Neuroimaging: misurare l’efficacia del Trattamento dell’Ansia Sociale

Neuroimaging: quando le attivazioni cerebrali sono predittive degli outcome psicoterapici per il trattamento CBT dell’ansia sociale.

ID Articolo: 15336 - Pubblicato il: 13 settembre 2012
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Neuroimaging: quando le attivazioni cerebrali sono predittive degli outcome psicoterapici per il trattamento CBT dell’ansia sociale.

Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori del MIT,  Boston University e del Massachusetts General Hospital ha scoperto che le scansioni cerebrali di pazienti con disturbo d’ansia sociale possono contribuire a prevedere se tali individui avranno dei  benefici da una terapia cognitivo-comportamentale.

In altre parole sembrerebbe che l’efficacia della terapia sia prevedibile misurando l’attività cerebrale dei pazienti, sottoposti a un task di visualizzazione di stimoli emotigeni  (espressioni facciali emotive e scene emotigene tratte dall’ International Affective Picture System) prima di iniziare il percorso psicoterapico. 

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L’ansia sociale è caratterizzata da un’intensa esperienza di disagio nelle situazioni sociali- generalmente associata al timore del giudizio degli altri- che interferisce in modo rilevante con il funzionamento della persona nella vita quotidiana. 

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La terapia cognitivo-comportamentale mira a cambiare il pensiero e modelli di comportamento che portano e mantengono tale sintomatologia. 

I ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per ottenere le scansioni delle attivazioni cerebrali di 39 pazienti con diagnosi di ansia sociale mentre visualizzavano fotografie di volti che esprimevano emozioni negative e altre scene emotigene . 

Tali rilevazioni di neuroimaging sono state effettuate prima e dopo 12 settimane di trattamento CBT. Nel pre e post assessment è stata inoltre valutata e misurata la sintomatologia ansiosa correlata al disturbo utilizzando la Liebowitz Social Anxiety Scale. I cambiamenti della sintomatologia clinica sono stati analizzati mediante regressioni con le misurazioni di attivazioni cerebrali durante il task di visualizzazione di stimoli sociali emotivamente connotati.

Anzitutto i punteggi di partenza della  Liebowitz Social Anxiety Scale hanno predetto il 20% della varianza legata agli outcome terapeutici. Le attivazioni di specifiche aree cerebrali, quali le regioni della corteccia occipito-temporale dorsale e ventrale, al task di visualizzazione di stimoli sociali si sono dimostrate predittive – in combinazione alla baseline della condizione sintomatologica- del 57% dei successivi outcome psicoterapici.

Invece la gravità dei sintomi depressivi alla baseline non si è dimostrata predittiva dell’efficacia del trattamento.

 Diverse le interpretazioni che vengono proposte dagli autori per spiegare come mai proprio la metrica delle attivazioni di tali aree occipito-temporali durante la visualizzazione di stimoli emotigeni sarebbe predittiva dell’efficacia terapeutica:  maggiori attivazioni in tali aree nel pretrattamento potrebbero ricollegarsi a maggiori risorse del paziente dal punto di vista della regolazione emotiva o dei processi attentivi nei momenti di esposizione a stimoli sociali emotivamente connotati.

Come si è già trattato in altri articoli su State of Mind, il mondo delle neuroscienze appare ricco di studi che identificano peculiarità e differenze cerebrali tra persone cosiddette sane e pazienti con una diagnosi di disturbo psicologico-psichiatrico; lo stesso mondo è anche desideroso di portare contributi che leghino l’efficacia terapeutica al funzionamento cerebrale.  

Emozionante, ma con moderazione  e cautela leggere i primi risultati che vanno in questa direzione: se possono costituire un tassello rilevante di una predittività poliedrica bio-psico-sociale degli esiti terapeutici, non dovrebbero però diventarne una chiave di lettura univoca e biologicamente deterministica.    

 

 

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