La narcosi catodica: cervelli in stand-by e deficit d’attenzione.

ID Articolo: 2112 - Pubblicato il: 14 ottobre 2011
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Vostro figlio non riesce a concentrarsi? Forse sta guardando troppa televisione.

Child-Teleision-© Joanna Zielinska - Fotolia.com«E’ il numero di ore e l’età in cui un bimbo inizia a guardare la televisione che incidono biologicamente sull’individuo. Ed è principalmente a causa del mezzo stesso, non del messaggio trasmesso, che si ottengono questi effetti devastanti». Sono queste le parole che il dott. Aric Sigman, psicologo inglese con alle spalle anni di pubblicazioni sull’effetto della televisione sul nostro organismo, utilizza per commentare il suo libro “Remotely Controlled. How television is damaging our lives – and what we can do about it”. La maggior parte delle persone, spiega il dott. Sigman, trascorrono davanti alla televisione ogni giorno un tempo inferiore solo al lavoro e al dormire. All’età di sei anni, un bambino generalmente ha già passato un intero anno davanti allo schermo. Questi dati sono da considerare molto seriamente. Il range di bambini affetti da miopia e da deficit di attenzione, da diabete e di individui che sviluppano nel tempo l’Alzheimer, aumenta a dismisura, mettendo in ginocchio la generazione dei giovani moderni: il cervello, in sostanza, non verrebbe stimolato dallo schermo, bensì verrebbe narcotizzato, colpendo aree di quest’organo che, diversamente, potrebbero essere allenate e stimolate da altre attività, come ad esempio la lettura o il gioco.

Risultati simili vengono anche da un team di esperti della University of Otago in Nuova Zelanda, i quali hanno condotto una ricerca su mille bambini tra i 5 e gli 11 anni, dividendoli tra coloro che passavano non più di 2 ore al giorno davanti alla televisione e chi invece le superava. Valutando i livelli e la capacità di attenzione quando gli stessi partecipanti avevano un’età compresa tra i 13 e i 15 anni, i ricercatori hanno osservato che, effettivamente, la fruizione di più di due ore al giorno di televisione in età infantile è associata a problemi di attenzione durante l’adolescenza. Le ipotesi che si nascondono dietro a questa relazione fra tv e disturbi sono molte: una è che il rapido alternarsi di scene possa sovra-stimolare lo sviluppo del cervello dei bambini, rendendo di conseguenza la realtà noiosa: «proprio per questo motivo i bambini che guardano molta tv possono diventare intolleranti nei confronti della attività ordinarie, come ad esempio i compiti», commentano i ricercatori neo-zelandesi. Un’altra ipotesi sarebbe che la fruizione televisiva possa sostituire le altre attività che stimolano la concentrazione, come la lettura, i giochi, lo sport.

Sempre nella stessa direzione, uno studio pubblicato la scorsa settimana sulla prestigiosa rivista Pediatrics mette in luce come il guardare programmi “frenetici e di fantasia” in tenera età possa portare alla compromissione delle funzioni esecutive dei più piccoli, ovvero della loro capacità di attenzione e di problem-solving e di controllo del comportamento. È possibile che questi programmi, sostiene la psicologa americana Angeline Lillard, coordinatrice dello studio, in quanto caratterizzati da costante movimento e alternarsi frenetico di differenti attività, possano influire negativamente sulle capacità dei bambini di concentrarsi.

Quale la soluzione proposta? L’American Accademy of Pediatrics sostiene che i bambini sotto i due anni non dovrebbero guardare alcuna televisione, mentre quelli più grandi non dovrebbero superare le due ore al giorno, meglio se supervisionati. Insomma troppa televisione fa male, ci dicono i ricercatori. Assunto a cui si può arrivare anche solo con il buon senso dei genitori responsabili.

BIBLIOGRAFIA:


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