E ora dove andiamo? Il conflitto libanese e la folle impulsività dei maschi.

Racconta l’incredibile battaglia di un gruppo misto di donne cristiane e arabe per evitare che il conflitto si estenda alle case del paese.

ID Articolo: 5755 - Pubblicato il: 13 febbraio 2012
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E ora dove andiamo? Il conflitto libanese e la folle impulsività dei maschi. -  Immagine:  © Les Films des TournellesIeri sono capitata in un film di cui mi si parlava bene: “E ora dove andiamo?” (Et maintenant, on va où?), della regista libanese Nadine Labaki.

La trama è presto detta: in uno sperduto villaggio al centro di un conflitto che rievoca metaforicamente le guerre in Libano, un gruppo di cristiani e un gruppo di islamici (aventi come riferimento un sacerdote cristiano-orientale e un imam dalla lunga barba) si muovono ai confini dell’esplosione della violenza. Si comprende che all’inizio del film tutti in qualche modo sono riusciti ad evitare che lo scontro tra le due comunità religiose,ma la rabbia, l’intolleranza, la reciproca diffidenza premono alle porte. Il film però in fondo non è su questo, ma preferisce raccontare l’incredibile ostinata battaglia di un gruppo misto di donne cristiane e arabe (intelligenti, ironiche e allegre) per evitare che il conflitto esploda o torni a esplodere anche tra le poche case del paese.

Le donne sono belle, simpatiche, di buon senso, capaci di strategie e di solidarietà. Quello che stupisce sono gli uomini. Maschi senza apparente cervello, ammassi di muscoli pronti a esplodere. Stupidi e irragionevoli, incapaci di mettere un pensiero tra una notizia, una frustrazione, un problema e uno scatto di rabbia. Gli unici uomini che si salvano sono gli adolescenti che vivono e muoiono, ma almeno tentano di dare senso alla vita, costruire strategie di sopravvivenza, portare provviste e tutto il resto.

La cosa che mi ha colpito è che le donne per tenere sotto controllo questi maschioni impulsivi e senza cervello le tentano tutte.

(SPOILER!! chi non ha visto il film si fermi qui, verranno svelate parti della trama)

La prima strategia è il miracolo della Madonna che suggerisce pace ai paesani (discussione e costruzione di un altro punto di vista, come direbbero i cognitivisti di vecchia generazione).

La seconda tattica è l’arrivo di un gruppo di donne che lavorano in un night club, belle, sensuali, attaccate al denaro e piene di buonsenso. Lo scopo è distrarre gli uomini che ci fanno una figura barbina (tecnica della distrazione per scacciare i cattivi pensieri). Distratti, ma goffi, inconcludenti e velleitari.

Psicologia di Guerre Stellari 2: Mindful Yoda - Immagine: © 2012 Costanza Prinetti

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L’ultima tecnica: riempirli di droghe e hashish (psicofarmaci per attutire l’effetto delle emozioni dolorose e della sofferenza psicologica) mettendoli in un umore allegro e amichevole che nella realtà funziona per portarci alla conclusione del film.

Che dire. Confesso che mi sono divertita a contemplare questi maschi testosteronici e senza cervello. Ma mi è mancata nel film la speranza che con questi energumeni disregolati e impulsivi si potesse parlare, ci si potesse spiegare, si potesse discutere di problemi e costruire le ragioni dell’altro, rispettarle e a considerarle (intervento sulla mentalizzazione, cioè della capacità di riconoscere e gestire i propri e altrui stati mentali). 

Alla fine è un film con scene visionarie (soprattutto quella iniziale), che mescola comico e tragico, ora pessimista e dolente ora allegro e ottimista, in cui però le donne sono troppo fragili anche nelle loro strategie e furbizie per salvare la terra. Ma anche un film unilaterale che getta sugli uomini un discredito e un segno negativo che non vorremmo allargare a tutto il genere maschile, altrimenti siamo rovinate. Uomini ribellatevi all’imperativo stereotipante dell’impulsività!

 

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