La mente alterata. Cosa dicono di noi le anomalie del cervello (2018) di E. Kandel – Recensione del libro

La mente alterata: la psicoterapia viene ridefinita come strumento di intervento “biologico”, evidenziando i cambiamenti ficisi che comporta nel cervello

ID Articolo: 169085 - Pubblicato il: 11 ottobre 2019
La mente alterata. Cosa dicono di noi le anomalie del cervello (2018) di E. Kandel – Recensione del libro
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Sebbene le neuroscienze, già da tempo, abbiano assunto un ruolo di primo piano nel panorama della psicologia, talvolta risulta difficile scorgere quale sia l’effettiva ricaduta applicativa degli enormi progressi conoscitivi ottenuti in questo settore.

 

Messaggio pubblicitario Forse soltanto una personalità eclettica come Eric Kandel, premio Nobel per la medicina nel 2000, avrebbe potuto svolgere con cura il delicato ruolo di intermediario tra la ricerca di base e la clinica fino a far dialogare fluidamente neuroni e inconscio.

La mente alterata è un libro dall’ispirazione didattica e dalla forma divulgativa che mira a (in)formare basandosi sulla letteratura scientifica recente rispetto all’insorgenza di disturbi che hanno in comune l’alterazione di circuiti cerebrali, criterio che demolisce ogni barriera divisiva tra neurologia e psichiatria. Dall’autismo alla depressione, dalla schizofrenia al morbo di Huntington, Kandel esplora l’intero territorio della patologia alla luce di quello che potrebbe apparire, ad una prima lettura, come un riduzionismo che appiattisce la mente sul solo cervello. Eppure ci si propone di andare ben oltre, si accompagna il lettore nell’assumere una prospettiva multidisciplinare lontana da ogni forma di determinismo, riconoscendo il potere inesauribile dell’esperienza nel ‘giocare’ creativamente con la plasticità cerebrale. In quest’ottica la psicoterapia viene ridefinita come strumento di intervento “biologico” guardando non tanto al modo di procedere, ma agli effetti che comporta:

[…] Ma sappiamo che tutti i disturbi psichiatrici derivano da cambiamenti specifici nel funzionamento dei neuroni e delle sinapsi, e sappiamo anche che, per quanto riguarda la psicoterapia, essa funziona agendo sulle funzioni cerebrali, creando cambiamenti fisici nel cervello (p. 45)

L’imaging ha confermato che la psicoterapia è un trattamento biologico, che cambia fisicamente il cervello, proprio come fanno i farmaci (p. 131)

I disturbi parlano di noi poiché rappresentano semplicemente la versione estremizzata di un’organizzazione che ama nascondersi sotto il manto semipermeabile della “normalità”. Le neuroscienze entrano prepotentemente anche nell’ambito forense, grazie agli studi che individuano delle correlazioni tra alterazioni cerebrali e modelli di comportamento psicopatico, alimentando dilemmi etici di non facile soluzione.

La Corte suprema degli Stati Uniti, per esempio, ha recentemente stabilito che una condanna a vita in carcere senza libertà sulla parola per i giovani criminali è incostituzionale. I giudici hanno sottolineato i risultati delle neuroscienze che indicano che gli adolescenti e gli adulti usano parti differenti del cervello per controllare il comportamento […] Le persone con danni cerebrali che le rendono incapaci di esprimere giudizi morali adeguati devono essere trattate alla stessa stregua delle persone che possono esprimere giudizi morali? (p. 229)

Messaggio pubblicitario Dopo aver percorso i sentieri della neuroestetica attraverso due testi di grande spessore, quali L’età dell’inconscio e Arte e neuroscienze, anche in La mente alterata Kandel ha lasciato spazio al tema della creatività – forse il capitolo di maggior interesse del libro – cercando il filo rosso che lega l’espressione artistica a disturbi come la schizofrenia, la demenza frontotemporale, l’autismo e l’Alzheimer senza abbandonarsi a derive “romantiche” che legano il genio alla malattia:

[…] mentre alcune forme di creatività nascono in associazione con disturbi mentali, la nostra capacità creativa non dipende da essi. […] Ciò che abbiamo finora imparato dalla biologia è che la creatività deriva in parte da un allentamento delle inibizioni e dalla creazione inconscia di nuove associazioni (p. 184)

Kandel ricalca il modello di intellettuale rinascimentale, proteiforme e poliedrico, capace di integrare con scioltezza l’arte con la scienza, la genetica con la psicoterapia, considerate tutte espressioni di una visione colta intuitivamente. L’autore riesce a preservare la chiarezza espositiva senza tradire il rispetto verso la complessità dei temi affrontati, con uno stile che richiama a tratti la maestria narrativa del compianto Oliver Sacks. Le sezioni dedicate al contributo della psicoterapia appaiono deboli rispetto alla fluidità del discorso intorno alle alterazioni genetiche sottostanti i disturbi; al momento, la cornice della neurobiologia interpersonale di Siegel sembra più fruibile dalla clinica rispetto all’umanesimo scientifico di Kandel, forse ancora troppo radicato nel laboratorio, sebbene i propositi dei due studiosi siano solo parzialmente sovrapponibili. Con La mente alterata si ha l’impressione di trovarsi davanti ad un testo d’avanguardia che suggerisce una direzione da intraprendere per l’intera comunità scientifica, un disegno appena abbozzato, ma affascinante. Fin dall’introduzione, infatti, Kandel delinea quello che appare come il manifesto di un modello interdisciplinare di scienza in costruzione:

I progressi nella biologia della mente offrono la possibilità di un nuovo umanesimo in grado di fondere le scienze che studiano il mondo naturale con le scienze umane, che si occupano del significato dell’esperienza umana. […] Questo porterà a nuove intuizioni sulla natura umana e a una comprensione e apprezzamento più profondi sia della nostra umanità condivisa sia della nostra umanità individuale (p. 17)

 

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Bibliografia

  • Kandel, E. (2018). La mente alterata. Cosa dicono di noi le anomalie del cervello. Raffaello Cortina Editorie
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