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Punire, correggere, rieducare, curare – Recensione del libro: Minori e giovani adulti autori di reato

'Minori e giovani adulti autori di reato' affronta la problematica dei minori autori di reato da vari punti di vista: giuridico, psicologico, sociologico

ID Articolo: 148655 - Pubblicato il: 04 ottobre 2017
Punire, correggere, rieducare, curare – Recensione del libro: Minori e giovani adulti autori di reato
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In Minori e giovani adulti autori di reato i curatori hanno selezionato numerosi contributi, che affrontano la problematica dei minori autori di reato da molteplici punti di vista: giuridico, psicologico, psicoanalitico, di psicologia sociale e delle organizzazioni, strettamente sociologico.

 

Quale rapporto tra salute mentale e legge?

Messaggio pubblicitario Freud (1906) riteneva che la psicoanalisi non potesse rispondere ai quesiti propri del diritto: la colpevolezza, la responsabilità. La prospettiva dell’inconscio è indifferente ai fatti, alla legge, ai rapporti di causa effetto per come sono percepiti nella prospettiva chiara e distinta della vita diurna.

Oggi le cose sono molte cambiate. Il tramonto del codice paterno, l’implicita identificazione sociale con un sé adolescenziale ed irresponsabile hanno fatto sparire la prospettiva della pena dall’orizzonte sociale. La macchina punitiva della legge deve in qualche modo giustificarsi. Esplicita e formalizza sempre più finalità trasformative, educative, terapeutiche. E chiede ai professionisti della salute mentale, psichiatri, psicologi, educatori, di assumere un ruolo centrale nel sistema di controllo e retribuzione della devianza, in particolare quando sono in gioco soggetti minori o giovani adulti.

E’ un compito impervio. Nasce da una posizione culturale e da una legislazione in qualche modo volontaristiche, ma prive fino ad ora di un’ adeguata elaborazione teorica e modellizzazione clinico-professionale.

Minori e giovani adulti autori di reato: l’adolescente e il piano educativo

A questo gap vuole rispondere il bel volume curato da Alfredo De Risio, Paola della Rovere, Chantal Favale, Simona Iacoella: Minori e giovani adulti autori di reato. Alla molteplicità dei professionisti che si confrontano con la devianza sono attribuiti compiti caratterizzati da elevata complessità e multidimensionalità. I curatori hanno perciò selezionato numerosi contributi, che affrontano la problematica dei minori autori di reato da molteplici punti di vista: giuridico, psicologico, psicoanalitico, di psicologia sociale e delle organizzazioni, strettamente sociologico.

L’ adolescente di oggi, si confronta con una realtà particolarmente debole sul piano educativo. Come osserva Paola della Rovere in Minori e giovani adulti autori di reato:“I cambiamenti sociologici dell’epoca contemporanea, il venire meno del prestigio e dell’autorevolezza delle “grandi istituzioni” (famiglia, scuola…),

La rapidità di comunicazione e l’accesso continuo all’informazione – spesso caotica – determinata da internet, hanno diluito la trasmissione del messaggio educativo, che non riesce più ad essere normativo, regolatore e maieutico, rispetto al riconoscimento delle proprie passioni, ancora in divenire. In questa prospettiva “Il comportamento deviante può essere uno degli esiti del disagio adolescenziale e può essere considerata una espressione all’interno di un quadro sintomatologico più problematico, indicatore di sofferenza mentale o addirittura di un vero e proprio disturbo psicopatologico

Il modello carcerario e correzionale si confronta inevitabilmente sul campo con la prospettiva rieducativa e terapeutica: “si crea una cesura tra finalità cliniche e percorsi giudiziari riabilitativi: le necessità cliniche spesso contrastano con le finalità giudiziarie o talvolta coincidono in maniera impropria.” Paola della Rovere osserva: “Il dualismo “sano = normale, malato = criminale” è estremamente riduttivo: non spiega, difatti, come mai esistono sani di mente “criminali” e malati di mente “non criminali”.

