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Sogni a bassa risoluzione. Di Andrea Cacciavillani – Recensione

Sogni a bassa risoluzione: foto della realtà; risoluzione che indica i punti elementari, percepibili solo da cuori aperti agli istinti, desideri e bisogni.

ID Articolo: 32876 - Pubblicato il: 19 luglio 2013
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Recensione del libro

SOGNI A BASSA RISOLUZIONE

di Andrea Cacciavillani

(2011)

 

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Sogni a bassa risoluzione - RecensioneLa risoluzione dei sogni, foto più o meno nitide della nostra realtà, del nostro futuro o di ciò che vorremmo accadesse? Risoluzione che indica la densità dei punti elementari, parti di un’immagine che non ammette disegni, perché frutto di punti, di minuscoli punti, percepibili nel loro insieme, solo da occhi attenti e da cuori aperti ai più reconditi istinti, desideri e bisogni, svelatisi senza riserve né menzogne.

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Solo allora, la risoluzione dei nostri sogni, veicolata da coraggio e coerenza, migliorerà la qualità dei singoli istanti-scatti di vita, fotografandoli in noi con la stessa nitidezza che garantirebbe uno sguardo diretto sulla realtà. Sogni, dunque, in grado di mutare in tangibili verità. Sogni partoriti da nuovi scatti, probabilmente mossi, ma audaci, allineati a nuove prospettive, madri di un percorso di crescita in parvenza “cronicizzato” sulle ansiose inquietudini dell’uomo moderno.

Una storia suggestiva che – così si legge nell’incipit – inizia “con un sogno e finisce con la verità”. Imprevedibilità della vita che può travolgere chiunque, come ha travolto Tulio, protagonista del libro “Sogni a bassa risoluzione”, di Andrea Cacciavillani, scrittore, poeta, paroliere musicale, autore di testi da cui sono state tratte sceneggiature teatrali e monologhi. La trama, decisa e coinvolgente, si snoda attraverso tre fasi esistenziali della vita dell’uomo, tessute, seppur in un gioco di rimbalzi temporali, sul filo del presente, su cui “galleggia”, pressoché sospeso, un trentacinquenne, guardia giurata in un centro commerciale.

A tormentarlo è l’insonnia, patologia ormai ventennale, di temuta irreversibilità, ma che, si scoprirà poi, esser legata ad un orribile incubo che ne aveva congelato la crescita emozionale ed i sogni, a quattordici anni, proprio nel giorno della morte di suo padre.

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Coincidenza o sovrapposizione di eventi? Realtà o fantasia? Forse entrambi, ma lo scopriremo seguendo il cammino del protagonista. Sarà lui che, diretto dalla toccante penna del Cacciavillani, ci racconterà sia della sua infanzia – descritta per monologhi, in prima persona, durante le sedute di psicoanalisi, volte a tamponarne il notturno malessere – che del suo ieri più immediato, colorato dalla nascita di una profonda amicizia con un collega.

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Psicoanalisi analisi dei sogni - © rolffimages - Fotolia.com -

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Narrazione che si muove attorno al filo conduttore, teso sulle notti insonni di Tulio, compulsivamente chiuso a chiave nella sua stanza, in una solitudine costellata da sporadici dialoghi con la madre e dal ricorrente mostruoso incubo, morsa di sogni che “alitano sul collo delle nostre paure” (da “Sogni”, in Icaro cuori di cera, Raccolta di poesie, 2001, Gallina Editore). Ritmo stanco il suo, rassegnato, ma stravolto, improvvisamente, dal ritrovamento di un cellulare e da un sms – “una dolce carezza per te” – che l’uomo riceve, su quel telefono, da una misteriosa Altea, unica voce in rubrica.

In preda a sensazioni sconosciute, le risponderà “grazie della carezza, mi aiuterà a sognare”. Seguirà un “allora quest’altra carezza entrerà nei tuoi sogni…” ed un “è già nei miei sogni” (pagg. 28-29). Di qui, un rincorrersi di sms, mms, foto “a bassa risoluzione” di particolari femminili, una mano, delle labbra, scateneranno un rapporto, impetuoso e morboso, nato causalmente (o forse no?) con una sconosciuta, da cui Tulio è attratto, inspiegabilmente legato, basito di “come fosse a suo agio in quella situazione” (pag. 52).

Una preconoscenza di anime, che riporta a quel “non ti ho inventata, ti ho trovata subito dopo il crollo della mia anima pronto a capire chi noi fossimo” o a quel dialogo tra corpi distanti, pronti a dirsi “tu sei reale, tanto quanto non sei qui” (frasi rispettivamente tratte da “Scivola”, in Minore di Diesis, Appunti di Poesia, 2013, Galassia Arte Editore, e “Cammino”, in Icaro cuori di cera, Raccolta di poesie, 2001, Gallina Editore).

Questi, gli input che indurranno il vigilantes – mosso da un represso ma intenso desiderio di Amare, forse, più che di essere amato – a riflettere, a rimescolare le carte in tavola, a ridiscutere tutte le scelte e reimpostare totalmente la sua vita. Era bastato un sms, un segno del destino, un evento che Tulio non aveva fatto nulla perché gli si catapultasse addosso.

