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Un Mondo Bipolare dietro l’Estro Creativo?

Riflessioni sul legame tra disturbo bipolare, creatività e impulsività. Quali implicazioni cliniche e terapeutiche all’interno del disturbo bipolare?

ID Articolo: 27718 - Pubblicato il: 15 marzo 2013
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Riflessioni sul legame tra disturbo bipolare, creatività e impulsività. Quali implicazioni cliniche e terapeutiche all’interno del disturbo bipolare?

Un Mondo Bipolare dietro l’Estro Creativo? - Immagine: Copyright Costanza Prinetti 2013

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Perché tutti gli uomini d’eccezione nel campo della filosofia, della politica, della poesia o delle arti sono melanconici..” queste le intuitive parole di Aristotele, che fu forse il primo a notare questa interessante correlazione fra “follia” e creatività.

Prosegue nella descrizione del melanconico uomo di genio come colui che “..per natura è sempre bisognoso di cura..” e che la sua condizione, dovuta all’eccesso di bile nera (che in greco si dice appunto melanconia) “fanno sì che tutti i melanconici si distinguano dagli altri uomini, non a causa di una malattia, ma a causa della loro natura originale”.

Intuizione aristotelica che ebbe un seguito nei secoli fino ad arrivare a Lombroso, che traghettando dall’ambito filosofico a quello psicologico, notò che “V’hanno tra la fisiologia dell’uomo di genio e la patologia dell’alienato non pochi punti di coincidenza”; quasi a sottolineare come la genialità altro non fosse che una particolare forma di malattia mentale. Da Hernest Hemingway a Virginia Woolf, da Franklin Delano Roosvelt ad Abramo Lincoln, da Rossini a Kurt Cobain, da Michelangelo a Van Gogh…solo questi alcuni talenti dietro le cui opere si cela un mondo di alti e bassi, di inferni e paradisi, di infinita gioia ed infinita tristezza.

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Un’altalena fra stati di iperattività e stati depressivi è ciò che caratterizza l’andamento dell’umore in coloro che soffrono di disturbo bipolare. Fra la popolazione di coloro che si dedicano ad un lavoro creativo alcuni studi  hanno rilevato che il 10% soffre di disturbo bipolare contro l’1% dei soggetti nella popolazione generale (Goodwin & Jamison, 2007; Rothenberg, 2001). L’artista ha da sempre avuto un modo sui generis di distinguersi, di affrontare la vita e le persone.

E non per altro è dall’epoca di Aristotele che ci interroghiamo sui limiti esistenti tra genialità e follia. Ad oggi ciò che i dati ci dicono è che esiste un legame fra stato maniacale e creatività, legame valido solo per coloro che soffrono di forme più leggere di maniacalità. Andando ad analizzare infatti le caratteristiche di un episodio maniacale, come riportato dal DSM IV-TR, ciò che si può riscontrare è una fase di umore eccessivamente elevato sia esso sul versante dell’espansività che dell’irritabilità, un’elevata autostima, una più spiccata loquacità; la persona si sente riposata anche dopo pochissime ore di sonno (addirittura 3 pare siano più che sufficienti!!), le idee si rincorrono una dietro l’altra come un fiume in piena, ci si distrae molto facilmente, ci si dedica maggiormente alla vita sociale ma anche a quella lavorativa, e si finisce per dedicarsi ad attività che potrebbero portare a conseguenze dannose quali spese eccessive, atteggiamenti sessuali sconvenienti, investimenti avventati fatti senza riflettere.

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Ora, parlando invece di creatività, da cosa dipende essa a livello fisiologico? Come sottolinea Flahearty (2011) dipende dall’attivazione del sistema dopaminergico del mesencefalo. La dopamina è un neurotrasmettitore che a livello cerebrale svolge diverse funzioni ed è implicata nella regolazione del comportamento, della cognizione, dell’umore ed influisce inoltre sul ritmo sonno-veglia. L’alterazione nel funzionamento di tale neurotrasmettitore sottostà al manifestarsi dei disturbi dell’umore, ed in particolare è stato riscontrato come un aumento di dopamina sia connesso anche alla produzione di immagini mentali e ad un aumento delle associazioni, traducibile nel fiume in piena di idee che spesso caratterizza i soggetti più creativi (Flahearty, 2011).

