Intervista a Frank Yeomans.

In occasione della Lectio Magistralis di Kernberg e Yeomans, La redazione di State of Mind ha posto una domanda al gentilissimo Professore...

ID Articolo: 5229 - Pubblicato il: 01 febbraio 2012
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In occasione della  Lectio Magistralis di Otto Kernberg e Frank Yeomans di sabato 28 gennaio 2012 tenutasi a Milano, La redazione di State of Mind ha posto una domanda al gentilissimo Prof. Frank Yeomans

 

INTERVISTATRICE:  Dunque, la nostra domanda è: “Cosa può imparare un terapeuta cognitivo dal vostro approccio?”

PROF. YEOMANS: Questa è una bella domanda!  

INTERVISTATRICE: Certo che sì!

Otto Kernberg, Lectio Magistralis Milano-Bicocca, Narcissistic personality disorder, towards DSM-5 - Lectio Magistralis by Otto Kernberg and Frank Yeoman - Immagine: © 2012 State of Mind

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PROF. YEOMANS: Cosa può imparare un terapeuta cognitivo… non sono un terapeuta cognitivo, ma la mia prima impressione è che mi aiuterebbe ad apprezzare semplicemente il potere delle cose di cui non siamo consapevoli, non semplicemente perché non le conosciamo – perché capisco che nella terapia cognitiva si aiutino le persone a conoscere cose che non conoscono – ma la differenza è…

INTERVISTATRICE: Più o meno…

PROF. YEOMAS: Li aiuti a comprenderle meglio e può essere…può essere molto utile. Ma penso che quello che un terapeuta cognitivo possa apprezzare meglio è ciò che nella nostra mente ci impedisce di conoscere le cose, le ragioni per cui non conosciamo le cose. Perché la mia conoscenza, che è limitata, della terapia cognitiva…la mia impressione è che si focalizzi un po’ troppo semplicemente sui processi razionali piuttosto che sui nostri processi primitivi dove i livelli più profondi della nostra mente, neurobiologicamente parlando il sistema limbico, creano intensi affetti con cui la mente cognitiva cosciente non sa cosa fare.

Otto Kernberg, Lectio Magistralis Milano-Bicocca, Narcissistic personality disorder, towards DSM-5 - Lectio Magistralis by Otto Kernberg and Frank Yeoman (2) - Immagine: © 2012 State of Mind - Anteprima

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E la terapia cognitiva può aiutare a gestire in termini di ordine ciò che è nella nostra mente, ma, per quel poco che ne so, mi pare che non aiuti molto con i conflitti primari tra intensi impulsi aggressivi e di amore e non ci aiuta a capire la resistenza a conoscerli, il perché non vogliamo sapere alcune cose di noi stessi. Penso che l’approccio psicodinamico renda più il senso di conflitto che c’è nella nostra mente che non dovremmo conoscere. E si dovrebbe ricordare la definizione di psicodinamica: significa la mente in movimento. Non solo la mente dei nostri pazienti è in movimento, ma anche la nostra mente è in movimento perché ogni essere umano ha sempre un equilibrio difensivo tra intense urgenze biologiche, proibizioni sociali e valori morali. Quindi il nostro obiettivo è trovare un equilibrio. Credo che il terapeuta cognitivo dovrebbe essere più consapevole della sua natura primitiva.

INTERVISTATRICE: Grazie mille per tutto! 

PROF. YEOMANS: prego!   

 

(NDR: Traduzione dell’intervista a cura di Valentina Davi).

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