, la testa tende a muoversi all’indietro e il pianto è immediatamente esplosivo.
  •  Dolore: gli occhi sono costantemente chiusi (o aperti solo per pochi istanti), si osserva tensione muscolare elevata nell’area oculare e la fronte è corrugata. Il pianto dei neonati inizia subito in modo molto intenso, iniziando improvvisamente e immediatamente a seguito dello stimolo doloroso.

Raccomandiamo però prudenza, non si tratta di certezze – come qualsiasi espressione non verbale anche degli adulti – bensì di indizi inferenziali con un elevato margine di opacità.

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