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Gerald Roy Patterson: un breve, dovuto ricordo

Gerald Roy Patterson è venuto a mancare la scorsa estate; si ricordano i suoi contributi alla psicologia della famiglia e il parent management training

ID Articolo: 144981 - Pubblicato il: 10 aprile 2017
Gerald Roy Patterson: un breve, dovuto ricordo
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Gerald Roy Patterson è mancato alla fine dell’estate scorsa, anche se pochi se ne sono accorti. Nato nel North Dakota e cresciuto in Minnesota, dove ha conseguito il dottorato di ricerca, Gerald Roy Patterson ha lavorato prevalentemente in Oregon. È stato uno scienziato al servizio della comunità, descritto dai colleghi come una persona carismatica e idealista, che non ha mai ricercato ricchezza o notorietà, ma si è sempre adoperato per rendere il mondo un posto migliore dove vivere.

Francesca Pergolizzi, IESCUM, ASCCO

 

Gerald Roy Patterson: i suoi contributi alla psicologia comportamentista

Guidato fin dai primi studi dalla passione e dalla missione di aiutare le famiglie con figli difficili, è stato uno dei primi scienziati comportamentali a sviluppare misure empiriche per la valutazione delle interazioni parentali e a utilizzare questi dati per proporre e testare trattamenti innovativi basati su evidenze a favore di famiglie disfunzionali.

Per questo suo intenso e significativo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti pubblici internazionali. Kazdin, past president APA lo ricorda così: “I contributi di Gerald Roy Patterson alla psicologia comprendono il modello teorico delle interazioni coercitive, ampiamente citato da numerosi studiosi, la sua leadership nel movimento della terapia del comportamento, i suoi studi innovativi e paradigmatici sull’aggressività e le condotte antisociali, lo sviluppo e la valutazione empirica del Parent Management Training (PMT).”

I suoi libri più famosi, Families Living with Children e Parents and adolescents, hanno venduto milioni di copie: infatti, è uno degli autori più citati nella letteratura comportamentale.

Messaggio pubblicitario Io ho avuto la fortuna di avere in regalo Families Living with children nel 1978 da colui che sarebbe poi diventato mio marito, che lo aveva avuto tra le mani nei primi workshop che si svolgevano a St. Pierre, che hanno consolidato il primo nucleo di analisti e terapeuti del comportamento (Meazzini, Soresi, Anchisi, Galeazzi, Moderato). La lettura di questo piccolo libro ha avuto un impatto fortissimo sulla direzione della mia ricerca e professione, rafforzando la decisione di occuparmi della psicologia della famiglia e aiutandomi a comprendere come fosse possibile aiutare i genitori a divenire più competenti ed efficaci, soprattutto quando si trovano a gestire maternità e paternità complesse.

Il Parent Management Training: il contributo di Gerald Roy Patterson alla psicologia della famiglia

Gerald Roy Patterson rimarrà una presenza fondamentale nella ricerca futura, come colui che ha messo la scienza del comportamento al servizio della funzione e della dignità genitoriali. I suoi studi pionieristici hanno favorito la proliferazione di ricerche sperimentali e la messa a punto di programmi e protocolli di intervento a favore dei genitori che vivono situazioni di sofferenza e di difficoltà. Anche in Italia ormai da tempo sono stati sviluppati parent training che contribuiscono alla promozione della qualità di vita di moltissime famiglie (Prevedini e Pergolizzi, 2016; Prevedini et al. 2015), ispirati al modello di Patterson e ai contenuti del suo protocollo di intervento PMT.

Va anche ricordato che Gerald Patterson, insieme ad altri colleghi, ha sviluppato alcuni modelli matematici strutturali, le cui equazioni descrivono nel tempo la relazione fra variabili ambientali familiari e soggettivi e direzione della loro influenza, in particolare per spiegare lo sviluppo delle condotte aggressive in bambini e ragazzi. Con l’ausilio di dati tratti da una serie di studi descrittivi ha analizzato le transizioni particolari che si sviluppano fra genitori e figli aggressivi come processo di evoluzione della famiglia coercitiva. In queste famiglie, i genitori tendono a essere estremamente incoerenti e non hanno una padronanza nella gestione educativa dei figli. Per queste difficoltà ricorrono spesso a comandi e minacce fino a punire fisicamente i figli che non riescono a controllare.

Il PMT e stato inizialmente sperimentato negli anni ‘60 da Patterson e Reid presso l’Oregon Social Learning Centre. Il programma che ha coinvolto più di duemila famiglie (Patterson 1976; 1989; 1992) ha dimostrato che l’interazione genitore-figlio è una variabile centrale nell’eziologia del comportamento antisociale, in particolare quando queste relazioni sono connotate da interazioni coercitive. L’autore dimostra che interventi di parent training che modificano e migliorano le pratiche di gestione globale della famiglia, ottengono risultati significativi e a lungo termine in famiglie di preadolescenti. Molti autori hanno ripreso gli studi di Patterson, fra questi quello che attualmente ha ampliato ed esteso l’analisi dell’influenza dei contesti coercitivi è Biglan. In Nurturing enviroments for society change, Biglan (2013) afferma che contesti che promuovono la prosocialità diminuiscono la possibilità che siano attivate manifestazioni aggressive e disadattive, e aiutano a promuovere la flessibilità psicologica, cioè l’abilità di agire seguendo i propri valori, anche quando si è stressati da pensieri ed emozioni spiacevoli.

Messaggio pubblicitario Tali contesti “nurturing” (vitali, generanti) garantiscono un maggior accesso ai rinforzi: a sua volta, il rinforzo positivo di condotte desiderabili rappresenta la migliore strategia per promuovere comportamenti adeguati e adattivi, non solo nel sistema famiglia ma anche nel contesto scolastico e sociale (Biglan, 2013). Infatti, è stato dimostrato empiricamente che lo sviluppo della prosocialità implica un minor numero di comportamenti problema (Caprara et al, 2000;. Kasser & Ryan, 1993; Sheldon & Kasser, 1998; Wilson & Csikszentmihalyi, 2008), un maggiore benessere psicofisico (Biglan e Hinds 2009), maggiori capacità di adattamento, relazioni sociali positive, livelli inferiori di rifiuto dai pari (Clark & Ladd, 2000), e maggiore successo lavorativo (Channer e Hoppe, 2001).

Da questi studi derivano i più attuali efficaci programmi di intervento per la prevenzione dei comportamenti antisociali in cui viene proposto un ribaltamento di focus nella gestione genitoriale di questi comportamenti: si passa dalla somministrazione di punizioni e penalizzazioni come strumenti di controllo e cambiamento dei comportamenti antisociali, a un saggio, cospicuo, contingente e coerente uso di rinforzi positivi dei comportamenti prosociali.

 

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Bibliografia

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