La natura della malattia. Genesi dei motivi del Werther di Mauro Ponzi (2015) Recensione

Il capolavoro di Goethe e la personalità stessa dell'autore sono stati sottoposti ad una rilettura psicologica da parte di Mauro Ponzi - Psicologia

ID Articolo: 116523 - Pubblicato il: 29 dicembre 2015
La natura della malattia. Genesi dei motivi del Werther di Mauro Ponzi (2015) Recensione
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Una profonda rilettura in chiave anche psicologica del capolavoro giovanile di Goethe. Utile anche a comprendere come la mancata conoscenza del contesto può indurre errori di interpretazione.

I dolori del giovane Werther di Goethe costituiscono uno dei capolavori della letteratura occidentale e senz’altro il vertice assoluto del genere “romanzo epistolare”. Partendo da un fatto di cronaca dell’epoca realmente accaduto, Goethe ricostruisce attraverso le lettere disperate scritte dal giovane innamorato Werther, la storia di un amore impossibile verso una donna sposata, che culmina col suicidio dell’innamorato. Quando il romanzo uscì, nel 1774, determinò

un’ebbrezza, una febbre, un’estasi diffusa su tutta la terra abitata: ebbe l’effetto di una scintilla che cada su un barile di polvere e liberi, allargandosi all’improvviso, una terribile massa di forze
(Mann, 1945, pp. 312-3).

Il personaggio di Werther divenne immediatamente un modello per i giovani europei colti, che assumevano il suo atteggiamento malinconico e si struggevano alla ricerca di amori sublimati simili al suo. Si registrò perfino un aumento significativo nel numero dei suicidi.

Goethe, per quanto ovviamente felice per il suo primo travolgente successo internazionale, accolse il wertherismo con profonda perplessità. Il romanzo nasceva, nelle sue intenzioni, piuttosto come un avvertimento, come un testo pedagogico contro il rischio corso da lui stesso dell’autocompiacimento nella disperazione. Evidentemente, però, il Werther coglieva lo spirito del tempo in un modo di cui neanche lo stesso Goethe poteva avere piena coscienza. Come le radici della scrittura goethiana, del resto, traggono linfa da ambiti molto diversi e apparentemente distanti, dalla classicità alla cultura preromantica (e, in quest’ambito, dal pietismo allo Sturm und Drang), anche le sue influenze si irraggiano in direzioni imprevedibili.

Nel giovane Goethe si possono facilmente individuare l’inizio del moderno in termini letterari e anche – se non soprattutto – l’origine della sua componente nichilista e distruttiva
(Ponzi, 2015, p. 25).

Né si può dimenticare la profonda influenza che Goethe avrebbe esercitato sulla psicologia dinamica novecentesca. Freud cita il Faust di continuo nelle sue opere (e, curiosa nemesi, vinse il premio Goethe come scrittore). Jung pare si compiacesse addirittura della leggenda che Goethe fosse suo nonno (per quanto egli dica il contrario in Ricordi, sogni, riflessioni).

 

Il romanzo nasceva, nelle sue intenzioni, piuttosto come un avvertimento, come un testo pedagogico contro il rischio corso da lui stesso dell’autocompiacimento nella disperazione

Messaggio pubblicitario La critica goethiana, per cercare di abbracciare il senso della poetica dell’autore tedesco per eccellenza, è stata costretta spesso a coniare iperboli e metafore di inusitato respiro. Per cogliere l’apertura di significato dei suoi scritti (che sconfina talora con l’ambivalenza), è stata spinta a coniare arditi ossimori: l’espressione offenbare Geheimnisse (segreti manifesti), entrata in circolo negli anni settanta del Novecento, mantiene ancora una sua validità nella sua capacità di descrivere la tendenza di Goethe a velare e a rivelare il proprio intento artistico e il proprio vissuto personale nello stesso tempo (Ponzi, 2015, p. 26).

Jaspers scrisse di Nietzsche che ogni sua idea sembra essere contraddetta da un’altra: di conseguenza non si può essere soddisfatti nell’aver trovato un’affermazione se non si è rinvenuta anche la sua contraddizione (Jaspers, 1936, pp. 29-30). Se questo non può essere ripetuto per Goethe, è vero però che ogni volta che sembra di aver identificato la radice di un suo motivo ispiratore, non si può mai escludere che tale motivo non ne celi un altro, o con esso non conviva, data la straordinaria capacità del poeta di fondere, risemantizzare, ricombinare temi e immagini. Ciò che Ponzi definisce interstestualità è

il principio portante dell’operazione poetica goethiana
(Ponzi, 2015, p. 236).

