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L’interpretazione dei sogni

ID Articolo: 2807 - Pubblicato il: 13 novembre 2011
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CHE COSA FANNO GLI ANALISTI PER ESSERE COSI’ BRAVI?

Psicoanalisi analisi dei sogni - © rolffimages - Fotolia.com - Poiché notoriamente “chi di spada ferisce, di spada perisce” come suggerì Gesù al focoso Pietro, confuso evidentemente dal fatto che lui stesso aveva precedentemente detto di essere venuto a portare la spada (Cristo,mettiamoci d’accordo una buona volta!). prima o poi doveva toccarmi questa sorta di abiura galileiana. Non c’è momento migliore per riparare al mio peccato che il ritiro nel ricovero per i poveri infermi costruito da Bernardino da Siena in quel di Barga, enclave fiorentina nella lucchesia, nel 1456, esattamente 400 anni prima della nascita di Sigmund Freud.

Dopo aver per anni criticato e ironizzato sulla ascientificità dell’interpretazione dei sogni e quasi facendone il simbolo di una psicoterapia stregonesca da abbattere ed estirpare, devo tornare sulle mie posizioni.

Il motivo del pentimento è dovuto all’aver sperimentato personalmente il metodo dalla parte del lettino. L’ironia ha dovuto lasciare il posto ad un meravigliato “però ci prendono davvero!”

L’espiazione che mi impongo è di cercare di analizzarne il funzionamento in termini a me più comprensibili. Per argomentare sulla sincerità del mio pentimento iniziò con il confessare che ciò che mi spinse, giovane liceale, a scegliere questa professione fu proprio la lettura di Freud. Quattro furono le cose che mi affascinarono allora:

  1. Il pansessualismo traboccante che occhieggiava alla mia montata ormonale adolescenziale.
  2. Il fatto che la psicoanalisi spiegasse in maniera definitiva e assoluta ambiti molto diversi che andavano dalle opere d’arte ai motti di spirito, dai lapsus alla guerra, dalla religione alla nevrosi. Provavo quella meravigliosa totalizzante esperienza cognitiva per cui “tutto torna, tutto combacia come con l’ultima tessera di un puzzle, tutto si spiega. Più avanti capii che questa è una caratteristica propria del delirio e credo dunque anche una mia innata tendenza.
  3. I casi clinici scritti con un piglio da romanziere esperto che gli ho sempre invidiato.
  4. E, infine, proprio la strada maestra per l’inconscio, quella interpretazione dei sogni alla quale mi dedicai per un paio di anni in una sorta di autoanalisi in cui trovavo nei sogni le conferme a ciò che pensavo o desideravo da sveglio.

 

Analisi dei sogni: Non solo psicoanalisi. Di Federica Vannozzi --- Fotografia: © Vladimir Melnikov - Fotolia.com

Analisi dei sogni: non solo psicoanalisi – Di Federica Vannozzi

La differenza con l’analisi vera e propria sta tutta qui. L’interpretazione del sogno che fa l’analista è in genere molto diversa da quella che riesco a fare in proprio e soprattutto mi dice cose effettivamente nuove: sarà forse davvero l’inconscio che per fede nel razionalismo e nella coscienza ho sempre rinnegato dopo la prima adolescenziale passione?

 

Allora proviamo a ragionare su come diavolo facciano.

Un sogno è una storiellina piuttosto insensata e incomprensibile, talvolta bizzarra. Cosa se ne può tirar fuori di buono?

Ipotesi:

  • Immaginiamo che il sogno sia una “pars pro toto” dove la “pars” è la storiellina, e il “toto” uno schema cognitivo pervasivo che in quel momento ci aiuta a fronteggiare gli eventi che stiamo vivendo e guida i nostri scopi, la nostra percezione e la memoria. Ad esempio: se sono immobilizzato in un letto o piuttosto in attesa di un matrimonio che non ho scelto forse uno schema del tipo “costrizione – libertà” guida il mio pensiero ed il mio comportamento diurno e mi aiuta a trovare soluzioni efficaci.

E’ possibile allora che faccia un sogno in cui non riesco a fuggire da una galleria franata oppure un semaforo bloccato sul rosso mi immobilizza in una strada senza vie d’uscita. Il bravo analista sale di astrazione e mi chiede: cos’è che le toglie la libertà? identificando lo schema cognitivo attivo nel sogno e nella vita. Poi se è ancora più bravo mi chiede perchè questo schema è attivo in questo momento dell’esistenza.

Mi chiede ancora se lo è stato in passato e se ha funzionato (quello che io chiamerei il contesto di apprendimento) ed infine se è attivo anche nella relazione terapeutica.

Questi sono i tre binari in cui lo schema può declinarsi: il presente, il passato, la relazione.

In sintesi a parole mie direi che:

  1. Il sogno è una produzione “parte” di uno schema cognitivo attivo.
  2. Gli schemi cognitivi prevalenti si sviluppano nella prima infanzia e sono selezionati darwinianamente dall’ambiente familiare che rinforza quelli adattivi.
  3. Gli schemi organizzano la propria costruzione di sé e del mondo.
  4. Influenzano la percezione e la memoria e determinano le emozioni.

Certo partire dai sogni non è sicuramente l’unico modo per evidenziare questi schemi ma gli analisti lo sanno fare così e spesso molto bene. I cognitivisti lo fanno attraverso gli AC e l’analisi di costrutti, scopi e credenze.

La funzione del sogno potrebbe essere duplice:

  1. da un lato far lavorare lo schema senza l’impellenza di un problem solving sul reale e quindi con meno vincoli. Un pensiero più lasso che può produrre soluzioni più creative, eventualmente da utilizzare in seguito
  2. dall’altro quello di portare alla consapevolezza lo schema, richiamando dunque l’attenzione della coscienza sul problema che ci troviamo a fronteggiare.

Problemi aperti:

Non si ha garanzia, tranne l’esperienza e la formazione dell’analista che il “toto” a cui la “pars” sogno rimanda non sia uno schema prevalente dell’analista stesso.

Il semaforo potrebbe essere per lui una costrizione e per il sognatore invece rappresentare l’ordine e la regola versus il caos.

L’analista prudente per evitare questo rischio deve;

  1. chiedere conferma al sognatore se quello schema lo sente suo.
  2. piuttosto che tirare fuori l’interpretazione d’effetto come un coniglio dal cilindro, procedere con le associazioni del sognatore che certamente sono dettate dagli schemi del sognatore stesso e che quindi riportano necessariamente alle cose per lui importanti.

In questo senso si potrebbe partire anche da un sogno non proprio o da materiale non onirico. Per ciascuno di noi i salmi finiscono sempre in gloria, nella stessa gloria. Quella che ci sta a cuore.

Tanto era dovuto a titolo di espiazione.

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