Perché lo sbadiglio è contagioso?

Uno studio ha dimostrato che l' ecofenomeno dello sbadiglio contagioso dipende dall’attività eccitatoria/inibitoria della corteccia motoria primaria.

ID Articolo: 148326 - Pubblicato il: 21 settembre 2017
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La propensione umana allo sbadiglio contagioso, dunque, è innescata automaticamente da riflessi motori primitivi e, sebbene presente in tutti gli esseri umani, si presenta con una variabilità individuale (Bartholomew, & Cirulli, 2014). Questa idea è stata la base di un progetto di ricerca messo in atto da esperti dell’università di Nottingham, poi tradotto in un articolo pubblicato recentemente su Current Biology.

 

I correlati neurali responsabili dello sbadiglio contagioso

Messaggio pubblicitario Vi è mai capitato di non sentirvi stanchi ma di osservare qualcun altro sbadigliare ed essere portati involontariamente ad imitarlo? Si tratta del cosiddetto fenomeno dello sbadiglio contagioso, una forma comune di “ecofenomeno”, comune in più specie, ovvero l’imitazione automatica di ciò che fa l’altro, come parole (ecolalia) o azioni (ecoprassia) (Ganos, Ogrzal, Schnitzler, & Munchau, 2012).

Le basi neurali degli ecofenomeni sono ancora sconosciute, anche se sono nate diverse teorie a riguardo. Una di queste ultime riguarda il potenziale nesso tra ecofenomeno e iper-eccitabilità della corteccia motoria primaria (Ganos et al., 2012).

La propensione umana allo sbadiglio contagioso, dunque, è innescata automaticamente da riflessi motori primitivi e, sebbene presente in tutti gli esseri umani, si presenta con una variabilità individuale (Bartholomew, & Cirulli, 2014). Questa idea è stata la base di un progetto di ricerca messo in atto da esperti dell’università di Nottingham, poi tradotto in un articolo pubblicato recentemente su Current Biology. I ricercatori hanno indagato i correlati neurali dello sbadiglio contagioso attraverso la stimolazione magnetica transcranica (TMS) di 36 soggetti adulti mentre erano esposti a video in cui altri individui sbadigliavano. Inoltre, i partecipanti erano separati in due gruppi: ad uno era richiesto di resistere a sbadigliare, all’altro era permesso di farlo. Tutti venivano video registrati per conteggiare il numero di sbadigli effettuati o trattenuti. L’utilizzo della TMS serviva a quantificare l’eccitabilità e l’inibizione fisiologica della corteccia motoria di ogni soggetto, in modo tale da predire la loro tendenza allo sbadiglio contagioso e, quindi, a confermare come questa fosse determinata proprio dall’attivazione di tali regioni cerebrali.

Messaggio pubblicitario I risultati hanno dimostrato un incremento dell’urgenza a sbadigliare e un’alterazione della modalità di sbadiglio (es. completo vs. trattenuto) nei partecipanti a cui era richiesto di reprimere lo sbadiglio, ma non era emersa alcuna alterazione della tendenza individuale allo sbadiglio contagioso. Al contrario, i dati elettrofisiologici derivati dalla TMS risultavano predittori significativi di tale fenomeno spiegando il 50 % della variabilità individuale riscontrata. In altre parole, la variabilità individuale nell’imitare un’altra persona che sta sbadigliando dipende dall’attività eccitatoria/inibitoria della corteccia motoria primaria.

Questa ricerca rientra in una categoria di studi rilevanti per le loro implicazioni pratiche, poiché gli ecofenomeni sono riscontrabili in una serie di condizioni cliniche collegate all’attività della corteccia, come epilessia, demenza, autismo e sindrome di Tourette (Ganos et al., 2012). Dunque, comprendendo come le alterazioni nell’eccitabilità corticale determinino disturbi neurali, si potrebbe pensare a un trattamento in grado di modulare il disequilibrio presente nei network neurali.

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