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L’analisi delle catene comportamentali nella DBT (2020) di Shireen L. Rizvi – Recensione del libro

Un testo molto utile per i terapeuti impegnati nel trattamento di pazienti con tratti borderline o disturbo borderline di personalità.

ID Articolo: 177036 - Pubblicato il: 03 settembre 2020
L’analisi delle catene comportamentali nella DBT (2020) di Shireen L. Rizvi – Recensione del libro
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L’analisi delle catene comportamentali nella DBT è un testo molto utile per gli addetti ai lavori, per i terapeuti impegnati nel trattamento di pazienti con tratti borderline o disturbo borderline di personalità.

 

Messaggio pubblicitario In tali trattamenti, potrebbe risultare fondamentale l’analisi funzionale del comportamento, con lo scopo di verificare quali eventi concorrano a far comparire comportamenti, in particolare, e specificamente, i comportamenti disfunzionali dei soggetti borderline, che non sembrano generati da un’intenzionalità, più o meno volontaria o consapevole, finalizzata a obiettivi significativi per il soggetto. Come a dire che i comportamenti disfunzionali non sembrano determinati da una scelta volontaria, in funzione di un obiettivo connesso con un valore, ma piuttosto da rapporti di causa ed effetto di natura più o meno automatica, che sfuggono completamente al controllo del soggetto quando si tratta di reazioni immediate, intense, di natura impulsiva.

Diventa allora fondamentale capire che cosa controlla il comportamento nel momento in cui viene messo in atto, attraverso l’analisi funzionale del comportamento, che viene solitamente denominata ‘analisi delle catene comportamentali’, o ‘chain analysis’: è una tecnica molto precisa e consolidata, che richiede un buon addestramento, ed è tesa ad aiutare i pazienti a padroneggiare l’abilità di analizzare il loro comportamento così come fa il loro terapeuta (vedi Linehan, 1993), condividendo con loro con chiarezza gli obiettivi che derivano dall’impiego di tale tecnica. L’analisi della catena è una descrizione dettagliata di tutti gli eventi, pensieri e sentimenti che portano al comportamento bersaglio, così come alle conseguenze del comportamento stesso. Deve essere piuttosto precisa e focalizzarsi davvero sull’esatta sequenza di eventi così come si sono verificati in quei momenti.

Messaggio pubblicitario A prima vista potrebbe sembrare un intervento molto rigido (ed in parte lo è, essendo di nascita un intervento comportamentale), ma in realtà è ‘la mente saggia’ che fa da guida nella conduzione della chain analysis è una via di mezzo tra la ricerca, da un lato, di rigide concatenazioni di causa ed effetto, prendendo in considerazione tutte le componenti che concorrono a generare la relazione tra eventi scatenanti e comportamenti disfunzionali, e dall’altro rispetto a un utilizzo di ipotesi non basate sui fatti e sulle loro connessioni, ma su interpretazioni dei fatti, o su speculazioni relative a essi, discussi con il paziente stesso. L’identificazione della relazione tra causa ed effetto, che usualmente si concentra su due termini (il comportamento problematico e l’evento scatenante) va inserito all’interno della molteplicità di fattori che, probabilisticamente, influiscono su questa relazione: fattori di vulnerabilità biologica, emozionale e relazionale, il contesto in cui si verificano gli eventi, le azioni, i pensieri e le emozioni che costituiscono fonti di variabilità.

Il testo descrive con molta precisione e numerosi esempi le strategie dialettiche, comunicative ed altre stategie nucleari come la validazione, impiegate per condurre una buona analisi comportamentale. Rappresenta un’ottima guida pratica per i clinici che vogliono approfondire questo valido strumento.

 

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Bibliografia

  • Rizvi S. L. (2020). L’analisi delle catene comportamentali nella DBT. Raffaello Cortina Editore.
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
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