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Il sesso per le donne e per gli uomini: quanti ‘miti’ da sfatare

ID Articolo: 2439 - Pubblicato il: 26 ottobre 2011
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Sex stereotypes - © Elnur - Fotolia.comLeggo un articolo su Repubblica che spiega come diversi ‘miti’ su come uomini e donne vivono il sesso sono stati finalmente sfatati da un articolo di T.D. Conley et al. sul giornale Current directions in psychological science. Dieci minuti e una breve ricerca su google e mi accorgo che l’articolo ha fatto il giro di internet (ed era prevedibile, trattandosi di sesso), toccando blog e riviste online dedicate alle donne, alla psicologia e alle scienze. Tutti, pressappoco, con lo stesso riassuntivo contenuto, incluse ammiccatine simili a quelle in chiusa sull’articolo di Repubblica.

I ‘miti’ che vengono sfatati sono sei:

  1. Nella scelta di un partner gli uomini prediligono la bellezza e le donne lo status;
  2. Gli uomini vanno a letto con più donne rispetto al contrario (siccome fare sesso richiede due persone, e in questo articolo si parla di coppie eterosessuali, quest’ultimo ‘mito’ è un’impossibilità logica, come giustamente fa notare Robert Kurzban, nell’unica review critica che ho trovato online)
  3. Gli uomini pensano al sesso più spesso delle donne;
  4. Le donne hanno meno orgasmi;
  5. Gli uomini sono più aperti al sesso occasionale mentre le donne vogliono rapporti stabili;
  6. Le donne sono più attente nello scegliere il loro partner mentre gli uomini sono meno discriminanti;

Non vorrei qui entrare nel merito dell’articolo, già stracommentato altrove. Quello che più ha attratto la mia attenzione e le mie perplessità è il suo punto di partenza: come sono stati scelti i ‘miti’ da sfatare? Da dove vengono? Possibile che qualcuno in America abbia ritenuto opportuno di fare del prodotto di stereotipi beceri, quelli della donnina frigida e calcolatrice e dell’uomo ingrifato e predatore, l’oggetto di una seria ricerca scientifica? Non c’è niente di sbagliato nel sottoporre stereotipi nocivi ad un vaglio scientifico accurato, e l’intento dell’articolo è senz’altro lodevole. Ma rimane un certo disagio al pensiero che questi stereotipi siano tuttora così presenti nella cultura dell’occidente (e in fatto di eguaglianza di genere l’America è messa ben meglio dell’Italia), a tal punto da richiedere una smentita in chiave sperimentale, psicologica e scientifica.

In realtà, basterebbe guardare a queste domande da una prospettiva un po’ più antropologica perché sia chiaro che il problema qui non è affatto se le donne effettivamente pensano al sesso meno degli uomini, ma che tipo di cultura genera un ‘mito’ di questo tipo? A me sembra che le domande di cui sopra si possano ricondurre a due problemi di ordine antropologico-culturale:

  • Il minor peso economico e politico delle donne, che strettamente si lega al controllo sociale cui spesso sono sottoposte, certamente non rende la loro scelta sessuale e riproduttiva ‘libera’ da pesanti condizionamenti. Da qui i punti (1), (5) e (6).
  • La donna ‘sessuata’ nel senso di un individuo con sessualità e desideri autonomi e indipendenti da quelli maschili (e altrettanto forti) è tuttora un gigantesco tabù culturale. Da qui (2), (3) e (4).

Mi sarebbe piaciuto, tornando alla mia prima domanda, poter concludere quest’articolo dicendo che in fondo si potrebbero usare i fondi per la ricerca in modi più utili, invece di perdere tempo dietro a quelli che sono palesemente banali stereotipi dovuti a più profondi problemi culturali. Sfortunatamente, la situazione femminile in Italia (in primis) e all’estero è così poco rosea che, come dice la pubblicità di una nota catena di supermercati inglesi, ‘every little helps.’

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