Il ruolo dell’attaccamento infantile nelle conversazioni tra madre e bambino su eventi autobiografici condivisi

Degli studi hanno dimostrato che esistono delle differenze nelle modalità conversazionali tra madre e bambino legate allo stile di attaccamento infantile

ID Articolo: 121400 - Pubblicato il: 30 maggio 2016
Il ruolo dell’attaccamento infantile nelle conversazioni tra madre e bambino su eventi autobiografici condivisi
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La qualità dell’attaccamento infantile può incidere sullo stile conversazionale materno? Negli ultimi anni si sono incrementati gli studi che hanno indagato la qualità dell’attaccamento infantile come possibile fattore responsabile delle differenze nello stile conversazionale materno durante le conversazioni su eventi autobiografici condivisi, la maggior parte dei quali è giunta alla conclusione che le madri sono più elaborative con i bambini sicuri rispetto a quelli insicuri.

Raffaella Mancini, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI SAN BENEDETTO DEL TRONTO

 

Lo sviluppo della narrazione nei bambini

Nella nostra cultura i bambini sono esposti precocemente al genere narrativo, che costituisce una delle prime modalità per organizzare la storia e le esperienze personali (Rollo, 2007).

Le forme narrative forniscono una struttura coerente sia per raccontare il passato agli altri e sia per rappresentarlo a noi stessi. La narrazione, dunque, consiste sia in una modalità esteriore di trasmissione delle esperienze, sia in un’impalcatura interiore di rappresentazione delle stesse (Fivush, 1993, citato in Rollo e Benelli, 2003). Madre e bambino iniziano a parlare delle esperienze passate all’incirca quando quest’ultimo ha 18-20 mesi. Sono le madri che forniscono la maggior parte dei contenuti alle conversazioni, attraverso dichiarazioni o domande chiuse, mentre i bambini si limitano a rispondere, il più delle volte confermando o ripetendo ciò che la madre dice.

Poi, gradualmente, con lo svilupparsi delle abilità linguistiche del bambino, le madri passano ad utilizzare domande aperte, in modo da coinvolgerlo maggiormente nella conversazione (Ferrant e Reese, 2000; Haden, Ornstein, Rudek e Branstein, 2006, citato in Fivush, Haden e Reese, 2006). Tale atteggiamento sembra riflettere la sensibilità materna allo sviluppo delle capacità del proprio figlio di impegnarsi in conversazioni che riguardano eventi passati. I bambini, quindi, diventano sempre più capaci di partecipare a queste conversazioni, sanno rispondere a domande sugli eventi passati e forniscono informazioni appropriate sull’accaduto, giungendo a proporre da soli tali argomenti come oggetto di conversazione (Smorti, 1997).

 

Gli stili comunicativi materni

Messaggio pubblicitario Ricerche precedenti hanno rilevato una considerevole variabilità nel modo in cui le madri strutturano le conversazioni su eventi passati condivisi; in particolare, sono stati individuati due distinti stili materni, che differiscono per il grado di elaborazione delle conversazioni (Fivush e Fromhoff, 1988, citato in Fivush et al., 2006). Da un lato vi sono le madri altamente elaborative che parlano in dettaglio, fornendo ad ogni turno di conversazione informazioni sempre più interessanti e invitando, attraverso domande aperte, i loro figli alla conversazione (Fivush et al., 2006). In questo modo esse si adoperano per elicitare e mantenere un’attività congiunta di ricordo anche quando i figli non contribuiscono attivamente al racconto.

Dall’altra parte le madri meno elaborative adottano uno stile più pragmatico, ripetitivo, ovvero discutono esperienze passate con i loro figli facendo poche domande o ripetendo sempre le stesse, fornendo poche informazioni sull’evento e indagando su aspetti specifici di quest’ultimo (Fivush et al., 2006). Esse sembrano interessate ad ottenere specifiche informazioni sugli eventi e tendono a considerare le conversazioni sui ricordi come un modo per verificare le capacità mnestiche dei loro bambini.

Inoltre è emerso come le madri tendono ad utilizzare con il proprio bambino, nel tempo, lo stesso stile narrativo (Reese, Haden e Fivush, 1993, citato in Bost, Shin, McBride, Brown et al., 2006) e quest’ultimo tende ad essere collegato allo stile narrativo e cognitivo dei propri bambini, ovvero i bambini rispecchiano lo stile che le loro madri utilizzano con loro durante le conversazioni (Peterson e McCabe, 1992 citato in Newcombe e Reese, 2004), dimostrando così che non sono degli ascoltatori passivi, ma rispondono alla struttura e allo stile che le loro madri utilizzano nelle conversazioni con loro.

