Il danno psicologico ed esistenziale. Modelli di perizie, diagnosi, valutazione e calcolo – Intervista a Leonardo Abazia

Il danno psicologico ed esistenziale: Leonardo Abazia ci parla del suo libro in cui descrive come valutare il danno non patrimoniale

ID Articolo: 162589 - Pubblicato il: 19 febbraio 2019
Il danno psicologico ed esistenziale. Modelli di perizie, diagnosi, valutazione e calcolo – Intervista a Leonardo Abazia
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Leonardo Abazia ci presenta in un’intervista il nuovo libro Il danno psicologico ed esistenziale. Modelli di perizie, diagnosi, valutazione e calcolo che offre al professionista psico-forense una guida alle buone prassi nella valutazione del danno non patrimoniale di natura psichica ed esistenziale.

 

Messaggio pubblicitario Leonardo Abazia, psicologo giuridico e psicoterapeuta presso l’UOPC di Napoli, dedica un nuovo testo alla valutazione del danno non patrimoniale di natura psichica ed esistenziale offrendo un approfondimento teorico-pratico agli psicologi e ai medici che si destreggiano nel rispondere in prima persona ai quesiti del magistrato e alle istanze delle parti coinvolte nella controversia giudiziaria.

Non si devono giudicare gli uomini come si giudica un quadro o una statua, a un primo e unico sguardo; c’è un’interiorità e un animo che occorre approfondire.

Le parole di Jean de La Bruyère aprono il nuovo lavoro di Leonardo Abazia che, anche questa volta, si avvale della preziosa collaborazione di altri professionisti, in un lavoro corale e complesso.

Intervistatore (I): Da dove nasce l’urgenza di scrivere questo testo?

Leonardo Abazia (L.A.): Il libro nasce per raccogliere le esperienze maturate negli ultimi anni nel Centro Perizie dell’Istituto Campano di Psicologia Giuridica. La diffusione delle problematiche relative al danno psicologico ed esistenziale ha fatto sì che sentissi l’esigenza di scrivere un testo che sapesse mettere bene in evidenza la specificità e l’importanza del lavoro dello psicologo giuridico, nella valutazione del danno.

Ritengo che ogni indagine sul danno non possa prescindere dall’accertamento delle condizioni psichiche e dalla valutazione delle dinamiche psicologiche che conseguono a un trauma. La nostra categoria professionale è sicuramente quella che, più di ogni altra, ha gli strumenti e le competenze, per approfondire gli aspetti legati alla psicodiagnosi. Purtroppo fino ad oggi queste valutazioni sono state effettuate dai Medici Legali o dagli Psichiatri Forensi. Dunque ho sentito la necessità, l’urgenza di comunicare agli altri colleghi, l’importanza di svolgere con sempre maggiore autonomia un lavoro i cui ambiti di intervento sono, per legge, ascrivibili prettamente al ruolo dello Psicologo. Un’ulteriore urgenza che ha spinto me ed i colleghi alla stesura del libro è legata al fatto di aver appreso che una Commissione Ministeriale stesse lavorando per ridefinire tutti gli ambiti e le categorizzazioni per le varie patologie, tra cui anche quelle psichiche.

Sentivamo l’esigenza di fornire un nostro contributo per ampliare e definire nuove categorizzazioni che permettessero un riconoscimento più specifico del danno psicologico. Tenga presente che ad oggi per i disturbi psicopatologici ne esistono solo 4 di categorie nelle classificazioni nel Codice delle Assicurazioni, 3 in quelle dell’Inail e 1 o 2 in quelle dell’INPS.

Nel lavoro svolto in questi anni, pur riconoscendo che non esiste una causalità lineare tra la natura di un danno e la comparsa di alcune sintomatologie, grazie all’ampia casistica osservata è stato possibile individuare alcuni quadri psicopatologici più frequentemente riscontrabili nel percorso peritale per la valutazione del danno psichico. Nel libro se ne descrivono circa 12. Grazie ad un collega psicologo interpellato dalla Commissione è stato possibile proporre l’ampliamento delle classificazioni e vi sono buone possibilità di riuscire ad ottenere ben 13 categorizzazioni per i disturbi psichici, con relative valorizzazioni percentuali, che attraverso la Commissione Ministeriale, potranno essere proposte nel nuovo Decreto Ministeriale. Ritengo che, se ciò sarà realizzato, permetterà ai professionisti di procedere ad un riconoscimento del danno più puntuale garantendo nel contempo un maggiore rispetto del diritto alla salute di ogni cittadino.

Il danno psicologico ed esistenziale - Intervista a Leonardo Abazia foto

Imm. 1 – LEONARDO ABAZIA

I: Quali sono le difficoltà più grandi con cui si impatta in ambito forense e che il suo libro aiuta ad affrontare?

L.A.: Le difficoltà più grandi, con cui, non solo lo Psicologo Giuridico, ma anche le altre categorie professionali come i Medici Legali e gli Psichiatri Forensi, devono fare i conti, possono essere sintetizzate in alcuni nodi problematici. Innanzitutto riuscire ad effettuare una corretta psicodiagnosi. L’iter psicodiagnostico si differenzia moltissimo da quello medico. E’ facilmente intuibile la diversità di approccio e di complessità nel valutare un osso rotto o un Disturbo post-traumatico. Un secondo nodo problematico riguarda l’individuazione del nesso di causalità. Non sempre è facile stabilire con certezza la connessione causale tra un determinato evento lesivo e il danno che ne consegue. Inoltre una volta individuata tale connessione è necessario che tali conseguenze siano rilevanti sul piano giuridico. Occorre procedere con un approccio metodologico molto rigoroso, seguendo dei criteri precisi, che abbiano una validità scientifica.

