Il Segreto per avere 150 amici

Robin Dunbar dopo aver indagato sul numero di amicizie che un individuo può tenere a mente, 150 amici appunto, continua chiedendosi in che modo sia possibile raggiungere questo scopo. Il primo aspetto preso in considerazione dall’antropologo è il tatto, il senso che più ci lega agli altri ed esprime meglio ciò che proviamo per loro.

ID Articolo: 4824 - Pubblicato il: 21 gennaio 2012
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

 

La ricetta è un mix di contatto fisico, fiducia, risate e buona musica.

Il segreto per avere 150 amici. - Immagine: © hinnamsaisuy - Fotolia.com -Robin Dunbar dopo aver indagato sul numero di amicizie che un individuo può tenere a mente, 150 amici appunto, continua chiedendosi in che modo sia possibile raggiungere questo scopo. Il primo aspetto preso in considerazione dall’antropologo è il tatto, il senso che più ci lega agli altri ed esprime meglio ciò che proviamo per loro. Anche nel mondo animale le effusioni tattili sono importanti, ad esempio tra le scimmie esiste la pratica del grooming una sorta di spulciamento, che oltre a togliere pulci o sporcizia, serve da vero e proprio massaggio.

Tutte le stimolazioni fisiche inducono la produzione di endorfine, sostanze che regolano il senso di benessere e di rilassatezza nell’organismo, agendo anche sul circuito del dolore con un’azione naturale, simile a quella provocata da oppio e morfina.

Il contatto corporeo con gli altri regola le nostre vite in modi di cui non siamo completamente consapevoli; trattandosi di un canale non-verbale, che per i linguisti consiste nel 90% della comunicazione, verrebbe percepito solo a livello profondo, preverbale, dall’emisfero destro: il cervello delle emozioni, quello evoluzionisticamente più antico. Mentre i centri del linguaggio, più recenti, si trovano nell’emisfero sinistro.

 

150 amici in cerchie - Immagine: © alma_sacra - Fotolia.com -

Articolo consigliato: 150 amici da contare di tre in tre!

Un altro aspetto fondante il sistema sociale è la fiducia, caratterizzata dalla reciprocità: “io gratto la schiena a te, tu la gratti a me”. La sua base chimica sarebbe l’ossitocina, una sostanza che contribuisce a generare una sensazione di attaccamento e la cui presenza sembrerebbe differenziare le specie monogame dalle altre: viene prodotta infatti in grandi quantità durante l’allattamento, i rapporti sessuali e appunto quando si sperimenta fiducia.

 

Quello che Dunbar suggerisce non è che la nostra vita sia interamente regolata da processi chimici, ma che particolari molecole ci renderebbero sensibili a certi segnali inviati dall’ambiente. Un esempio dal mondo animale, è la reazione chiamata “attacco/fuga” in situazioni di pericolo, innescata dall’adrenalina. Nell’uomo il rilascio di questo ormone predispone il corpo all’azione, ma come si comporterà l’individuo dipende in larga parte dalla lettura che darà della situazione. Dunbar riflette sul fatto che nelle situazioni a carattere sociale ciò che predispone ad “attaccar bottone” è ridere insieme, perchè ciò crea un senso di coesione e cameratismo, sia che si tratti di un noioso meeting di affari o di uno spettacolo comico in teatro. La risata non solo ha il potere di far sentire rilassati e carichi di energia allo stesso tempo, ma anche in pace col mondo e più propensi ad aprirci all’altro.

L’ultima caratteristica sociale trattata dallo studioso è la musica, considerata per molto tempo un “di più” evolutivo dalla scienza, qualcosa di non strettamente necessario per la sopravvivenza della nostra specie. La spiegazione per un fenomeno a cui la nostra specie assegna tanta importanza per Darwin sarebbe che la musica ha la stessa funzione della coda nel pavone: una forma di pubblicità sessuale. In altre parole la destrezza in quest’arte mostrerebbe la qualità dei geni di chi la esegue, rendendo il soggetto più appetibile durante il corteggiamento. Lo psicologo Geoffrey Miller (2) studiando le vite di alcuni compositori, ha effettivamente notato che la fase più creativa corrispondeva a quella sessualmente più attiva e la fase meno produttiva si verificava in coincidenza delle unioni amorose. Questo senza dubbio spiegherebbe il fascino che le pop star hanno sempre avuto sui fan nel corso del tempo!

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Dunbar R. (2010). “How Many Friends Does One Person Need? Dunbar’s Number and Other Evolutionary Quirks” London (UK) Farber and Farber Limited
  • Miller G. (2000). The mating mind: How sexual choice shaped the evolution of human nature New York, Doubleday
VOTA L'ARTICOLO
(voti: 1, media: 5,00 su 5)
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Sono citati nel testo

Messaggio pubblicitario