Le differenze individuali nello stile conversazionale materno sembrano essere associate anche ad alcune caratteristiche del bambino, quali il sesso, le competenze linguistiche e i tratti temperamentali (Fivush et al., 2006; Laible, 2004). Riguardo al ruolo che il sesso del bambino può avere nello stile conversazionale materno le differenze di genere che sono state individuate in alcune ricerche hanno rilevato che le madri tendono ad essere più elaborative con le bambine che con i bambini (Fivush, Berlino, Vendite, Mennuti-Washburn et al., 2003; Reese, Haden e Fivush, 1996, citato in Fivush et al., 2006), in particolar modo nelle discussioni su temi emotivi (Brown e Dunn, 1996, citato in Farrar, Fasing e Welch-Ross, 1997).

 

L’attaccamento infantile e lo stile narrativo materno

Relativamente alle abilità linguistiche e al temperamento del bambino, invece, si è osservato che le madri sono più elaborative con i bambini che hanno maggiori competenze linguistiche (Ferrant et al., 2000; Newcombe et al., 2004; Welch-Ross, 1997, citato in Fivush et al., 2006) e con quelli valutati più socievoli (Lewis, 1999, citato in Fivush et al., 2006) e con maggiore effortul control (Laible, 2004, citato in Fivush et al., 2006).

Di particolare interesse è il ruolo dell’attaccamento infantile come un fattore responsabile delle differenze nello stile conversazionale materno. L’attaccamento viene teorizzato da Bowlby come un sistema motivazionale primario: una predisposizione biologica del bambino verso chi si prende cura di lui. Secondo Bowlby (1969, 1973, 1980, citato in Cassibba e D’Odorico, 2000), il bambino nasce provvisto di una serie di comportamenti, geneticamente predeterminati, che svolgono un’importante funzione adattiva. Questi comportamenti, come il sorriso, il pianto, l’aggrapparsi, sono definiti comportamenti di attaccamento. Essi fanno parte di un sistema comportamentale finalizzato a garantire al bambino la prossimità fisica con l’adulto, la cui funzione biologica è quella di garantire la sopravvivenza, mentre quella psicologica è di ottenere un senso di sicurezza interna attraverso, appunto, il contatto e la prossimità fisica.

The Strange Situation. -SLIDER- Di Davide Osenda © State of Mind 2016 www.stateofmind.itLa prima e principale studiosa delle differenze individuali nell’attaccamento è Mary Ainsworth (Simonelli e Calvo, 2002). Quest’ultima, insieme ai suoi collaboratori, ha ideato una procedura osservativa, chiamata la Strange Situation, che da allora è diventata il metodo principale, più diffuso e validato per valutare l’attaccamento nella prima infanzia (Simonelli et al., 2002). Tale procedura osservativa ha portato all’identificazione di tre principali pattern di attaccamento: attaccamento sicuro (B), attaccamento insicuro-evitante (A) e attaccamento insicuro-ambivalente (C), ai quali è stato aggiunto successivamente una quarta categoria, denominata attaccamento disorganizzato (D).

Tornando all’attaccamento infantile come un fattore responsabile delle differenze nello stile conversazionale materno, i ricercatori, a tal proposito, hanno affermato che la qualità dell’attaccamento del bambino può condizionare la natura del discorso tra quest’ultimo e la madre, in particolare quando le conversazioni riguardano problemi o questioni emotive e relazionali (Laible, 2004). Infatti un elemento centrale della teoria dell’attaccamento è che la sicurezza dell’attaccamento infantile si riflette nella comunicazione tra madre e bambino (Etzion-Carasso e Oppenheim, 2000).

Bowlby (1988, citato in Etzion-Carasso et al., 2000) ritiene che una delle principali differenze tra diadi con attaccamento sicuro e attaccamento insicuro è il grado di apertura e di libertà nella loro comunicazione. È probabile che le madri di bambini sicuri siano più elaborative con i loro figli nel discutere questioni emotive e relazionali poiché si presume che entrambi i partner della diade abbiano dei modelli operativi interni sicuri, e data l’accessibilità di questi modelli per entrambi, si ipotizza che la comunicazione tra i due sia più aperta, coerente ed elaborativa (Bretherton, 1990, citato in Laible, 2004). Al contrario, si pensa che entrambi i partner di una diade insicura abbiano modelli operativi interni meno accessibili e in conflitto, i quali danno luogo a processi difensivi e scarsa comunicazione tra i membri della diade (Bretherton e Munholland, 1999, citato in Laible, 2004).