  Messaggio pubblicitario  In questa fase di ipertrofico entusiasmo si è particolarmente recettivi, privi di inibizioni, ed in preda alla frenesia, si parla con chiunque e potenzialmente si scorgono in ogni dove nuove idee. Ma come sottolinea Runco (2004) “La creatività non è una sorta di psicopatologia!”. Tra creatività e psicopatologia esiste una correlazione, ma la presenza dell’una non determina di certo la presenza dell’altra. Come riportano Murray e Johnson (2010) fra maniacalità e creatività c’è un legame inversamente proporzionale tale per cui, nelle forme più gravi di maniacalità, la creatività viene meno, viceversa si può osservare un estro creativo in coloro che soffrono del disturbo in forma più lieve.

Da ricerche recenti è emerso come l’apertura a nuove esperienze, l’estroversione, ed in minima parte anche quel tratto di psicoticismo (Eysenck, 1993), da vedersi nell’originalità dei pensieri creativi, siano tutte connesse ad una personalità creativa (Silva et al., 2009; De Young et al., 2007). Per quanto riguarda la creatività, da intendersi come originalità di pensiero, si è notato come il tratto dello psicoticismo correli con una maggiore tendenza all’antisocialità. Un tratto come il nevroticismo forse per associazione con una maggiore sensibilità emotiva (Batey & Furnham, 2006), risulta essere correlato positivamente ad una buona riuscita nel campo artistico (Feist, 1998).

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Un altro aspetto da tenersi in considerazione riguarda l’impulsività; nel disturbo bipolare il tratto impulsivo risulta particolarmente accentuato anche nei momenti di benessere della persona, ovviamente durante gli stati maniacali l’impulsività la fa da padrona. Per quanto riguarda creatività ed impulsività  si può notare come spesso nella prima vi sia un’espressione totalmente libera dei propri bisogni e dei propri impulsi (Leibenluft et al., 2007;Swann, Anderson, Dougherty, & Moeller, 2001; Swann, Dougherty, Pazzaglia, Pham & Moeller, 2004). Come se l’artista, libero da qualsiasi costrizione, potesse lasciare libera la sua espressività sotto ogni qual forma, facendo scaturire dall’arte un prodotto unico, che in altre condizioni non sarebbe stato creato.

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Ma dietro a tutta questa entusiastica frenesia creativa si cela il lato oscuro della luna, le fasi di buio più profondo, dove quello spirito eccessivamente vitale si annulla totalmente e la più totale sfiducia in sé la fa da padrona, non c’è più scampo, nessuna via d’uscita, tutto è piatto e senza significato. Tuttavia anche questa fase pare essenziale per la produzione creativa, toccare il fondo del baratro per poi godere appieno della risalita. Cita Kay Jamison “Da depressa, ho strisciato carponi per arrivare all’altro lato di una stanza, e l’ho fatto per mesi. Ma in condizioni normali o maniacali ho corso più velocemente, pensato più rapidamente e amato più intensamente della maggior parte delle persone che conosco. E credo che ciò sia dovuto in gran parte a questa malattia, all’intensità che conferisce alle esperienze e alla prospettiva che mi impone. Penso che la malattia mi abbia costretto a mettere alla prova i limiti della mia mente (che resiste, pur se è carente) e quelli della mia educazione, della mia famiglia, della mia cultura e dei miei amici”. 

  Messaggio pubblicitario  Sarebbe bello conservare della bipolarità solo l’aspetto ludico e creativo, ma in realtà non è possibile, specie nelle forme più gravi elevato è il rischio di suicidio. Fine cui sono andati incontro alcuni dei nomi precedentemente riportati.

Ma quali sono le implicazioni cliniche e terapeutiche della creatività all’interno del disturbo bipolare?

Esiste una nota correlazione tra disturbo bipolare e creatività (Richards et al., 1988; Santosa et al., 2007; Strong et al., 2007) ed essa necessita di essere ben maneggiata nel setting terapeutico. E’ stato stimato che circa l’8% dei pazienti la cui diagnosi rientra nello spettro del disturbo bipolare sia considerata “creativa” (Akiskal & Akiskal, 2007). Non esistono tuttavia manuali di trattamento o linee guida terapeutiche che considerino la creatività nel trattamento del disturbo bipolare. Alla luce del legame esistente tra creatività e Disturbo Bipolare, in futuro, potrà essere d’aiuto ai fini terapeutici valutare e, più in generale, tenere in considerazione anche la creatività nel paziente bipolare. Il rischio, non considerando tale caratteristica, è che essa possa ostacolare la terapia ed in generale la compliance terapeutica.

Dietro la creatività, molto spesso, si cela un mondo fatto di poli opposti, di positivo e negativo, di entusiasmo e di apatia, un mondo che affascina e allo stesso spaventa, che Virginia Woolf descrive con queste semplici e quanto mai taglienti parole: La bellezza del mondo, che dovrà così presto soccombere, ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, che ci dividono il cuore.”

 

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