Cosa spinge i ragazzi ad intervenire quando assistono ad episodi di bullismo a scuola?

Un recente studio ha indagato quali fattori influenzano la possibilità che gli spettatori intervengano di fronte a episodi di bullismo.

ID Articolo: 160082 - Pubblicato il: 29 novembre 2018
Cosa spinge i ragazzi ad intervenire quando assistono ad episodi di bullismo a scuola?
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Sempre più spesso si sente parlare di bullismo a scuola, un tema che sta attirando l’attenzione di genitori, insegnanti, psicologi e di tutti coloro che lavorano con i bambini all’interno del contesto scolastico e di apprendimento.

 

Messaggio pubblicitario Con il termine bullismo, ci si riferisce alla situazione in cui un bambino/a è esposto/a ripetutamente ad atti aggressivi e prepotenti, per un lungo periodo di tempo da parte di uno o più compagni/e.

Molte ricerche hanno messo in evidenza gli effetti negativi che tale fenomeno ha sugli attori coinvolti, non solo la vittima, ma anche sugli spettatori.

Lo scopo, invece, dello studio svolto da Kelly Lynn Mulvey, ricercatrice di psicologia presso la NC State University, e collaboratori è stato quello di indagare in che modo i fattori familiari e scolastici influenzano l’eventualità che gli spettatori intervengano se esposti a un episodio di bullismo.

Lo studio

A tal proposito, i ricercatori hanno condotto uno studio su un campione composto da 450 studenti al sixth-grade (corrispondente alla nostra prima media) e 446 studenti al ninth-grade (corrispondente al nostro primo anno di scuola superiore). A tutti i partecipanti è stato somministrato un sondaggio da compilare, volto a raccogliere informazioni riguardanti la qualità delle loro relazioni con familiari, colleghi e insegnanti.

Successivamente, sono stati presentati loro sei diversi scenari, ognuno dei quali era inerente a uno specifico atto di bullismo: aggressione fisica, cyber-bullismo, esclusione sociale o rifiuto da parte di un gruppo, violenza da parte del partner, aggressione sociale, come pettegolezzi, ed esclusione da parte di un vecchio amico. Per ognuno di questi scenari, agli studenti è stato chiesto di valutare l’atto aggressivo su una scala di sei punti, che andava da “davvero inaccettabile” (1) a “assolutamente accettabile” (6).

Infine, a ogni studente è stato chiesto di stimare probabilità che egli intervenisse rispetto a questi scenari; inoltre, un suo parere rispetto a quanto sarebbe stato corretto, per una vittima, vendicarsi contro il bullo e se fosse opportuno, anche in questo caso, intervenire per impedire la ritorsione.

Gönültas, tra gli autori dello studio, ha affermato:

Abbiamo scoperto che la famiglia assume un ruolo fondamentale. Gli studenti che avevano buone relazioni familiari, presentavano una maggiore probabilità, non solo di ritenere inaccettabili comportamenti aggressivi e ritorsioni, ma anche di intervenire in entrambi i casi.

Messaggio pubblicitario Inoltre, dai risultati è emerso anche che quanto più gli studenti riferivano di sentirsi esclusi o trattati ingiustamente da compagni/insegnanti, tanto più era probabile che non intervenissero quando assistevano a episodi di bullismo.

In maniera speculare, gli studenti che invece riportavano buoni rapporti con gli insegnanti avevano più probabilità di intervenire.

Mulvey ha affermato:

Questo studio ha messo in evidenza che sia i fattori familiari che quelli scolastici sono importanti per motivare gli studenti, non solo a riconoscere il comportamento di bullismo come inappropriato, ma anche a prendere attivamente provvedimenti per intervenire.

In conclusione

Da questa ricerca, è evidente che, per affrontare il bullismo, una buona comunicazione tra la scuola (insegnati, dirigente etc.) e i genitori assume un ruolo centrale. Entrambi questi contesti, hanno il dovere di fornire degli esempi positivi di comportamento ai più giovani, soprattutto all’interno di un’ottica di prevenzione.

Per fare ciò, può essere utile una formazione specifica dei genitori, allo scopo di sensibilizzarli su questo tema, per evitare atteggiamenti minimizzatori e disinteressati, “Sono ragazzi”, “Stanno solo scherzando”.

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