Inoltre questa relazione tra conversazioni su eventi autobiografici e modelli operativi interni può essere bidirezionale. Questi ultimi non solo potrebbero influenzare la scelta degli argomenti affettivi durante le discussioni sul passato ma, tali conversazioni, potrebbero influenzare la formazione di tali modelli operativi interni (Bretherton, 1993, citato in Farrar et al., 1997).

 

Gli studi sull’attaccamento infantile

A tal proposito diversi sono gli studi che hanno analizzato le conversazioni tra madre e bambino su eventi passati, sia positivi che negativi, all’interno della prospettiva teorica dell’attaccamento. Tra questi vi è quello di Laible e Thompson (2000), condotto su un campione di 42 bambini dell’età di 4 anni e le loro madri. Tra gli obiettivi vi era quello di indagare la relazione tra il contenuto delle conversazioni madre-bambino sul comportamento passato di quest’ultimo e la sicurezza dell’attaccamento infantile. Alle madri è stato chiesto di pensare a due eventi passati che hanno coinvolto sia lei che suo figlio, uno in cui il bambino si è comportato male e l’altro in cui si è comportato bene.

Le conversazioni sono state registrate e trascritte in modo da poter codificare i riferimenti materni e del bambino a sentimenti/intenzioni, regole sociali/morali/familiari e conseguenze materiali di un’azione, mentre l’attaccamento del bambino è stato valutato tramite l’Attachment Q-Sort (Waters et al., 1985, citato in Laible et al., 2000). I risultati hanno indicato l’esistenza di una relazione tra i discorsi carichi emotivamente e la sicurezza dell’attaccamento. I bambini sicuri e le loro madri hanno utilizzato più riferimenti ai sentimenti e alle valutazioni morali durante le discussioni su eventi passati rispetto a quanto hanno fatto i bambini con attaccamento insicuro e le loro madri. Ciò è coerente con le diverse formulazioni della teoria dell’attaccamento (Bretherton, 1990; Cassidy, 1988; Laible e Thompson, 1998; Main et al., 1985, citato in Laible et al., 2000) secondo le quali è probabile che il discorso su questioni delicate sia più frequente, coerente ed emotivamente aperto tra un bambino sicuro e la propria madre: le diadi sicure discutono un potenziale argomento minaccioso, in questo caso un comportamento scorretto del passato, con una maggiore apertura emotiva.

Nello stesso anno un contributo innovativo alla letteratura proviene dallo studio longitudinale di Etzion-Carasso e Oppenheim (2000), i quali hanno voluto analizzare la relazione predittiva, piuttosto che concorrente, tra l’attaccamento e le conversazioni tra madre e bambino su eventi passati. L’attaccamento infantile è stato valutato a 12 mesi, tramite la Strange Situation (Ainsworth, Blehar, Waters e Wall, 1978, citato in Etzion-Carasso et al., 2000), mentre la comunicazione tra madre e bambino è stata valutata quando quest’ultimo aveva 4,5 anni, a seguito di una separazione di circa 45 minuti. Alle madri è stato detto che dopo la riunione con il proprio bambino avrebbero avuto 3 minuti per parlare con il proprio figlio di ciò che era accaduto durante la separazione. La comunicazione tra madre e bambino è stata inizialmente codificata in comunicazione aperta o in comunicazione non aperta, e successivamente ciascuna macro-categoria è stata ulteriormente suddivisa in sotto-categorie. I risultati del presente studio dimostrano che vi è un’associazione tra l’attaccamento infantile e la successiva comunicazione madre-bambino in età prescolare. I bambini sicuri tendevano ad avere una comunicazione più aperta e coerente con le loro madri dopo una breve separazione rispetto ai bambini classificati come disorganizzati.