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Del resto, “la verità è che abbiamo il vizio di credere che quando arriviamo ad una conclusione qualcosa è stato trovato solo perché abbiamo cercato” (pag. 95). Tema, quello dell’incrocio tra casualità e scelta, tra staticità e provocata dinamicità, che lo scrittore dipinge consegnandoci teneri frammenti di pensiero di un Tulio bambino, incantato ad “osservare l’aquilone nell’istante subito precedente il volo” con “l’impressione che in quell’attimo tutto si fermasse. Un piccolo istante durante il quale” in lui “nasceva la consapevolezza dell’esistenza di un cielo” (pag. 15). Un Tulio che, adolescente, ed infine adulto, saprà guardare con nostalgia la sua infanzia, perché “quando sei bambino non devi dimostrare niente”, ma a un certo punto “ti ritrovi, senza che tu lo abbia chiesto, in un posto che non è più solo tuo ma è di tutti. Devi lottare, sgomitare per essere notato. Tutti quegli sguardi amorevoli e gratuiti non ti sono più dispensati” (pag. 46).

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Ma non tutto è perso, forse quella magia che si respira da bambini, la si può rivivere in un amore, come accadrà a Tulio, incredulo e ansioso – nel rispondere a quel primo sms di Altea – di calcare il primo passo che lo allineerà al mondo, per “far parte di nuovo dell’essenza umana. Sentirsi uno dei tanti” (pag. 113). Terminerà così la sua attesa, con un sogno di realtà, assassino di quell’incubo bestiale che l’aveva pietrificato per vent’anni, ad “aspettare un tram che non sai mai se e quando passerà. Forse per questo che nonostante tutto – riflette – mi distendo sul letto. Così sono pronto se il sonno dovesse arrivare” (pag. 10). L’attesa. Tutto ruota attorno all’attesa di un anello mancante, in una catena di episodi e di vissuto composto di attimi anonimi, sfocati, immortalati in immagini a bassa risoluzione, nei quali Tulio era abituato a muoversi, come un prodotto matematico, come somma vivente di tutto ciò che per troppo tempo, aveva negato a sé stesso.

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re. NOVEMBRE 2017  Anello mancante che – incastrandosi in un intrigante incedere di eventi – arriverà a chiudere il cerchio con un semplice avviso sonoro, un bip luminoso che lo metterà all’angolo, quando il suo cuore impazzito leggerà l’ultimo messaggio di Altea: “…è arrivato il momento di vederci. Non ti scriverò né richiamerò. Ti aspetto. Stanotte” (pag. 183). Ecco che, spinto dalla sua imbavagliata ansia di vivere, l’uomo – in un finale a sorpresa – ne conoscerà l’identità, comprenderà le ragioni delle sue inquietudini infantili, e suturerà le ferite del conflittuale rapporto con la madre, donna capace, non di plateali dimostrazioni d’amore per il figlio, ma di piccole grandi attenzioni, di “gesti che assumono importanza non per quello che danno ma per quello che sottraggono” (pag. 103).

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E mi si consentirà di immaginare la voce di Tulio, sussurrare, finalmente stretto ad Altea, un lei “mi tocca la vita, lo fa con un gesto” (da Portatemi via, Tabula Osca, testo di Andrea Cacciavillani). O forse, se quell’uomo avesse avuto inchiostro, avrebbe scritto “l’istante in cui ho udito la tua voce spostare l’aria attorno alla mia bocca ho capito il potere del suono” (da Diesis Minore, in Minore di Diesis, appunti di poesia, 2013, Galassia Arte Editore). Qualsiasi fosse il suo pensiero, o la sua parola, dinanzi a se, in quel momento, poteva godere della luce giusta per poter scattare una foto, questa volta sul suo futuro, nitida come l’amore e la libertà, inatteso frutto di quei “sogni a bassa risoluzione”, e di un miracolo che accade “nel momento in cui capisci una cosa importante: i sogni non devono essere esauditi ma raccontati” (pag. 46).

Molteplici, dunque, gli ingredienti del romanzo, l’amore, l’avventura, una nota di noir e di mistero, e segreti sapientemente accennati dallo scrittore, abile nel regalare al lettore suspense ed emozioni, stregandolo fino all’ultima pagina e all’ultima lettera dell’opera. Lettere, simboli, strumenti che il Cacciavillani dosa con stile, maestria e sentimento, per comunicare, ad ampio spettro, con chi, immerso tra le righe del romanzo, avrà provato le stesse intense emozioni di Tulio. E se, come afferma l’Autore, la scrittura è un mezzo quasi atavico di comunicazione, tanto che “i bimbi disegnano prima di parlare”, ben presto ci accorgeremo che non saremo più noi a leggere il romanzo, ma sarà il romanzo a scavarci dentro, a divorare le nostre inquietudini, e far riemergere assopite serenità.

Così, l’introspezione e il viaggio di Tulio, diventeranno il nostro più intimo itinerario, scevro da banali cliché o da mediocri perbenismi. Tulio è un uomo, vive nella sua società, nel tempo di tutti, dove nulla manca e niente si ha per davvero. Tulio è nessuno e siamo tutti, uomini, donne, ragazzi. Ad impreziosire l’opera, poi, è la matura e riuscitissima ricerca di un linguaggio onesto, in grado di descrivere con immediatezza ambienti e personaggi. Infine, nota eccelsa del romanzo, seppur non autobiografico, è il posarsi su carta, goccia a goccia, della personalità, istintiva e profonda, dello scrittore. Una storia – da cui è stata già tratta una sceneggiatura cinematografica – che, ricordiamo, “inizia con un sogno e finisce con la verità”, perché se non si sogna – sostiene, intervistato, il Cacciavillani – non si potranno mai vivere i desideri. Sognare un amore, il futuro, un progetto, è il primo passo per viverlo. Il sogno resta l’elemento che contraddistingue l’essere umano, e se condiviso con un complice, con il nostro incastro perfetto, può trasformarsi in realtà. Si chiudono così, su una realtà dapprima sognata, e poi vissuta, le 198 pagine di un romanzo che graffia il cuore.

 

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