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Perché l’isolamento sociale aumenta il rischio di malattia?

E' stato dimostrato che l'isolamento sociale può comportare degli effetti a livello molecolare e cellulare e dunque sul benessere e sulla salute in generale

ID Articolo: 147334 - Pubblicato il: 12 luglio 2017
Perché l’isolamento sociale aumenta il rischio di malattia?
Messaggio pubblicitario Università di Psicologia Milano - SFU 01-2017
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L’ isolamento sociale comporta conseguenze negative a livello di salute, non solo negli esseri umani ma nella maggior parte delle specie animali. Tra gli effetti iatrogeni si riscontrano l’abbassamento delle difese immunitarie, il decremento della quantità e della qualità del sonno e un aumento sia del rischio di contrarre patologie che di mortalità.

Carmen Campana

 

L’isolamento sociale e gli effetti sulla salute

Messaggio pubblicitario Proprio per tali motivi la società gerontologica americana ha definito l’ isolamento sociale un “killer silenzioso”, a fronte del quale sono stati ideati programmi per aiutare le persone, soprattutto anziane, a mantenere contatti con la propria comunità.

Questo fenomeno è in crescita negli anziani dei paesi sviluppati, come gli Stati Uniti, in cui circa la metà della popolazione sopra gli 85 anni vive da sola sperimentando la perdita di opportunità di socializzazione dovute a una minore mobilità.

Ricercatori della scuola Perelman di medicina presso l’università della Pennsylvania (Brown, Strus, & Naidoo, 2017) hanno trovato una possibile spiegazione della correlazione tra isolamento sociale e rischio di malattia. Lo studio di riferimento è stato effettuato su moscerini da frutta, Drosophila melanogaster, nel quale si riscontrava una correlazione tra isolamento sociale e perdita di sonno che comportava uno stress cellulare tale da attivare un meccanismo di difesa chiamato “unfolded protein response” (UPR). Quest’ultimo aiutava a proteggere le cellule dallo stress se attivato per brevi periodi, al contrario un’attivazione cronica determinava un’infiammazione cellulare. Sembra che tale meccanismo fosse collegato a problematiche relative all’età, per cui gli autori hanno ipotizzato che la combinazione di età elevata e isolamento sociale determinasse una doppia battuta d’arresto a livello cellulare e molecolare. Effettivamente in moscerini socialmente isolati i livelli di attivazione dei marker biologici del UPR erano più alti rispetto a quelli di moscerini della stessa età ma integrati in un gruppo.

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Tra i marker dell’attivazione del UPR era presente la proteina BIP, un chaperone che assicurava una corretta piegatura delle proteine ​​all’interno delle cellule. Infatti le proteine, dopo essere state sintetizzate come semplici catene di amminoacidi, assumono una forma funzionale spesso complessa.

Questo processo si modificava quando le cellule erano sottoposte a stress, comportando una dannosa scomparsa di proteine ​​complesse.
Dunque uno stress cronico può ostacolare la normale funzionalità cellulare fino alla morte delle cellule stesse.

Ma perché l’ isolamento sociale funge da attivatore del meccanismo UPR? Studi precedenti hanno mostrato due risultati: la mancanza di sonno è correlata all’attivazione del UPR e l’ isolamento sociale induce la perdita di sonno. Di conseguenza, l’ isolamento agisce sul UPR.

Gli autori stanno continuando ad analizzare le connessioni tra i fattori età, sonno, UPR e il loro impatto sul rischio di ammalarsi. Anche se l’età di per sè sembra attivare l’UPR, in realtà questo potrebbe essere dovuto al fatto che all’aumentare dell’età peggiora la qualità del sonno, confermando quanto riscontrato nelle ricerche sopra citate.

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