Tali risultati indicano come le caratteristiche del fenomeno di base sicura rimangano ugualmente importanti in età prescolare ma subiscano una significativa trasformazione. Ora la base sicura fornita dal caregiver non facilita solo l’esplorazione del mondo esterno, ma anche il mondo interiore dei pensieri e dei sentimenti (Bowlby, 1988, citato in Etzion-Carasso et al., 2000). La comunicazione aperta sembra supportare l’esplorazione da parte dei bambini dei loro mondi emozionali, i quali sanno che c’è qualcuno che riconosce, rispetta e risponde in modo appropriato e sensibile ai loro pensieri e sentimenti. Per quanto riguarda i bambini insicuro/ambivalenti, invece, i risultati non hanno indicato una chiara associazione tra attaccamento e comunicazione. Gli autori a riguardo hanno dato due possibili spiegazioni: tale pattern di attaccamento è di per sé incoerente e di conseguenza sono necessarie osservazioni più estese, o la separazione temporanea in laboratorio non era molto stressante per il bambino, quindi sono necessarie condizioni più stressanti che consentano di identificare con maggiore probabilità la comunicazione tra madri e bambini insicuri/ambivalenti.

A distanza di qualche anno Laible (2004) ha condotto uno studio il cui obiettivo era quello di verificare se la sicurezza dell’attaccamento e il temperamento del bambino predicono le differenze nell’elaborazione e nel contenuto emotivo delle conversazioni madre-figlio in due contesti e se, tali differenze, erano correlate allo sviluppo socio-emozionale del bambino. Allo studio hanno partecipato 51 bambini tra i 3 e i 5 anni con le loro madri. E’ stato utilizzato l’Attachment Q-Sort (Waters et al., 1985, citato in Laible, 2004) per valutare l’attaccamento infantile. Le due conversazioni sul comportamento passato sono state elicitate seguendo una procedura analoga a quella di Laible e collega (2000). Inoltre alle madri è stato chiesto di leggere e discutere con i propri figli un libro di fiabe, ricco di temi emotivi e morali. Le conversazioni sono state codificate per tre aspetti: riferimenti alle emozioni, valenza delle emozioni discusse (positiva, negativa e neutra) e stile elaborativo materno. Nel complesso i risultati hanno indicato che, oltre al temperamento, anche la sicurezza dell’attaccamento del bambino era collegata allo stile elaborativo materno e al contenuto delle conversazioni, anche se tali risultati variavano a seconda del contesto. Le diadi sicure hanno discusso l’emozione negativa con maggiore frequenza quando parlavano del comportamento passato del bambino, ed erano altamente elaborative rispetto alle situazioni in cui leggevano e discutevano il libro di fiabe. Tali dati sono coerenti con l’idea che le conversazioni tra madre e bambino sono emotivamente più aperte, elaborative e coerenti soprattutto quando riguardano questioni relazionali (Laible e Thompson, 1998; Thompson, Laible e Ontai, 2003, citato in Laible, 2004), e suggeriscono come la disponibilità delle diadi a focalizzarsi e a discutere l’emozione negativa potrebbe dipendere in parte dal contesto. Nello specifico le madri dei bambini sicuri possono essere sensibili al contesto del discorso e di conseguenza discutono le emozioni negative solo quando è costruttivo farlo.

Nello stesso anno Newcombe e Reese (2004) hanno condotto uno studio longitudinale e tra gli obiettivi vi era quello di esaminare l’associazione tra la sicurezza dell’attaccamento infantile e lo sviluppo dello stile narrativo dei bambini e delle madri. Il campione era costituito da 56 bambini e le loro madri, i quali sono stati osservati all’età di 19, 25, 32, 40 e 51 mesi. All’età di 19 mesi è stato chiesto alle madri di parlare con i loro bambini di due eventi che hanno vissuto insieme una sola volta, mentre dai 25 mesi in poi è stato chiesto loro di discuterne tre. L’attaccamento del bambino, all’età di 19 mesi, è stato valutato tramite l’Attachment Q-Sort (Water et al., 1985, citato in Newcombe et al., 2004). Tutte le conversazioni sono state registrate, trascritte e codificate. I risultati, in linea con le previsioni degli autori, hanno evidenziato differenze nello stile narrativo di bambini e madri in funzione della sicurezza dell’attaccamento. I bambini con attaccamento sicuro e le loro madri hanno sottolineato gli aspetti valutativi ed emotivi degli eventi quotidiani con maggiore frequenza rispetto ai bambini con un attaccamento insicuro e le loro madri, e hanno anche mostrato uno stile narrativo più coerente e maggiormente collaborativo.

 

L’attaccamento infantile e materno e gli stili narrativi di madre e bambino

Bost e colleghi (2006), a differenza degli studi citati, hanno preso in considerazione anche l’attaccamento materno, oltre a quello infantile: essi hanno condotto uno studio su 90 bambini di età prescolare e le loro madri, il cui obiettivo era quello di analizzare le relazioni tra le rappresentazioni materne dell’attaccamento, la sicurezza dell’attaccamento infantile e gli stili narrativi di madre e bambino valutati nel contesto dei ricordi di esperienze condivise.

