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E tu, Maschio, che ne pensi? In margine a Marrazzo

ID Articolo: 1000 - Pubblicato il: 18 agosto 2011
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marrazzo

 

E tu, che ne pensi? Chiede la Donna al Maschio. La vicenda di Marrazzo distrugge le personalità singole e ci trasforma tutti in archetipi, in figure mitologiche che vanno oltre la vita individuale e singolare. Di mitologico non c’è solo l’Ermafrodito, Natalie il transessuale. Di mitologico c’è anche lo stesso Marrazzo, ridotto a Satiro itifallico sorpreso in camicia e gambe nude, quasi ad alludere per inversione al petto nudo e alle gambe caprine del dio dionisiaco.

E tu, che ne pensi? Chiede la Donna al Maschio, ridotto a caricatura di se stesso, schiavo del sesso, eterno adolescente ingrifato dall’immagine dell’origine del mondo, i cui pensieri sembrano non poter far altro che assumere la forma attorcigliata della sexual addiction, contortamente ingroppata nelle proprie ossessioni. Intervistato ancora sulla triste vicenda da Concita de Gregorio, Marrazzo ha finito per scatenare l’eterna diatriba tra Uomo e Donna, Maschio e Femmina, in cui ci si rinfaccia stancamente le stesse eterne lamentele, e anzi si finisce per rinfacciare quel che pochi minuti prima si era negato. La frase più incriminata e irritante è stata naturalmente quella su Natalie. Marrazzo, perché Natalie? Perché “I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria.”

Apriti cielo. Laddove nulla è più umiliante dell’allusione alla capacità di accudimento straordinaria del trasessuale. A rivelare che sopra le gambe e il sesso caprini del satiro si posano sempre il cuore e la testa umane di un ragazzino, un uomo bisognoso di affetto.

E tu, che ne pensi? Chiede la Donna al Maschio. Che vuol dire: confessa, hai anche tu di questi strambi desideri? E dietro questa muta domanda si celano le vecchie teorie sulle differenze tra sessualità maschile e femminile. Le pubblicazioni su questo argomento sono sempre state non frequentissime e più fondate su teorie che su dati. Per molti evoluzionisti darwiniani la femmina umana sarebbe più portata a investire su relazioni stabili e per questo cerca di incastrare, pardon di attirare il maschio in un patto di accudimento prolungato della prole. Insomma, la femmina per massimizzare la probabilità di diffondere i propri geni punterebbe sempre in qualche modo al matrimonio o ai suoi surrogati. Invece il maschio punterebbe alla fecondazione a pioggia del massimo numero di femmine possibile del pollaio, disinteressandosi dell’accudimento e delle relazioni stabili. Di qui l’eterna guerra dei sessi. Una delle ultime versioni di questa vecchia teoria la troviamo nelle opere del popolare darwinista Richard Dawkins nel suo (molto) divulgativo “Il gene egoista” (1976).

In un articolo del 1975 Gunter Schmidt notava che sebbene la ragazze mostrino comportamenti sessuali differenti rispetto ai maschi (minore interesse per esperienze sessuali al fuori di relazioni affettive, minore frustrazione se astinenti e non innamorate, significativo aumento della disponibilità sessuale se impegnate in una relazione affettiva), questi modelli non sembravano però legati a modelli innati controllati dall’evoluzione, ma a modelli culturali.

Schmidt si inseriva in un filone di emancipazione della donna basato sull’assenza di differenze. Donne quindi altrettanto ingrifate che i maschi. In questo caso, quindi, la risposta del Maschio colto con le mani in fallo non può che essere: Donna, che vuoi? Il mio destino è il tuo, e finora solo la tua debolezza sociale ed economica ti ha distolto dalle gioie del sesso mercenario. Come si sa, anche le donne scoprono il turismo sessuale e i paesi esotici si popolano di sfaccendate occidentali in cerca di amore e di accudimento.

Tuttavia, accanto al filone dell’eguaglianza c’è anche quello della differenza. L’emancipazione femminile si nutre anche della differenza, e finisce quindi per far propri gli argomenti di Dawkins: effettivamente le donne sarebbero meno interessate al sesso -anzi, alcune sostengono: per niente, siam tutte di legno- e su questo devono costruire la loro emancipazione. Di conseguenza, la caduta di Marrazzo diventa segno della difficoltà maschile a entrare in contatto con il Femminile. Abbiamo aperto una porticina e ancora una volta siamo entrati in un paesaggio popolato di archetipi: il Maschile, il Femminile. Ma è sempre il paesaggio delle nostre ferite.

E anche nel campo tradizionalista vagabondano gli stessi archetipi mitici: la sottomissione della donna è stata teorizzata sia argomentando una minore che una maggiore propensione al sesso delle donne stesse.

Un possibile compromesso è quello proposto da quattro canadesi, Wentland, Herold, Desmarais e Milhausen (2009), i quali propongono che effettivamente, accanto alle donne romantiche e poco interessate al sesso ludico e casuale, esiste una sottogruppo di donne satirescamente ingrifiate come e più degli uomini, le “highly sexual women”, capacissime di tutte le acrobazione del sesso casuale e ludico nei luoghi dedicati, virtuali e non (spiacente per chi ultimamente me lo chiede troppo spesso: non ho ancora potuto apprendere dove i 4 canadesi abbiano reclutato il loro campione di “highly sexual women”; cercatevele da soli).

Ma non basta. Wentland e colleghi notano anche che, al contrario di quanto atteso, gli uomini cercano le coccole mentre le donne, o alcune di loro, vogliono il sesso. E infatti Marrazzo ha parlato di accudimento, non di sesso.

E tu, che ne pensi? Chiede la Donna al Maschio. La risposta migliore è che in fondo sono fatti di Marrazzo e che il buon senso suggerisce che la “capacità di accudimento” dipende non tanto dal Transessuale, dalla Donna o dal Maschio ma, molto più probabilmente, dai 5000 euro di parcella. E ci mancava che per quella cifra il servizio non prevedesse i guanti bianchi (Tutto questo non depone a favore del buon senso di Marrazzo, donna! Cosa c’entrano il maschio e l’uomo e l’emancipazione e l’accudimento e compagnia cantante?)

E, infine, dopo che la Scienza e la Ricerca ci hanno dimostrato l’esistenza delle donne arrapate, ovvero “highly sexual women” (che consolazione!) attendiamo anche la conferma scientifica dell’esistenza di uomini poco interessati al sesso (“lowly sexual men”? Suona molto scientifico e anglo-sassone). Per la scoperta dell’acqua calda attendiamo il prossimo giro.

Dawkins, R. (1976).  The Selfish Gene. Oxford, Oxford University Press. Tr. italiana Il Gene Egoista. Milano, Mondadori, 1992.

Schmidt, G. (1975). Male-female differences in sexual arousal and behavior during and after exposure to sexually explicit stimuli. Archives of Sexual Behavior, 4, 353-365.

Wentland, J. J., Herold, E. S., Desmarais, S., & Milhausen, R. R. (2009). Differentiating highly sexual women from less sexual women. Canadian Journal of Human Sexuality, 18, 169-182.

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