Del resto il tema più sconvolgente e provocatorio, per l’epoca in cui escono I dolori del giovane Werther, è

l’esaltazione della coincidenza dell’amore con un’immagine patologica del dolore
(Ponzi, 2015, p. 47).

Anche la nascita del Werther, in un certo modo, riflette questa polivocità di fondo. L’opera deriva da una parte la sua ispirazione occasionale, come si è detto, da un fatto di cronaca e viene stesa praticamente di getto, secondo la testimonianza di Goethe in Poesia e verità. Dall’altra il Werther vive un lungo periodo di gestazione e ispirazione; ma soprattutto le sofferenze del protagonista riflettono quelle dell’autore.

Mauro Ponzi segue gli anni che vedono Goethe uscire dall’ambiente allora periferico di Francoforte per trasferirsi a Lipsia, nel 1765 (e in seguito a Strasburgo, nel 1770). Il rampollo di una famiglia bene in vista nella città d’origine diviene un provincialotto grezzo, malvestito e maldestro nel suo nuovo ambiente. Soprattutto

l’eccessiva disinvoltura che, almeno a parole, regnava negli ambienti universitari e culturali di Lipsia a proposito del comportamento sessuale, ebbe l’effetto di sconcertare il giovane studente, che si sentiva estremamente insicuro
(Ponzi, 2015, p. 54).

Goethe reagì mostrando i tratti del disturbo narcisistico di personalità; esibendo, soprattutto nelle lettere alla sorella di questo periodo, un atteggiamento arrogante a compensazione di una possibile ansia di impotenza psicosessuale. Secondo lo psicoanalista Kurt Eissler, Goethe giunse fino alle soglie di un episodio psicotico, in questi anni. Quasi di certo era di natura psicosomatica la malattia che lo ricondusse provvisoriamente al Nest (“nido”, ma anche “spelonca”) di Francoforte. La sfiducia nella classe medica, incapace di comprendere il suo male, è del resto riflessa nell’atroce ironia del finale del Werther, allorché i dottori, al cospetto del protagonista morente,

a ogni buon conto gli fecero un salasso al braccio
(Goethe, 1774, p. 283).

Messaggio pubblicitario Anche gli innamoramenti del giovane Goethe mostrano un evidente carattere narcisistico. In una lettera lo scrittore fornisce un lungo elenco di amiche, delle quali sostiene di essere ugualmente innamorato; così come altrove scrive di non cercare di sedurre una certa ragazza per non comprometterla, quando è evidente che lei accetta la sua corte solo per acquisire un cavalier servente. Né del resto l’ambiente familiare era per Goethe scevro di rapporti problematici. Completamente rifiutante risulta il rapporto col padre (Goethe, fra l’altro, trova interesse a Lipsia per qualunque materia salvo la giurisprudenza che è stato mandato a studiare); del tutto insoddisfacente è il vissuto con la madre (una poesia a lei dedicata usa più di tutte le altre la parola “sebbene”); ricca di fantasie incestuose è invece la relazione con la sorella, come lo stesso Goethe apertamente confessa in Poesia e verità. Ma come le fonti letterarie diverse trovano in Goethe una sintesi piena ed equilibrata, così tutte le figure femminili che popolano la giovinezza di Goethe contribuiscono, in qualche misura, alla genesi del personaggio archetipico di Lotte, di cui restano, filtrati attraverso l’ispirazione del genio, uno spessore e una profondità che raramente la letteratura ha raggiunto.

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Bibliografia

  • Goethe, J.W. von (1774), I dolori del giovane Werther, trad. it. Einaudi, Torino 1998.
  • Jaspers, K. (1936), Nietzsche. Introduzione alla comprensione del suo filosofare, trad. it. Mursia, Milano 1996.
  • Mann, T. (1945), Nobiltà dello spirito, trad. it. Mondadori, Milano 1997.
  • Ponzi, M. (2015), La natura della malattia. Genesi dei motivi del Werther, Aracne, Roma
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