L’attaccamento infantile è stato valutato con l’Attachment Q-Sort (Waters, 1995, citato in Bost et al., 2006) mentre le rappresentazioni materne dell’attaccamento sono state valutate con l’Attachment Script Representation Procedure (Waters, Waters, 2006 citato in Bost et al., 2006) che valuta il contenuto e la qualità dello script della base sicura. Gli stili narrativi madre-bambino sono stati valutati attraverso la procedura di Memory Talk (Fivush e Fromhoff, 1988, citato in Bost et al., 2006).

Alle madri è stato chiesto di parlare con il loro bambino di tre eventi che hanno condiviso nel corso dell’anno passato. I risultati di tale studio rivelano che le madri dei bambini sicuri, rispetto a quelli insicuri, discutono con i loro bambini gli eventi condivisi in modo da costruire un racconto dettagliato, elaborativo e carico emotivamente. Inoltre, è emerso che le variabili dell’attaccamento di madre e bambino erano positivamente e significativamente correlate, e gli script della base sicura erano significativamente correlati al numero di riferimenti alle emozioni nei racconti di madre e bambino, nonché alla partecipazione del bambino a tali conversazioni. Tali dati suggeriscono come le rappresentazioni dell’attaccamento influenzino il modo in cui le diadi madre-bambino pensano e discutono contenuti carichi emotivamente relativi agli eventi autobiografici del bambino.

Messaggio pubblicitario Nel 2010 Laible ha condotto un altro studio su 50 bambini di età prescolare, in cui ha voluto analizzare come la sicurezza dell’attaccamento e il clima familiare siano connessi alla qualità dei ricordi tra madre e bambino. Alle madri è stato chiesto di parlare con il proprio bambino di due eventi emotivi passati che li hanno coinvolti, uno in cui ha manifestato un’emozione positiva e uno in cui ha manifestato un’emozione negativa. L’attaccamento è stato valutato tramite l’Attachment Q-Sort (Waters et al., 1985, cittao in Laible, 2010). Le conversazioni madre-bambino sono state codificate in: riferimento alle emozioni, discussione approfondita dell’emozione, cause dell’emozione e validazione dell’emozione, mentre lo stile elaborativo materno è stato codificato utilizzando i criteri che lo stesso Laible ha usato in una ricerca precedente (2004, citato in Laible, 2010).

Relativamente alla relazione tra la sicurezza dell’attaccamento e la qualità dei ricordi tra madre e bambino Laible ha rilevato, coerentemente con gli studi sopra citati, che lo stile elaborativo materno era correlato alla sicurezza dell’attaccamento infantile. Nello specifico, i bambini con attaccamento sicuro avevano madri che erano maggiormente elaborative quando discutevano con i loro figli delle esperienze emotive passate, sia positive che negative, rispetto ai bambini con attaccamento insicuro. Tuttavia l’attaccamento sicuro era principalmente collegato alla discussione delle emozioni durante le conversazioni di eventi negativi: le madri erano più propense a discutere le cause delle emozioni con i propri bambini, le discutevano in maniera più approfondita ed erano più disposte a confermare le esperienze emotive dei loro figli. Tali dati sono coerenti con le idee dei teorici dell’attaccamento, i quali sostengono che un legame di attaccamento sicuro dovrebbe essere caratterizzato dalla condivisione aperta di emozioni negative nella diade (Cassidy, 1994; Laible e Panfile, 2009, citato in Laible, 2010). Nel contesto dei ricordi, la volontà della madre di confermare le esperienze di emozioni negative del bambino, così come la sua volontà di aiutarlo nella comprensione delle cause di tali emozioni probabilmente è una dimensione della sensibilità materna.

 

Conclusioni

Da tale rassegna, dunque, si evince come lo stile narrativo materno e le conversazioni tra madre e bambino su eventi autobiografici varino in funzione della sicurezza dell’attaccamento infantile. Nello specifico le madri sono più elaborative quando ricordano con i bambini che hanno un attaccamento sicuro (Fivush et al., 2002; Laible, 2004; Reese et al., 2003, citato in Fivush et al., 2006), in particolare sugli aspetti emotivi e valutativi degli eventi passati (Farrar et al., 1997; Laible e Thompson, 2000; Newcombe et al., 2004, citato in Fivush et al., 2006).

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