Un’ulteriore difficoltà concerne il grande problema della simulazione. Poiché le perizie prevedono il riconoscimento di un indennizzo monetario a seguito del riconoscimento del danno subito, molto comuni sono i tentativi di “inganno” sulla propria condizione psicopatologica. Nel libro tale tema viene trattato e sviscerato da vari punti di vista: sono riportati test specifici ed anche un approfondimento sul “Disturbo cognitivo simulato”.

I: Anche questa volta sceglie di collaborare con altri professionisti nella stesura del suo lavoro, in che modo tali collaborazioni sono avvenute e che valore aggiunto hanno portato al suo lavoro?

L.A.: La collaborazione con altri professionisti è un elemento costante del mio lavoro. Chi come me opera in un ambito complesso come quello della Psicologia Giuridica, non può esimersi dal confrontarsi con gli esperti del settore. Ritengo, infatti, che il confronto sia l’unico modo, non solo per crescere, ma soprattutto per fronteggiare con passione e competenza le sfide che questo ambito di intervento, richiede. Come è noto alla stesura del libro hanno partecipato non solo professionisti affermati che operano da tanti anni nel campo del danno non patrimoniale, quali Domenico Del Forno, Michele Lepore, Sara Pezzuolo (per citarne alcuni), ma anche, giovani professionisti che, nel corso di questi anni, hanno lavorato con me nell’Istituto Campano di Psicologia Giuridica. In verità, trovo sempre molto stimolante il confronto con i giovani professionisti, poiché riescono, con la loro passione, con le loro idee e la loro curiosità a stimolare un dibattito fecondo su argomenti, che risultano essere spesso ostici.

I: Che tipo di obiettivo si è posto quando ha scritto il testo?

L.A.: L’obiettivo del libro, sin dalla sua progettazione, è stato quello di fornire una chiara descrizione del danno non patrimoniale attraverso un’impostazione prettamente psicologica. Esistono, infatti, molti manuali, su questa specifica materia, ma sono scritti, anche se molto bene, da professionisti diversi, non da Psicologi e questi lavori sono prevalentemente concentrati su aspetti medico legali e/o psichiatrici.

Messaggio pubblicitario Inoltre volevamo offrire ai lettori una prospettiva psicologica dell’iter procedurale che porta alla valutazione del danno; credo sia utile a superare le sovrapposizioni e soprattutto a promuovere la tanto auspicata integrazione tra le diverse figure professionali che a diverso titolo sono coinvolte nel percorso. Dunque, come vede più che un obiettivo potremmo parlare di più obiettivi: superare la contrapposizione tra le parti, fornire ai colleghi un piccolo manuale che potesse essere da guida in tutti i passaggi che caratterizzano l’intervento peritale (diagnosi, classificazione e valutazione del danno). Nel testo ci sono non solo esempi di perizia svolti ma anche esempi di quesiti posti dai giudici.

I: Nella sua esperienza professionale quale episodio ricorda di maggiore difficoltà?

L.A.: L’episodio che ricordo essere stato particolarmente difficile, non riguarda la valutazione del danno, ma una valutazione complessiva della idoneità di un sottoufficiale del Ministero delle Finanze che sono stato chiamato a svolgere. Cosi come erano stati esposti i quesiti dal Giudice, hanno spinto il CTU ad indagare su tutta la metodologia posta in essere dall’istituzione per valutare l’idoneità. In quel caso, rispondere adeguatamente ai quesiti del Giudice ha significato mettere in discussione l’intero impianto selettivo dell’Amministrazione che, per certi versi, non solo risultava non adeguata ma non teneva in debito conto quanto previsto dalla legge rispetto alla figura professionale (ossia lo Psicologo) che può utilizzare dei test ai fini Psicodiagnostici. Come può immaginare, mettere in discussione tutta la procedura è stato fonte di grossa difficoltà.

I: Quello che da psicologo le è costato più fatica affrontare in ambito forense?

L.A.: Forse il caso più “faticoso” e difficile da un punto di vista psicologico è stata la valutazione del danno psicologico ed esistenziale di un anziano imprenditore a cui, era stato revocato per errore ed in modo improvviso il fido bancario di 200.000 euro. La Banca, inoltre, lo aveva, impropriamente inserito nell’elenco dei “cattivi pagatori”. Ovviamente questo errore lo aveva, letteralmente, ridotto sul lastrico nel giro di qualche mese. La persona si era depressa e sviluppato un disturbo post traumatico da stress. Nel corso della consulenza, le sue condizioni di salute si aggravarono repentinamente per il sopraggiungere di una malattia tumorale, e purtroppo è deceduto prima che riuscissimo a chiudere la CTU.

Il risarcimento del danno è stato riscosso dagli eredi, ma a me ed alla collega co-CTU questa esperienza ci ha segnato profondamente.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 10, media: 4,50 su 5)

Consigliato dalla redazione

Psicologo forense in ambito minorile: ruolo, test e limiti

Lo psicologo forense in ambito minorile: il ruolo, i test e i limiti

Lo psicologo forense può svolgere il ruolo di perito, CTU o CTP e limita la sua attività alla valutazione senza svolgere terapia o consulenza. 

Bibliografia

  • Abazia, L. (2018). Il danno psicologico ed esistenziale. Modelli di perizie, diagnosi, valutazione e calcolo. Franco Angeli
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Sono citati nel testo

Categorie

Messaggio pubblicitario