Di fronte a queste ideologie contrapposte, di cui vediamo ampia eco nella polemica sul diritto alla difesa, anche armata, è necessario saper prendere le distanze, inquadrare i fenomeni in una giusta prospettiva storica. Ezio Antonio Giacalone, in Minori e giovani adulti autori di reato, ricostruisce la nascita delle istituzioni correzionali per gli adolescenti, avvenuta nel XVII secolo: “a fronte di una massiccia urbanizzazione e del conseguente aumento di poveri, folli, vagabondi e minori disagiati che affollavano le strade – le istituzioni si posero per la prima volta il problema complessivo del controllo e della correzione morale dei devianti, al fine di un loro ‘recupero’ attraverso la disciplina ed il lavoro” con “la netta separazione tra le istituzioni che si occupavano dei minorenni e quelle competenti per gli adulti”, accentuando nei confronti dei secondi finalità esplicitamente assistenziali e riabilitative: “rivestirli, nutrirli, medicarli, trovar loro un lavoro in botteghe esterne o in officine interne e istruirli nel santo timore di Dio

Messaggio pubblicitario Punizione o assistenza, controllo o cura? Paola Iacoella osserva: “L’operatore corre due rischi: la criminalizzazione, sostenuta dal contesto sociale, attraverso la legge e il comune sentire, che comporta il rischio di perdere di vista le radici del comportamento, oppure la patologizzazione di qualunque reato, e in particolare dei reati a sfondo sessuale, che può erroneamente indurre a privare la persona della sua responsabilità giuridica e morale in termini di “assoluzione”. Entrambi gli atteggiamenti costituiscono un a priori che rischia di spostare il focus del lavoro psicologico, che … consiste nel … capire e comprendere, concentrando, laddove possibile, la propria attività professionale sulla sofferenza psichica ed aiutando la persona a modificare i propri comportamenti”.

L’istituzione e gli operatori incaricati di intervenire sulla devianza adolescenziale e giovanile sono confrontati quotidianamente con un fondamentale problema motivazionale. Per assistere questo tipo di utenza, osserva ancora Iacoella in Minori e giovani adulti autori di reato, occorre rispondere ad un interrogativo preliminare: “perché occuparsi degli abusanti?” L’autrice offre molteplici possibili risposte: “per prevenire la recidiva, quindi il compimento di atti analoghi verso altre potenziali vittime, per evitare che essi diventino successivamente dei pedofili o dei padri abusanti o reiterino su altre potenziali vittime le gravi azioni già compiute.” Ma anche in una prospettiva terapeutica: “Perché (anche) gli abusanti sono dei pazienti

Più complessa la posizione di Deiacobis che osserva:  “l’azione deviante ha un’alta valenza comunicativa e rappresenta una delle forme attraverso cui si esprime lo scacco dei processi evolutivi e, più in generale, il disagio psichico nella fase adolescenziale”. Deiacobis sostanzia le sue posizione in Minori e giovani adulti autori di reato con un bellissimo caso clinico, in cui il trattamento psicologico individuale ed un atteggiamento di autentica empatia con il giovane criminale mettono in moto profondi processi trasformativi e di maturazione.

Ma torniamo a Freud: non possiamo accontentarci di spiegare il fatto illecito. Le radici inconsce, i deficit metacognitivi, la genetica, la sociologia (il testo è una miniera di informazioni su queste ed altre dimensioni) ci possono aiutare a ricostruire un comportamento. Ma il reato non è una forma generica di comunicazione. Passa attraverso la violenza, il sangue la paura, la vittima. Ecco credo non si possa lavorare in modo genuino nei contesti rieducativi se non si ha il coraggio di riconoscere e denominare l’atto criminale, se non si riesce a includere l’esperienza della vittima, a riconoscere nella sua pienezza, la perfidia, la doppiezza, l’efferatezza del reato. Solo così possiamo aiutare veramente l’autore del reato a iniziare un percorso di vita nuovo e, davvero, libero.

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Bibliografia

  • Freud S. (1906) Tatbestandsdiagnostik und Psychoanalyse. GW, VII 3-15.
  • Alfredo De Risio, Paola della Rovere, Chantal Favale, Simona Iacoella (2017). Minori e giovani adulti autori di reato: il complicato intreccio tra salute mentale e contesto penale. Alpes Italia, Roma
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